Il gruppo… che passione!

All’inizio degli anni novanta, quando cominciai a lavorare nella scuola elementare, ricordo che tutte le teorie pedagogiche in voga in quel momento, erano concordi nell’affermare la necessità di lavorare in piccoli gruppi, per rendere l’ambiente di apprendimento più motivante e di conseguenza più efficace.
Sulla base di questo assunto, la scuola elementare si era organizzata in modo tale da assicurare ai piccoli alunni, varie attività regolari, in cui almeno una volta alla settimana, era protagonista il piccolo gruppo.

Bei tempi….quando ancora esistevano le compresenze di tutti gli insegnanti del team !
Ricordo che il team docenti in cui mi trovavo all’epoca, aveva scelto di realizzare quelle che allora si chiamavano “classi aperte”. Essendo una piccola scuola, in cui ogni interclasse aveva al massimo due classi, potevamo permettercelo e quindi il mio team, composto da quattro elementi, tutti i martedì dopo la ricreazione, si organizzava in quattro attività ( musica, arte, sport e informatica ) mischiando i bambini delle due classi, che a rotazione svolgevano, nell’arco di due settimane, tutte e quattro le attività.

gruppo

 

Ricordo con piacere quei momenti, non solo per l’entusiasmo dei bambini, ma anche perché noi insegnanti avevamo finalmente la possibilità di approfondire la relazione con gli alunni e di conoscere meglio anche i ragazzi dell’altra classe.
Erano due ore alla settimana che tutti aspettavamo con grande impazienza. A me era toccato il gruppo di informatica e con 7, 8 bambini e altrettanti pc scalcagnati e lenti, mi accingevo a creare con loro, prodotti vari che spesso richiamavano le festività, ma non solo.

Talvolta succedeva che qualche pc non funzionasse e dunque si lavorava a coppie sulla stessa macchina…beh…mai una volta ho assistito a un litigio…incredibile ma vero!
Avendo due figli che “si scannavano” per chi dovesse utilizzare per primo il computer di casa e per quanto tempo, la mia paura più grande era appunto dover assistere alle stesse scene anche a scuola. Non fu così: tutti e quattro i membri del team docente, eravamo stupiti nel rilevare come si attivasse subito un clima di collaborazione fra i bambini impegnati nella realizzazione di un prodotto finale; di conseguenza decidemmo di mettere a frutto le qualità che vedevamo fiorire, esibendo alla fine dell’anno scolastico, davanti ai genitori, il nostro prodotto finale: ad esempio il torneo di basket o il saggio di musica oppure nel mio caso, la realizzazione di un cd rom che contenesse i lavori dei bambini (un anno con i bambini di quarta, abbiamo addirittura scritto un libro di avventura )… inutile dire la gioia dei genitori ( che in queste occasioni non mancano mai di commuoversi ) !!

Un altro aspetto che ci faceva credere moltissimo in questo tipo di attività, era il fatto che anche i bambini che generalmente si trovavano in difficoltà di apprendimento, in queste occasioni, avevano finalmente la possibilità di conseguire dei successi e di sviluppare così una più alta autostima.
Queste attività infatti nacquero proprio in risposta del bisogno di “successo formativo” degli alunni diversamente abili, in quanto si era notato che l’attività di sostegno, per quanto efficace e positiva, non era sufficiente ad assicurare all’alunno un clima di fiducia entro cui imparare con entusiasmo e motivazione.
E che soddisfazione per noi insegnanti, veder brillare gli occhi di quei bambini che finalmente si sentivano “bravi” in qualcosa!

Peccato aver perso tutto questo! Coi continui tagli alla scuola, le pochissime compresenze che ancora sopravvivono, ora vengono utilizzate per le supplenze o nel migliore dei casi, per attività di recupero di italiano e matematica proprio di quegli alunni diversi a cui un tempo brillavano gli occhi . C’è da riflettere !