I Patati, la televisione e le nostre scelte familiari

La televisione, croce e delizia di ogni genitore: vediamo come, con opportuni accorgimenti e scelte, può diventare protagonista di momenti dedicati a tutta la famiglia

La tv fa davvero male? È davvero, sempre, quel mostro azzera rapporti sociali che ci viene dipinto? Va evitata come la peste o permessa in libertà?

Come figlia, all’epoca, la apprezzavo molto, ovviamente: erano i tempi dei primi cartoni animati giapponesi e quel mondo di eroine o bambine più o meno magiche mi affascinava tantissimo. Interi pomeriggi a dividersi tra l’aspirazione ad essere una futura donna tosta che sapeva tener testa agli uomini e alla vita e quella di essere invece la donna da proteggere, la principessa.

Come madre, rendendomi conto che il contenuto televisivo era stato decisamente più sdoganato e neanche i cartoni animati erano più quelli di una volta (e no, per le bimbe degli anni 80 i cartoni animati non saranno mai quelli di una volta, temo), mi sono posta decisamente più di qualche domanda.

È ancora il caso di lasciare che i bambini abbiano un rapporto spontaneo con la televisione?
Entro quali limiti si può (o si deve?) circoscrivere questo rapporto?
Posso trasformare la curiosità dei miei figli rispetto alle infinite possibilità offerte oggi dalla tv, in qualcosa di formativo, interessante e stimolante?

Il primo vero banco di prova sull’argomento lo affrontai nei primi periodi da expat, quando mi resi conto che la televisione, tra le altre cose, poteva offrire a me e ai bambini un aiuto concreto e veloce nell’imparare una lingua che di fatto ci era quasi del tutto sconosciuta. Era un aspetto che mai avevo considerato e fu una piacevole sorpresa. Poi sono arrivati i documentari e ai Patati si è aperto, letteralmente, un mondo.

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Da allora i miei spigoli si sono smussati parecchio e ma ho mantenuto alcune regole:

  1. La tv non è un riempitivo per i momenti di noia.
    Non ha alcun senso passare del tempo a vedere cose che non ci interessano e conseguentemente non ci danno stimoli. Al di fuori di ciò che può essere accrescimento o divertimento, la tv resta spenta.
  2. La tv non è un premio.
    Trovo sia più sano che ci sia una quotidianità piuttosto che un’eccezionalità (proprio per non creare il desiderio da mancanza)
  3. La tv non è una priorità, né deve diventarlo.
    Deve esserci sempre una scala di priorità e ovviamente vengono prima le incombenze scolastiche, gli impegni presi o i compiti da svolgere in casa.
  4. Ogni programma è un caso a sé.
    Ci sono cose che i bambini possono vedere da soli, altre che non possono vedere affatto, altre ancora che voglio vedano insieme a noi adulti. Nessuno meglio di un genitore conosce l’emotività e la maturità dei propri figli: per questo, ogni film o tipologia di cartone animato viene prima vagliato dal contingente adulto di casa, con giudizio insindacabile.
  5. Non si vede tv durante i pasti.
    Il momento del pasto è un momento in cui ci si racconta la giornata e si parla, al massimo sentiamo musica e (noi adulti) ne spieghiamo i testi. L’unica deroga è la serata “pizza&cinema” in cui mangiamo la buonissima pizza fatta dal papà e ci vediamo un bel film tutti insieme sul divano.

Al di fuori di queste regole c’è una certa libertà, non sono il tipo che mette il timer né che vieta per principio, mi baso sul buon senso come immagino molti altri genitori: non più di un tot di tempo al giorno (che varia da giorno a giorno) ma se devo lavorare o fare qualcosa di importante, sforo sui tempi (ché una mezzora in più di televisione non ha mai ucciso nessuno, suvvia!)

Con questa base, si capisce come, al ritorno dalla nostra esperienza expat, ci sia stata da fare una scelta: se da una parte abbiamo lasciato molta libertà rispetto ai programmi in lingua (che ci servono proprio per mantenere una continuità linguistica), dall’altra abbiamo deciso di essere molto più selettivi rispetto alla tv in Italiano.
Dopo aver vagliato un po’ tutte le opzioni, abbiamo scelto Premium Online perché ci consente, tra le altre cose, con un solo abbonamento, di rendere autonomi e far felici tutti i componenti della famiglia.
Il suo punto di forza, infatti, è la possibilità di connettere, uno alla volta, fino a 5 dispositivi (smart tv, smartphone, tablet, console, pc, mac… insomma la scelta è ampia!) e c’è bisogno solamente di una connessione internet, quindi nessun decoder o antenna! Questo significa che posso vedere il mio film, o la serie tv, preferiti praticamente ovunque (e no, evitiamo facili battute: sono una mamma e si sa che le mamme non hanno diritto di stare in bagno più di mezzo minuto netto)!

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Se separatamente adulti e bimbi vedono la televisione in orari e con programmi diversi (anche per semplici incastri temporali, purtroppo), nella Tana abbiamo fissato un nostro momento cinema in famiglia, la famosa serata pizza&cinema: per prima cosa scegliamo il film (con l’offerta “serie TV+Infinity +Cinema, quella su cui ci siamo orientati noi, oltre ai canali premium, c’è un catalogo on-demand con più di 8000 titoli, tra film, cartoni animati e serie TV, quindi direi che c’è veramente il proverbiale imbarazzo della scelta!) insieme ai Patati che ormai sono abbastanza grandi da avere voce in capitolo, proseguiamo tra apparecchiature varie finché poi tutti insieme, stretti stretti còre a còre, ci godiamo il film e la cena… l’ultimo film che ci ha raggruppato sul divano, per esempio, è stato quello dei Minions, che i bimbi volevano vedere da un sacco di tempo (non so da voi, ma nelle scuole, qui, siamo ancora in pieno delirio giallo!): tra risate e (pessime) imitazioni delle voci dei protagonisti da parte del contingente adulto (del resto se non faccio la doppiatrice un motivo ci sarà) la serata è volata via e i bimbi sono andati a letto contentissimi!

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Nella Tana la tv è anche questo momento di coccola e condivisione e allo stesso tempo di confronto e riflessione su cosa ci rimane di ciò che abbiamo visto e sulle emozioni che ci ha dato. Un ponte tra noi grandi e i bambini, per scoprire punti di contatto e nuovi punti di partenza, in comune o in solitaria… come (e soprattutto… perché?) rinunciarci?