Il delirio del gestire gli impegni dei figli

Settembre è il mese in cui ogni genitore deve capire come cavarsela nei mesi successivi nel far quadrare tutto e soprattutto nel gestire gli impegni dei figli

Utopicamente, ogni anno a settembre, pensi che basti un minimo di organizzazione per far quadrare tutto.
La realtà è invece che con settembre inizia il tetris mentale e umano per conciliare tutto. Il mese forse più stancante in assoluto (ancora di più se durante l’estate hai lavorato come un elfo domestico), soprattutto nel gestire gli impegni dei figli.

Il padre dei miei figli, (che non è quasi più) marito (ma resta pur sempre) paziente, lavora a turni, non tabellati su base mensile.
Io attualmente mi barcameno tra la gestione di una parte di Instamamme e un’attività craft che vorrei far crescere. E sto cercando un lavoro “alimentare”, come direbbe la Spora.

Ne consegue che fissati gli impegni figlieschi, si scopre praticamente giorno per giorno come gestirli: chi li porta a scuola, chi li riprende, chi li segue nei compiti e soprattutto chi ha l’incombenza di portarli/riprenderli da attività extrascolastiche o ludiche o sociali. A volte uno di noi li porta e l’altro li riporta a casa.

A complicare le cose è sempre lì pronto l’imprevisto: un allenamento che salta, o che viene anticipato, o che viene prolungato, una gara, una partita; un turno di lavoro che si allunga o che cambia il giorno prima (sad true story), una scadenza non calcolata per tempo, un mercatino proposto con poco anticipo, un lavoro su commissione, uno tra noi grandi che si ammala o comunque non sta bene.

Mettere insieme tutto è spesso complicatissimo, soprattutto perché tutto questo è solo parte della giornata: resta da preparare i pasti, pulire, fare lavatrici, stirare, occuparsi del cane. E resta, almeno per me, da conciliare tutto questo con non uno ma due lavori diversi che si svolgono, di fatto, in casa (con tutte le difficoltà del caso). Le variabili di sistema aumentano in tempo reale e in maniera esponenziale.

Resta anche il fatto che anche noi grandi si abbia bisogno di tempo per sé, ogni tanto. E non intendo solo l’andare a mangiare con gli amici o al cinema (che ci sta pure, eh se ci sta!, ma ha bisogno di programmazione, soprattutto se non si vive insieme, e che,  meno di imprevisti, una volta “fissato” è ok), intendo proprio quel po’ di tempo giornaliero che ti ritagli per non impazzire, per ribadire a te stesso che esisti ancora anche tu. Che è un tempo rubato, stracciato, occasionale… ma preziosissimo.

Quello che ne consegue è un gioco di incastri, di coperte corte che si spera sempre non lascino passare troppo freddo. Come famiglia siamo da sempre abituati a cavarcela da soli, non avendo mai avuto nonni geograficamente vicini, e questo comporta compromessi anche pesanti: per fare i mercatini estivi, per esempio, visto che la mia controparte genitoriale non poteva coprire i miei tempi (assurdi e onestamente inconciliabili con due figli che sì sono “grandi” ma non abbastanza da poter essere lasciati soli per parte della notte), ho dovuto lasciare i Patati alle nonne per praticamente tutta l’estate. A 250 km da me e dal padre. Una gioia, proprio.

Però, se l’estate rende possibili anche i compromessi più pesanti, il resto dell’anno, ovvero la parte scolastica della vita patata, decisamente no.
Quello che più sconvolge la routine, a conti fatti, sono le attività pomeridiane. Mentre, in termini di attività extrascolastiche (per ora a quelle “sociali” non voglio proprio pensare!) il piccolo ha già confermato il calcio, il grande non ha ancora deciso cosa vorrà fare: non sa che tipo di impegno gli richiederà la scuola, quindi il nuoto preagonistico gli piacerebbe ancora ma teme che lo impegnerebbe troppo, quindi sta valutando un corso di nuoto semplice e meno impegnativo (cosa che però forse implicherebbe la frequentazione di bambini più piccoli di lui), visto che la pallanuoto non è nelle opzioni praticabili per la distanza; sarebbe affascinato anche dal tiro con l’arco, ma resta da scoprire quando, dove, come (il perché, almeno, lo sappiamo). La conseguenza diretta è che di fatto noi adulti non abbiamo ancora il polso della situazione e non riusciamo a fare programmi a lungo termine, ripiegando sul medio quando va bene o addirittura sul giorno per giorno.
Per fortuna il grande insegnamento che mi ha lasciato quest’estate è stato il valore del “qui e ora”. Peccato fossi da sola ^^’.

Si dice sempre che settembre sia il mese del ricominciare, ma a me sembra sempre di più un trampolino verso l’ignoto, a dirla tutta. Magari nel frattempo trovo qualche formula magica, o un giratempo… sai mai. E se avere qualche suggerimento… sono tutti bene accetti!