Il “bon ton” dei regali di natale

Iniziamo col dire che, ovviamente, il regalo di Natale dovrebbe essere un piacere da fare e non una pena da scontare, ovvero che, al regalo tanto per farlo, senza un pensiero dietro, è spesso preferibile il nulla.
Questo per non riempire le case altrui di roba inutile e per non rischiare l’ovvia vendetta dell’anno successivo: chi di ciarpame ferisce, di ciarpame perisce, si sa.

Non avete scuse: il regalo va pensato e anche con un certo anticipo. Anni di esperienza come venditrice nei mercatini dell’artigianato mi hanno insegnato che il Natale inizia ad agosto (giuro: ho venduto più presepi, decorazioni e regalini a Sboronia, località marina, ad agosto che a PiccolaBetlemme a dicembre), quindi iniziate per tempo quantomeno a fissare il tipo di regalo per le persone cui tenete di più. Non c’è nulla di più brutto, e si vede, di un regalo comprato senza pensare e di fretta.

Detto questo, il regalo, sembra inutile dirlo ma repetita iuvant, dovrebbe essere adatto a chi lo riceve: è inutile regalare un libro a chi non ama la lettura, o un attrezzo da cucina a chi odia cucinare e via di seguito. Si presuppone che se ci si scambia il regalo a Natale ci si conosca quel tanto da poter evitare simili errori.
All’amica che ama creare cose fatte a mano potreste regalare un libro per prendere spunti o del materiale che siete plausibilmente certe che adopererà. Al collezionista un presepe particolare, all’amico nerd dei fumetti un buono acquisto nella fumetteria più fornita della vostra zona, e via seguendo questa logica.
Nella vostra scelta siate anche pratici, però: è inutile regalare un gigantesco ficus a chi vive in 50 mq, anche se adora le piante e ha un pollice verde che a confronto Neville Paciock è Voldemort (sì sì lo so, sopportatemi, mi viene proprio naturale).

Chiariamo poi che ci sono tipologie di regali assolutamente da non fare:
– biancheria, a meno che non sia strettamente per la casa (canovacci, tovaglie, etc). La biancheria personale è fuori questione, ce la si compra da soli (eddai su, sai che brutto ricevere un paio di mutande o dei calzini, anche se da tua madre?). Anche nell’ambito della biancheria della casa state comunque attenti: regalare asciugamani ha senso solo se sono particolari o tipo ricamati a mano, altrimenti sembra un invito ad usarli e francamente non è una cosa proprio carina, anche se si è in confidenza.
– vestiti. Anche in questo caso, se non siete certi del gusto e soprattutto della taglia, evitate. Sì è vero, ormai si può cambiare tutto, ma quanto è brutto provarsi una cosa che ci piace e scoprire che magari è troppo grande o peggio ancora piccola (come distruggere l’autostima in mezzo secondo netto!), senza contare che non è detto che anche cambiandola si trovi la taglia giusta. Quindi, se non andate sul sicuro, evitate assolutamente.
– profumi. Sugli odori e sulla percezione degli stessi ognuno di noi ha le sue caratteristiche. I profumi vanno sempre prima provati sulla pelle della persona cui sono destinati: lo stesso profumo ha odori diversi a seconda di chi lo indossa, è una questione di ph, credo. Vista la diversa persistenza dell’odore, regalate sempre Eau de Toilette (questo perché l’Eau de Parfum è molto più forte e duraturo e può dare fastidio anche se la profumazione in sé piace). Quindi profumo sì, ma solo se sapete che quella persona lo conosce già e le piace e comunque sempre Eau de Toilette. Altrimenti ripiegate su altro.
Diciamo quindi che abbiamo fissato delle semplicissime linee guida su cosa regalare e cosa non regalare ad amici, parenti e parenti stretti.
Tuttavia è bene considerare una serie di regali “neutri”, onde evitare di trovarsi in imbarazzo nel ricevere un dono non previsto e non sapere come ricambiare (tipo la zia che in 30 anni di vita non vi ha mai fatto un regalo e improvvisamente decide di interrompere il trend).
La cosa bella dei regali neutri è che possono, in genere, essere riciclati se non trovano un destinatario nell’immediato.
Parliamo, per esempio, di cioccolatini (sceglietene di qualità e senza gusti particolari, alla peggio ve li mangerete voi di casa), libri di narrativa (evitate thriller o argomenti specifici e scegliete un libro che a voi farebbe piacere leggere, così se anche vi rimanesse sarebbe solo una bella occasione in più per leggere), prodotti alimentari “particolari” (le conserve fatte a mano da voi – occhio al botulino però!- oppure comprate in negozi bio, riscuotono sempre un discreto successo con chiunque).

Ricevere o fare un regalo è una cosa che può creare diversi tipi di imbarazzo: un buon metodo, in assoluto, per evitare che questa cosa accada è quello di scriversi i doni fatti e quelli ricevuti, anno per anno. I più maligni davanti ad una cosa del genere pensano che si voglia fare un confronto tra entrate e uscite. In realtà una cosa del genere ti mette al riparo dal regalare lo stesso tipo di oggetto per tre anni di seguito alla stessa persona e di riproporre un oggetto analogo a quello ricevuto l’anno prima dalla persona cui lo state regalando (che a quel punto potrebbe anche offendersi e pensare “vedi, vuole dimostrare che ha più gusto di me”). Fatevi delle liste e conservatele per tipo 3 anni: dopo, il conto regali può essere azzerato.

Se nonostante tutto questo siete costretti (e voglio ben sperare che lo siate) a riciclare un regalo ricevuto (orrore e raccapriccio: non si fa!!!), mi raccomando, almeno controllate bene che nelle pieghe dell’incarto non ci sia un bigliettino o che non ci siano scritte da qualche parte anche nascosta (far trovare un biglietto del tipo “ad Ermenegildo e Annapierpaola con affetto”, quando i vostri amici si chiamano Luca e Simona non vi garantirà alcun punto sulla “buoni amici card”, sappiatelo).

I regali brutti, possono essere brutti in assoluto oppure non incontrare i nostri gusti. In genere i primi vanno ad arricchire le pesche di beneficienza parrocchiali, mentre i secondi vengono archiviati alla voce “sì bello, magari pure di valore, ma con casa mia non c’entra un tubo”. In questo caso, e solo se si è conservato l’incarto originale e il tutto è in condizione perfetta, possiamo farne dono. Il riciclo, in questo caso, può essere giustificato se, e solo se, sappiamo che quel tipo specifico di oggetti o quella marca in particolare sono amati dalla persona cui vogliamo farne dono. La cosa migliore sarebbe regalarli a prescindere, senza “travestirli” da regali di Natale. Altrimenti valgono le regole di cui sopra.

Ultima cosa: i pacchetti.
Il pacchetto è concettualmente la personalizzazione del vostro dono: a meno che non regaliate qualcosa di fatto a mano da voi, l’incarto è l’unica occasione in cui potete esprimere un pensiero particolare, una non-banalità.
Personalmente trovo le buste con le griffe o il nome del negozio (quelle che ormai si sono diffuse tanto perché permettono alle commesse di farvi un pacchetto in 3 secondi netti, compresa coccarda) di una cafoneria pazzesca: se il regalo è fatto con l’intenzione di fare una sorpresa (e lo scopo di un regalo dovrebbe essere quello), questa verrà disattesa a priori e l’unico effetto che si avrà è di mostrarsi fighi perché avete scelto un negozio alla moda o l’accessorio della marca del momento. Sappiate che non siete fighi, state ostentando qualcosa e basta. Quindi togliete la busta griffata e confezionate il regalo con carta e nastro.

Per fare bei pacchetti non c’è bisogno di carte pregiatissime o fiocchi superultramegawow che un metro vi costa un rene: ho visto pacchetti deliziosi fatti con giornale o carta da pacchi, fili di lana rossi e pignette. Basta un po’ di fantasia!
Se proprio non ne avete, incartate comunque il regalo con carta e nastro: strappare la carta ci fa tornare bambini e piace a tutti, aprire una busta spillettata è squallidino e non dà nessuna soddisfazione.
Quando confezionate un regalo non fatevi prendere la mano con nastri, washi-tape (ce ne sono di bellissimi!), perforatrici (nel caso le usiate ovviamente andate su soggetti natalizi, altrimenti ha ben poco senso), brillocchetti vari: la confezione deve essere adeguata al regalo che contiene e, se il regalo è un braccialetto tipo da 5€, rischiate che il destinatario si chieda, legittimamente, se il regalo fosse in realtà la confezione e non il braccialetto.
La confezione è molto importante, sempre, ma deve essere coerente e ben fatta. Non mettetevi a fare esperimenti in tal senso la sera della vigilia: il risultato potrebbe essere buono ma anche disastroso e non avreste il tempo di recuperare.

Una buona regola è quella di accompagnare il regalo con un bigliettino: vi permette di individuare il pacchetto tra i tanti (immaginate le riunioni familiari della sera della vigilia!) ed è un pensiero carino per chi lo riceve.
Evitate la banale formula “buon natale e felice anno nuovo” che fa tanto biglietto prestampato: prendetevi il tempo di scrivere un pensiero per la persona cui state facendo un regalo, fate in modo che sia un pensiero su qualcosa che vi lega, sull’anno che è passato e fate degli auguri per i suoi progetti futuri di cui siete a conoscenza.

Insomma un regalo di Natale è uno dei modi che abbiamo per coccolare le persone che fanno parte della nostra vita e come tale va vissuto: il dono, la confezione, il biglietto, tutto deve esprimere il rapporto che vi lega a quella persona e la cosa deve essere evidente soprattutto a chi lo riceve!

Spero di esservi stata utile!
Buona scelta, impacchettamento e scrittura!

@cescar76