Gender studies: dalla parte dei bambini.

Amore a settembre la nonna ti compra lo zaino nuovo per la scuola. Quale vuoi?
Quello di Spiderman
Ma no quello di Spiderman, vedrei che ne troviamo uno più bello!
Ma io voglio quello di Spiderman!
Vedremo.

Fino ad ora nulla più di questa conversazione tra mia figlia Matilde e mia madre (che si definisce femminista, evidentemente non praticante) aveva confermato la mia convinzione che viviamo nell’era della cruenta Restaurazione post-femminista. Prima c’era la consapevolezza di non poter scegliere adesso no: in fondo tutte le veline sono studentesse universitarie no?

Poi l’emergenza gender che già messa così evoca uno scenario apocalittico da invasione aliena, la scelta anche fonetica delle parole (gender e non genere che pure è la traduzione perfetta) manda influenti messaggi subliminali ma forse sono io troppo fantasiosa.

Comunque la violenza e la bruttura anche formale del volantino che mi sono ritrovata nella buca delle lettere (prodotto da un Comitato Genitori locale) e del puntuale comunicato rimbalzato su Whatsapp in tutte le chat di mamme mi hanno svegliata da un pericoloso torpore e dalla passiva accettazione di ciò che ci circonda.

D’altronde che sia più facile essere schiavi che essere liberi non è una novità.

Non condivido l’idea che l’amore sia l’unico ingrediente che conti nel rapporto di coppia come nel rapporto con i figli. Questa mia conclusione la considero un contributo importante della mia parte razionale, ebbene sì anche io pur rientrando perfettamente nel mio ruolo di genere (ho la lacrima facile, traspiro emotività, amo i cuccioli e i film romantici a lieto fine) ho (a tratti) pensieri razionali.

Ed è a questi che mi sono rivolta per comprendere quanto sta accadendo o almeno per provarci nonostante tutti i miei limiti, in fondo non è facile difendersi dal terrorismo psicologico perché ha la più invincibile di tutte le armi: l’ignoranza.

È più immediato leggere un messaggio su Whatsapp che le 68 pagine delle Linee Guida dell’OMS che invece meriterebbero molta attenzione dal momento che tutto il resto è propaganda e strumentalizzazione (che tra l’altro è scatenata da decreti di legge in discussione al Parlamento non strettamente correlati alle Linee Guida dell’OMS). Il problema è infatti capire bene di cosa stiamo parlando: di un nuovo approccio all’educazione sessuale nelle scuole che promuova una visione più ampia e serena dell’affettività e non solo la conoscenza di aspetti negativi (malattie e gravidanze indesiderate), degli studi di genere (gender studies), dei diritti civili alle coppie omosessuali, della difesa della famiglia tradizionale? Il trionfo della confusione tra parità e uguaglianza o negazione dei sessi, genere, identità e ruoli sociali, educazione alla conoscenza di sé e pratica del sesso e in effetti su qualsiasi altra cosa che possa generare fraintendimento e sconcerto. E poi abbiamo il coraggio di dire che i nostri figli potrebbero sentirsi confusi, siamo noi i primi ad esserlo! Tuttavia per crescere è indispensabile porsi tante domande e cercare il modo migliore per dare una risposta etica alla complessità. Le certezze dogmatiche sono un grosso ostacolo a questa ricerca.

Non è della mia libertà che mi preoccupo, rivendico quella dei miei figli ma soprattutto di quei loro compagni di scuola che provengono da culture nelle quali la diversità biologica maschio/femmina equivale ancora alla differenza tra superiore ed inferiore. Questo per me è il presupposto fondamentale per difendere i nostri figli.

La paura è una pessima compagna di strada ma certo è un sentimento che ogni genitore prova. Di paure in questi giorni ne ho lette tante, decisamente troppe. Tra le più singolari a mio avviso quella che si voglia subdolamente veicolare una fantomatica ideologia gender (che ideologia non è ma che secondo chi ha coniato questo termine si fonderebbe da un lato sull’annullamento delle differenze di genere e dall’altro sul trionfo dell’omosessualità, come poi le due cose si concilino non mi è chiaro). Quando ai miei tempi i corsi di Educazione Sessuale venivano a tenerli delle ferventi credenti dei consultori cattolici non ricordo altrettanti tumulti di piazza. E in quel caso si trattava senza dubbio di ideologia.

Ho letto anche degli slogan del tipo una famiglia come Dio comanda con sotto la sacra triade madre, padre e figlioletto. Non ho famigliarità con i comandi divini ma mi piace pensare che un Dio (e Dio non può che essere saggio) esprima nella figura del figlio prima ancora dell’amore la perfetta parità dei genitori. Una parità (non uguaglianza) che nella mia vita sento alla base della realizzazione di qualsiasi rapporto di coppia. È per questo che trovo così importanti gli studi gender, perché parlano di parità e uguali opportunità di essere diversi.

Nel mio mondo ideale il magnifico dono di un figlio dovrebbe essere una conquista di merito (e mi spingo ad aggiungere che questo dovrebbe essere l’unico discriminante) ma si sa che la Dea Bendata vuol sempre essere protagonista. Nel mio mondo reale cerco di compensare la Fortuna con il merito.

A tal proposito visto che le riflessioni sono niente senza un risvolto concreto ho deciso che se mia madre non se la sente, lo zaino di Spiderman a Matilde a settembre lo compro io.