Il mio autunno

L’autunno è una stagione di sensazioni e profumi, che spesso fanno riaffiorare ricordi più o meno antichi, fondanti, curiosi.

Ci siamo lasciati con i racconti delle vacanze e in men che non si dica rieccoci qui a tirare le somme e a pensare alla nuova stagione.
È stata un’estate un po’ balorda questa. Non è andata esattamente come volevamo ma a parte il mio piede rotto, insomma niente di grave… La famiglia salva sempre tutto: stare tutti insieme ha sicuramente aiutato.

Ed ora ecco che arriva settembre.

Avete mai provato la sensazione di tornare improvvisamente al passato sentendo solo un odore?

A me capita sempre a fine estate.
Quando l’autunno si avvicina, l’aria si rinfresca e comincia a far buio presto. Il profumo della prima pioggia e delle lenticchie sul fuoco. È una strana sensazione quella: ti prende allo stomaco ed è solo tua. La capisci solo tu.
L’ho sempre amato, l’autunno. Ci sono nata, in autunno, e forse è per questo che simpatizzo per lui. Quello che significa gennaio per la maggior parte delle persone, per me è settembre. Un nuovo inizio.

Qualche giorno fa mi sono ritrovata, per circostanze che non sto qui a spiegarvi, a guardare l’alba da una terrazza sul mare. Sola. Ed è lì che l’ho sentito l’autunno che arriva. Come quando mangi una pesca dal sapore antico e ti ritrovi improvvisamente seduta al tavolo della tua vecchia cucina con tuo padre e tua madre che ti dicono di sbrigarti che fai tardi a scuola.

E così mi sono ricordata di milioni di avvenimenti che mi legano e mi legheranno per sempre a questa stagione.
L’inizio della scuola, quando si andava alla Standa a comprare i quaderni, il portacolori e lo zaino nuovo. Ve lo ricordate il profumo che facevano? No non c’erano etichette da appiccicare su ogni singola matita come adesso. Le nostre madri piuttosto le buttavano dalla finestra le matite o più semplicemente ti menavano se le perdevi.

L’inizio di ogni singolo anno del liceo, quello in cui ti ripromettevi che saresti stata super brillante e non solo negli studi. Quello in cui decidevi di far innamorare qualcuno o di dichiarare guerra alla stronza della sezione F, e poi puntualmente non se ne faceva niente.
In palestra. Mio Dio. Quante volte avete detto “A settembre mi iscrivo” e poi vi siete ritrovate con la vostra affezionata cofana di pop corn tra le mani, Friends alla TV e il plaid troppo corto sulle gambe?
In autunno mi sono laureata. In autunno ho conosciuto il dolore, quello vero, quello che ti uccide ma poi ti fa rinascere più forte di prima.

In autunno ho preso armi e bagagli e sono andata a vivere col mio fidanzato.
In autunno sono nati i miei figli.
Perciò da quando sono arrivati loro quella sensazione allo stomaco si è fatta ancora più forte.

La fine dell’estate adesso è nostalgia del pancione, di profumo di neonato, di albe viste dalla finestra cullando una carrozzina. Perché anche se i ricordi sono faticosi o meno belli, sono spesso legati ad avvenimenti meravigliosi.

E così davanti quel mare limpido, le barche silenziose, i pescatori, il sole che faceva capolino tra le nuvole, mi sono ricordata anche del canto del gallo che sentivo dalla mia stanza dell’ospedale quando ho partorito entrambe le volte, della foto che ha fatto mia zia dell’alba che è spuntata nel momento in cui è nato Diego. Erano le 7:01 e lei finalmente si è rilassata, ha visto il sole che sorgeva e l’ha immortalato. Quella è una delle foto a cui sono più affezionata.

Mi è venuto in mente quante risate ci siamo fatte in ospedale io e mia madre perché la donna di fronte al mio letto digrignava i denti di notte e a noi faceva talmente schifo che parlavamo ad alta voce per svegliarla, oppure di quando mi hanno fregato le salviette umide ma la vendetta è stata tremenda perché chi lo ha fatto aspettava un maschio ed era piena di palloncini e fiocchi e confetti azzurri ma poi è nata Rebecca.

Sapevo quale finestra si sarebbe accesa per prima del palazzo di fronte al mio. Cominciava a far freddo ma io giravo per casa con le tette al vento e un bambino prima e una bambina dopo attaccati; mi chiedevo che lavoro facessero quelle persone e perché dovevano svegliarsi così presto. Entrava fresco dalla finestra e io ero esausta ma poi mi ritrovavo dopo un sonno profondo con un plaid che mio marito amorevolmente mi aveva messo addosso e uno dei miei figli sulla pancia.

In autunno ovviamente c’è stato il primo giorno di scuola di Diego. E chi se lo scorda? E chi ha dormito?

Quest’anno invece ci sarà il primo giorno di scuola di Beatrice. La mia piccola Bea, così caparbia, coraggiosa e litigiosa. Una piccola me.
Conoscendola affronterà questa nuova avventura a testa alta e di petto: è una piccola donnina fortissima, la mia Bea, e so che mi renderà molto orgogliosa di lei.

L’autunno arriva, di nuovo. Ed io lo sento come sento tutti i ricordi dentro di me. Risuonano pianti ma soprattutto risate, sensazioni di vita nuova, di cambiamento, di inizi tutti da scoprire e vivere.

E così me ne stavo su quella terrazza da sola e non stavo da sola da tanto tempo e credo fosse anche la prima volta che assistevo a quel miracolo senza nessuno accanto. Sentivo le campanelle degli alberi delle barche sotto sotto di me che si dondolavano nell’acqua e pensavo ai miei bimbi che dormivano nei loro lettini al sicuro col loro papà e mi sono sentita improvvisamente carica e pronta per un nuovo inizio.

Esattamente come quando dopo aver partorito l’infermiera mi chiese se avevo canalizzato e io non sapevo se avevo capito bene e lei uscendo dalla stanza mi urlò: “Signora prima scorreggia, prima va a casa
Ecco questo è un’altra perla che mi ha regalato l’autunno.