I non-segreti della Social-piazza

La grandissima diffusione dei social pone interrogativi anche a livello genitoriale: come e cosa pubblicare on line? Less is more è un’ottima sintesi!

Genitori e social: cosa vuol dire oggi pubblicare online?

Sei una di quelle persone che amano iscrivere o dipingere sui muri del quartiere qualcosa di sconveniente? Tipo le corna che la moglie del panettiere mette al marito, le tue abitudini sessuali, una riproduzione 100:1 del tuo fallo o l’effige “il megadirettore è uno str….”, come nel classico fantozziano?

Sei abituato a lasciare in giro per casa tracce di liquidi corporei di ambigua provenienza, biancheria osè, tessere bancomat con il codice PIN inciso sopra, senza curarti se i tuoi familiari, furiosi con te dopo una lite, o magari gli infidi amici dei tuoi figli, possano appropriarsene e ritorcerti tutto contro?

Non hai problemi ad affacciarti nudo alla finestra anche se abiti in pieno centro, con vista cupola di San Pietro e di fronte a casa tua si erge l’edificio della Casa Generalizia delle Beate Vergini del Carmelo?

Se lo sei, allora questo post non fa per te!

In caso contrario, tieni conto che tutto ciò di privato che farai transitare da internet è soggetto a quella stessa, tragica fine.

Qualcuno ti ha raccontato che il tuo profilo di Facebook è “solo tuo”, “un diario”, qualcosa di personale in cui puoi dare libero sfogo a tutto quel che ritieni. E così per tutti gli altri social. Whatsapp? Solo messaggi privati, nulla che possa mettere a rischio la tua privacy.

Niente di più sbagliato.

I social network sono di proprietà dei loro proprietari, non tua. Non serve appellarti a fantomatiche normative che tutelino i tuoi contenuti: su di essi, perdi i diritti un istante dopo aver battuto “invio” sulla tastiera. Certo, diffondere immagini personali non autorizzate è un fatto grave… ma credersi al sicuro, solo perché “ho postato sul mio profilo con la privacy impostata”… beh, è più che puerile. Lo stesso valga per ciò che viaggia via Whatsapp: l’esperienza recente deve averci insegnato che, se viene meno quel grammo di buonsenso del destinatario dei nostri file privati, l’esito virale non può mai essere escluso e lì, ragazzi, cominciano i guai seri.

Non ne voglio fare un discorso legale di tutela dell’immagine. Ne voglio fare un discorso personale di tutela delle proprie cose, non solo nell’interesse dei tuoi cari, ma all’occorrenza anche dai tuoi cari. Tuo figlio, tra qualche anno, potrebbe venire in possesso delle tue fotografie mentre pratichi discutibili attività in compagnia di uno stambecco dello Stelvio, indossando un cappello da alpino… ci tieni ad evitarlo? NON POSTARLO. MAI. DA NESSUNA PARTE.

Dobbiamo fare una scelta. Se intendiamo mettere nome e cognome su tutto ciò che di nostro circola on line, dobbiamo fare estrema attenzione. Evitare commenti che dal vivo non faremmo mai su persone realmente esistenti. Non raccontare, della nostra vita intima, più di quanto non racconteremmo a cena con dei semplici conoscenti. Limitare le immagini a quelle consentite dalla legge, dalla nostra personale morale e dal potenziale pubblico ludibrio che investirebbe mogli, mariti, figli, genitori. Se poi viviamo una vita ambigua, se siamo pieni di segreti, se costantemente dovremmo stare in un luogo “X” ma invece stiamo altrove e in giro non si deve sapere, un social network non ce lo potremmo proprio permettere: cancelliamoci.

Ho aperto il primo blog nel 2003, anonimo, ma presto ho iniziato a scrivere di me. Ho dato la possibilità a chi volesse conoscermi di persona di farlo – e mi porto da allora molti amici, alcuni tra i migliori che ho. Dal dato momento in cui la tua persona diviene riconoscibile, devi contenere ciò che esterni.

Internet è una piazza. Se custodiamo qualcosa, non lo portiamo di certo in piazza alla mercè di tutti. Se vogliamo portare segreti in piazza, abbiamo almeno l’accortezza di metterci una felpa con cappuccio pesante per evitare che i vecchietti del bar ci riconoscano. Pubblichiamo da anonimi. Non per fare qualcosa di grave o di scorretto, perché in tal caso ci beccheranno comunque (i vecchietti del bar, se allertati, sono meglio della STASI); semplicemente, per andare da una parte senza che si sappia troppo in giro.

Eviteremo fastidiosi tag.