Gli anni del maiale

Gli anni del maiale.

No, no, l’oroscopo non c’entra nulla.
Il maiale in questione è, sembra brutale dirlo, ma corrisponde a verità, vostro figlio.
E no, non mi riferisco alle deiezioni contenute o contenibili in apposito pannolino o ciripà, bensì alla quantità di nefandezza che il frutto del nostro seno è capace di spargere nell’ambiente in cui vive.

Dopo la fase in cui il fantolino ha in comune col maialetto solo il colore roseo e la ciccetta sulle cosce, si passa, senza che nessuno ci avvisi che stiamo passando una frontiera di non ritorno, nell’era del maiale vera e propria.

Che tu ti dici: va beh, lo sto svezzando e ben venga la curiosità tattile e blablabla, ma vedrai che, per esempio, questo schifo immondo sotto la sua sedia sarà destinato a durare ben poco, poi crescerà e…

E niente.
Lo schifo immondo è ancora lì! Non c’è colazione, pranzo o cena che lo spazio a terra vicino alle sedie dei miei figli (di 6 e 8 anni, ricordiamolo) non sia paragonabile ad un recinto dei maiali. A casa nostra si chiama proprio così: amore prendimi la scopa che devo pulire il recinto. Una soddisfazione che non vi dico.

Nel campionato mondiale della produzione briciole i miei figli sarebbero sul podio, temo entrambi.
Non parliamo proprio di quello della macchia selvaggia sulla maglietta. Anzi no, parliamone.

Se avevate pensato che la fase della lavatrice quotidiana si potesse esaurire con l’imparare a mangiare da solo da parte dell’infante, sappiate che vi siete illusi, ma di brutto pure.

Dalla non capacità di coordinazione del bambino piccolo, si passa prima al bambino indifferente al problema (tanto c’è mamma che lava) e poi al bambino distratto (che pensa a mille cose mentre mangia e non centra la bocca con la forchetta), il risultato però è sempre lo stesso: il bavaglino prima e i vestiti poi (quando non puoi proprio più proporgli il bavaglino) sembrano un quadro di Mondrian. Per non parlare delle tovaglie: l’ultima frontiera del Dixan.

Dopo la prima fase di accettazione, che vabbeh sono piccoli, cresceranno, la Fra è passata alla fase di sclero totale (una cosa alla Ade arrabbiato, se avete visto “Hercules” sapete di cosa parlo) e poi allo scazzo diffuso, un sentimento assimilabile alla scoglionata rassegnazione.

Quello che non è chiaro alla Fra, in tutto questo, è in che punto unico e irripetibile dell’evoluzione figliesca lei e il Marito Paziente abbiano perso uno step fondamentale per introdurre un comando di sistema che contenesse il concetto di ordine, in tutte le varie accezioni, all’interno del cervello della progenie.

Attualmente sto utilizzando le maniere forti: li metto al lavoro con il sapone su tovaglie, magliette, pavimenti sporchi, così che si rendano conto.

Chissà forse un giorno una delle nuore mi ringrazierà…

…Ok, non esageriamo: forse mi concederà qualche attenuante 😉 .

 

Sappiate che nessun bambino è stato maltrattato né prima né dopo né durante la stesura di questo post 😉 😀