Il mondo dei bambini in uno scarabocchio

Il mondo dei bambini in uno scarabocchioC’è un aspetto molto presente al nido (e ovviamente anche a casa), ma spesso lasciato marginale e isolato: lo scarabocchio. Esso è di solito riconosciuto come un linguaggio di scarsa importanza, poiché il linguaggio verbale assorbe quasi tutta la nostra attenzione; un divertimento concesso al bambino piuttosto che un’attività dal preciso valore educativo.

Fin dai primi mesi di vita, il bambino prende coscienza della propria esistenza, della possibilità di imporre la propria presenza, di incidere sull’ambiente estero e di modificarlo, quando comincia a lasciare le prime tracce, un qualcosa da lui prodotto che è osservabile, riconoscibile e identificabile da se stesso e dagli altri.

All’inizio queste tracce sono rappresentate dai suoni che egli emette e che man mano modifica,
perfeziona e differenzia sino a farne un vero e proprio linguaggio, una prima rudimentale forma di comunicazione. In seguito, nel processo di esplorazione dell’ambiente, il bambino viene a contatto con dei materiali, dapprima non strutturati allo scopo (acqua, saliva, sabbia, polvere…) e quindi successivamente con gessi, matite, penne utilizzando i quali, in un modo qualunque, può lasciare una traccia grafica. Come afferma Cesare Golfari, “il disegno è il risultato di una naturale sorgente creativa che è nel bambino che gli suggerisce di schiacciare, di rompere, di solcare, di tagliare, di segnare, di trasferire se stesso nella materia, di lasciare una traccia di sé”.

Dal compiacimento che prova nello scoprire i segni da lui prodotti, nasce l’interesse e il desiderio di riprodurli, così egli inizia a scarabocchiare, anche se non ha ancora raggiunto un sufficiente controllo motorio. egli comunque esplora le sue possibilità grafiche.

Inizialmente l’attività grafica è grossolana, coinvolge tutto il corpo, i movimenti sono molto larghi, si espandono in diverse direzioni, a seconda della posizione in cui si trova il bambino. Ad un
certo punto questi scopre la corrispondenza che esiste tra i suoi movimenti e i segni ottenuti: il
gesto, dapprima istintivo o casuale, diventa intenzionale ed il bambino comincia a indirizzare i suoi movimenti e a variarli, perfezionando la sua abilità e la coordinazione visuo-motoria. Può accadere poi che alla pronuncia di un nome segue uno scarabocchio o, viceversa, dopo la stesura di un grafismo il bambino enuncia il nome di una realtà da lui conosciuta. È il momento in cui nascono le prime rappresentazioni : dei segni grafici stanno al posto di altri oggetti! Questa iniziale comparsa dell’intento rappresentativo è di fondamentale importanza poiché per la prima volta i segni grafici acquistano un significato, esprimono un’organizzazione del pensiero da parte del bambino, una rielaborazione della realtà in segni e tracce.

Lo scarabocchio rappresenta per il bambino un o dei mezzi con il quale egli manifesta i suoi stati
d’animo. Esprime la sua aggressività attraverso l’intensità maggiore o minore con la quale segna il foglio o lo strappa con dei segni violenti, molto netti, decisi e irregolari. Manifesta la sua gioia
attraverso linee che si espandono e si modellano in modo dolce e armonioso sul foglio; esprime le sue paure attraverso piccoli segni cui attribuisce un potere magico.

“Ogni disegno infantile
è un anello di una lunga catena o l’immagine di un
film,
dove è la successione che forma l’opera.”
Arno Stern