Australia ed economia: ma e’ tutto oro quello che luccica?

Quali sono i punti forti e quelli deboli dell’economia australiana? Ecco qualche delucidazione sulla situazione attuale

Secondo i dati che compaiono sull’ OECD Better Life Index, l‘Australia risulta essere uno dei Paesi al Mondo con la più alta qualità di vita. La società australiana, in ambito lavorativo, e’ inoltre fiera di sostenere le pari opportunità e il cosi’ chiamato “Fair Go“: concetto meritocratico secondo il quale non esistono distinzioni di classe ed i traguardi raggiunti devono esclusivamente nascere dal talento, dal lavoro e dall’impegno individuale senza dipendere dal luogo di nascita o da particolari appoggi e/o “aiutini” esterni. Il concetto di uguaglianza e di pari opportunità, in ambito lavorativo, implica il rispetto reciproco, la tolleranza e la correttezza. Le persone che lavorano in Australia godono di una serie di diritti e di tutele; le condizioni lavorative ed il salario minimo sono definiti dalla legge.

Entrando nello specifico, bisogna ricordare che il territorio australiano e’ molto vasto, parliamo di una superficie di circa 7.617.930 km², ma su questa immensità ci vivono poco più di 23 milioni di abitanti per lo più distribuiti nelle principali città. Di questi abitanti, circa il 72%, in un’ età compresa tra 15 e 64 anni, ha un impiego; in particolare circa il 78% degli uomini ha un lavoro retribuito, percentuale che scende intorno al 66% per le donne.

Ma e' tutto oro quello che luccica?

Il mercato del lavoro al momento e’ ancora piuttosto flessibile e, nonostante il costo della vita sia elevato, (le famiglie infatti spendono in media il 20% del reddito lordo per la loro abitazione) la retribuzione è piuttosto adeguata.
Il reddito medio disponibile pro-capite è pari a circa 31,588 USD annui (pari a 43,200 AUD – 27,935 €). Il datore di lavoro ogni tre mesi e’ tenuto a versare il 9,5% dello stipendio (“Superannuation”) su un fondo previdenziale scelto dal dipendente. In caso di maternità e adozione, ciascun genitore può richiedere 18 settimane di congedo pagato al minimo salariale e fino a 52 settimane non retribuite.

Anche le piccole e medie aziende sono favorite. Dare vita ad una piccola attività/business e’ molto facile, a partire dalla semplice registrazione dell’azienda che può essere fatta autonomamente online, snellendo di molto la parte burocratica. Inoltre, chi risiede in Australia ed ha un reddito annuo inferiore ai 18,000 AUD, non deve versare un dollaro in tasse.

Ma e’ tutto oro quello che luccica?

Non proprio.
Alcuni fattori potrebbero gravare sempre di più sul futuro dell’economia australiana abituata ad avere una crescita media del 3,4% all’anno.

E questi sono:

  • il crollo dei prezzi delle materie prime
  • esportazioni eccessivamente legate e dipendenti dal mercato cinese
  • crescita sproporzionata dei prezzi degli immobili
  • aumento dell’indebitamento privato

L’Australia e’ infatti il maggiore produttore al Mondo di materie prime ed il contributo di questo settore all’economia del Paese, stando ai dati del 2014 è stato di 121,1 miliardi di dollari.
187.000 sono le persone direttamente impiegate nei processi di estrazione e lavorazione dei minerali australiani; inoltre i settori e le industrie affini o legate alle miniere danno lavoro ad altre 600.000 persone.

Il rallentamento dell’economia cinese, con la conseguente diminuzione delle esportazioni australiane, ed il crollo del prezzo del petrolio e dei minerali, hanno messo e potrebbero continuare a mettere l’Australia di fronte ad un futuro tutt’altro che roseo (solo a Dicembre 2015 i posti di lavoro persi nel settore minerario sono stati circa 2700).

A ciò si aggiunge l‘aumento sproporzionato del costo delle abitazioni che ha elevato l’indebitamento privato e ha messo in difficolta’ le giovani famiglie alle prese con l’acquisto della prima casa. Qualcuno parla di una “bolla immobiliare” che prima o poi esploderà creando problemi all’inflazione generale e all’intero sistema economico australiano.

Chi lo sa.
Senza dubbio il governo federale dovrebbe dare vita a politiche più lungimiranti che favoriscano maggiormente il sistema terziario. Per il resto, speculazioni varie e “giochi di potere” sono al di fuori del nostro controllo ed e’ davvero difficile fare delle previsioni a lungo termine soprattutto per  quanto riguarda il mercato immobiliare. Il Paese poi e’ ancora talmente in crescita ed in via di sviluppo, che le infrastrutture continuano ad essere implementate e non e’ facile capire se ci siano veri e propri segnali di crisi.

Noi, come famiglia, per nostra abitudine, ci guardiamo sempre attorno, sondiamo ed “annusiamo” il/i mercati, vagliamo nuove opportunità, direzioniamo e aggiustiamo le vele della nostra barca a seconda del vento.
Poi si sa, i venti li puoi anche prevedere ma le onde mica poi tanto…

Quindi nel frattempo non resta che vivere e, come si dice da queste parti, “enjoy the ride”.

xoxo
Elisa