Il Padre, questo sconosciuto!

Se c’è una cosa evidente nella scuola primaria, su cui ogni insegnante si trova concorde, è l’assenza dei padri alle riunioni di classe e alla vita scolastica in generale, dei loro figli. Solo in rare occasioni, noi maestre abbiamo l’onore di conoscere i papà, per esempio quando si organizzano feste e dunque si ha bisogno di “tecnici” uomini che diano una mano là dove noi donne non riusciamo ancora ad arrivare; oppure quando c’è un problema particolare per cui si richiede la presenza di entrambi i genitori ai colloqui individuali. Per il resto, l’educazione scolastica dei figli, in genere è ancora affidata alle mamme. Purtroppo ai giorni nostri questa cosa è vissuta come un limite, un problema e difatti non a caso ne è risultata la ben nota espressione di “padre assente”, ma se ci pensiamo bene dobbiamo ammettere che fino a qualche decennio fa, ciò rientrava nella normalità delle cose e nessuno si sognava di farne un dramma: il posto dei padri era “altrove”, come dice Hillman ne “Il codice dell’anima”, il suo valore fondamentale consiste nel mantenere i contatti con l’altrove.
Ma dov’è questo altrove ?
I padri sono assenti da secoli: in paesi lontani a combattere come soldati, in viaggio per mare come marinai, via da casa come emigranti, ecc…ma soltanto ai giorni nostri questa assenza è percepita come estremamente negativa e produttrice di traumi se non addirittura di condotte delinquenziali.
Ci siamo voluti creare un’immagine fittizia del padre convenzionale che lavora, rincasa all’imbrunire e si prende cura dei figli, ma questa immagine da “mulino bianco” è solo una fantasia molto lontana dalla vita reale.
E’ come se la società odierna si fosse cristallizzata in questi rigidi ruoli parentali e non volesse vedere il cambiamento del mondo…ecco dunque che tutto diventa “patologico” e drammatico. In realtà non è affatto così e come al solito, i primi a saperlo sono proprio i bambini….siamo noi adulti che complichiamo sempre le cose !
I bambini sanno che papà deve essere altrove per poter poi apprezzare la vita familiare e dare ai figli un tempo di qualità. Loro hanno accettato il rapporto spesso “ludico” che hanno con papà ed infatti non vedono l’ora di condividere il tempo del gioco coi loro padri. Non a caso i campi di calcio brulicano di padri allenatori e spettatori.
Forse è proprio questa la sfida del nostro tempo: accettare le differenze e viverle come doni; invece di scagliarci contro la latitanza dei padri, cercare di comprenderne la vera essenza. Rilke lo spiega bene con questa poesia:
“ Talvolta un uomo si alza da tavola a cena
ed esce e cammina, e continua a camminare
perché da qualche parte a oriente sa di una chiesa.
E i suoi figli pregano per lui come se fosse morto.
E un altro uomo, che muore nella sua casa,
nella sua casa rimane, dentro il tavolo e il bicchiere,
sicchè i suoi figli devono andarsene nel mondo lontano,
verso quella stessa chiesa che il padre ha dimenticato.”

Ecco, io mi auguro che il nostro mondo sia in grado di raccogliere questa sfida e di superare le false immagini che si è auto-creato, per non ritrovarsi ingabbiato nei ruoli che alcune teorie scientifiche ci hanno attribuito. Usciamo dalle categorie e dalle etichette….chi meglio dei bambini può aiutarci a farlo ?
EMILIA FRANCO