Giornata Mondiale della Prematurità

Secondo le stime dell’OMS nel mondo, all’anno, 1 bambino su 10 nasce pre termine ossia prima della 37 settimana di gravidanza, circa 15 milioni di bambini in termini quantitativi. Un numero impressionante destinato a salire di anno in anno.
Fattori di rischio come l’ età avanzata della madre (oltre i 38 anni), malattie legate alla gravidanza (diabete gestazionale, preeclampsia, infezioni) assunzione di alcol, di fumo o droghe etc. possono quasi sicuramente portare ad una nascita pretermine.
Poi c’è una grossa fetta di prematuri che durante una gravidanza fisiologica, inaspettatamente e senza troppi preamboli, decide che è arrivato il momento di conoscere mamma e papà.

Giornata Mondiale della Prematurità
Il mio Leonardo fa parte di questi piccoli frettolosi troppo smaniosi di venire al mondo.
Ho trascorso una gravidanza serena con lui, sempre a riposo e senza nessun particolare problema di salute: analisi del sangue perfette, pressione arteriosa perfetta, glicemia da manuale, visite di controllo passate a pieni voti; eppure giunta alla 32 settimana di gravidanza e durante le feste natalizie il mio corpo ha cominciato a mandarmi segnali inequivocabili che qualcosa non stava andando nel verso giusto.
Il 28 dicembre 2010 mi sveglio con contrazioni di Braxton Hicks un po’ troppo intense e ravvicinate per essere solo quelle di “preparazione al parto”, ma ció che mi ha fatto scattare come una molla sono state le tracce di sangue che ho trovato sulla carta igienica. Dopo aver chiamato il marito al lavoro che si è precipitato come una furia, mi sono fatta accompagnare al pronto soccorso ostetrico; ma una volta arrivata in ospedale tutto magicamente è sparito: sangue non pervenuto, contrazioni deboli, collo dell’utero chiuso . Il dottore di turno mi liquida con un “stia a riposo e prenda Buscopan se le ritornano i dolori”; ritorno a casa con la coda tra le gambe, possibile che mi sia sognata tutto?
Ma le sensazioni di una mamma non si devono mai contraddire e infatti nella giornata le contrazioni ritornano e si fanno sempre più intense fino a notte fonda quando ormai contavo una contrazione ogni 7 minuti.
Altro giro al pronto soccorso ostetrico dove la musica cambia: collo raccorciato del 70% e 1 cm di dilatazione, immediato ricovero, tracciato e terapia cortisonica nel giro di un’ora.
Dopo mi sono stati iniettati farmaci per inibire le contrazioni con la speranza che si arrestassero in breve tempo.
Ho trascorso due giorni in balia di contrazioni che andavano e venivano, paura di quello che poteva succedere al bambino se fosse nato, incollata al monitoraggio e alle flebo di paracetamolo e vasusuprina.
Finché nella notte del 31 dicembre i dolori si fanno di nuovo intensi e ravvicinati; il marito che mi faceva compagnia ha passato tutta la notte a segnare sulla prima pagina della settimana enigmistica (conservata come un cimelio storico) gli orari delle contrazioni. È stata la notte più lunga della mia vita, l’ostetrica di turno non voleva peggiorare la situazione ed ha evitato la visita interna, al cambio turno del mattino però non ne potevo più e ho implorato che qualcuno mi visitasse. 4 cm… Ero già di 4 cm!
Leonardo è nato dopo 2 ore di un travaglio (o meglio di quel che rimaneva del travaglio) velocissimo e senza analgesia, rosa e con due bei polmoni già pronti ad espandersi e a riempirsi di ossigeno. Si è meritato un bel 9 nell’indice Apgar e un peso notevole di 2,280 kg: niente male per un prematuro.
L’ho potuto vedere e stringere solo un paio di minuti prima che lo portassero in neonatologia patologica dove è rimasto per 20 lunghissimi giorni. Nonostante un parto perfetto Leonardo era pur sempre un nato pretermine e i problemi sono arrivati dopo poco: un calo abbastanza importante del peso (è arrivato a pesare meno di 1,9 kg) ittero, ipoglicemia, ipotermia e problema non trascurabile, la totale mancanza del riflesso di suzione (in utero il riflesso si sviluppa a partire dalla 35 settimana di gravidanza). Ciò ha comportato l’impossibilità sia dell’ allattamento al seno sia di quello con il biberon perché la sua debolezza non gli permetteva di stare sveglio durante le poppate e di imparare a succhiare. Cosi dopo 3 giorni di tentativi falliti gli è stato inserito il gavage, un sondino naso gastrico che gli avrebbe permesso di nutrirsi correttamente onde evitare denutrizione e un’ ulteriore diminuzione di peso. Vederlo con quel sondino nel naso è stato un pugno dritto nello stomaco, un fallimento per me, non potevo non piangere ogni volta che lo prendevo in braccio e quel maledetto tubo impediva ogni movimento. Avrei voluto infondergli un po’ della mia forza per farlo star sveglio durante le poppate, ma l’unica cosa che potevo fare era tirarmi il latte ogni 3 ore e massaggiargli le guance per stimolare il riflesso.
Per 20 giorni ci siamo divisi tra casa e ospedale, 2 volte al giorno, mattino e sera nel gelo di gennaio; dargli la buonanotte e lasciarlo al nido era il momento più straziante della giornata. Nell’anticamera del nido dove ci cambiavamo,non osavamo dirci una parola e non ci guardavamo negli occhi per timore di scoppiare in lacrime e a testa bassa ci portavamo il nostro cuore pesante a casa, quella casa ormai pronta ad accoglierlo.

Nell’ultima settimana di ricovero finalmente Leonardo ha imparato a succhiare dal biberon e ad aumentare sempre più di peso fino a raggiungere il peso della nascita, questo poteva solo significare che era giunto il momento di abbandonare il nido ospedaliero e di incominciare la nostra vita a 3 nel più morbido e confortevole nido familiare.
Leonardo non ha mai avuto altri problemi di salute, la sua crescita ha rispettato i tempi da prematuro ma le tappe fondamentali le ha concluse in tempi più che accettabili.
Ora ha 4 anni e pesa 19 kg per 105 cm di altezza ed è perfettamente al pari di un suo coetaneo nato a termine. L’unico problema è un lieve ritardo nel linguaggio migliorabile con le sedute di logopedia; per il resto è sveglio, ingegnoso, curioso e chiacchierone, si ricorda tutto di tutti e non te la perdona se gli fai uno sgarbo.
Non abbiamo conosciuto il dolore e la speranza che si prendono a braccetto nella TIN, non lo abbiamo visto da un vetro combattere per sopravvivere, non abbiamo mai sobbalzato sulla sedia ad ogni squillo di telefono, ma abbiamo pianto e sorriso per ogni suo piccolo progresso, l’abbiamo scaldato e coccolato con tutto il calore che il nostro corpo poteva emanare, gli abbiamo dato l’unico nome che poteva calzargli a pennello: Leonardo “forte come un leone” perchè lui è stato ed è forte, più della mamma tanto da darle sempre il coraggio di non abbattersi con una pura e semplice carezza.
Il mio pensiero va a tutte le famiglie che ogni giorno trovano il coraggio negli occhi nelle piccole mani e nei piccoli piedi dei loro guerrieri, perchè non c’è cura migliore di quella pura e semplice carezza.

Daniela Rebuffo

 

Giornata Mondiale della Prematurità – Lunedì 17 novembre 2014

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