La pediatra risponde: Il pianto del neonato

Foto 23-01-13 22 07 07Il neonato, cioè quel piccolo individuo nel suo primo mese di vita, possiede pochissimi strumenti per farsi capire, per mandare segnali e per esprimere le proprie esigenze. Tra questi forse il principale è rappresentato dal pianto che, se per il piccolo costituisce una necessaria forma di comunicazione, per la neomamma rappresenta invece spesso una fonte di disagio. Il pianto del proprio bimbo, specie se di durata prolungata, costituisce infatti per la maggior parte delle mamme causa di stress emotivo: la mamma riconosce che il bimbo ha una necessità, accorre al richiamo cercando di individuare la causa del pianto ma se il suo intervento non è subito efficace rischia di andare in crisi, complici la stanchezza ed il disagio emotivo causato dal riassestamento ormonale del periodo post-partum. A questo proposito è utile sapere che tutti i bambini, specie nei primi tre mesi di vita, piangono molto, circa due ore al giorno, alcuni anche fino a tre ore o più. Ogni mamma è la migliore per il proprio bambino e quindi, con calma e serenità, deve imparare a mettersi in ascolto, a conoscere il proprio cucciolo e a fidarsi di se stessa e del proprio istinto. È tipico che, durante il pianto di un neonato, qualsiasi individuo nel raggio di qualche chilometro voglia dire la sua in merito alle cause di tale pianto. Care mamme, il perché vostro figlio piange lo sapete voi per prime e, se non lo sapete oggi, nell’arco di pochi giorni imparerete a scoprirlo senza difficoltà.
Parlando di un neonato fisiologico, cioè senza malattie congenite o patologie acquisite nei primissimi giorni di vita, le cause di pianto sono grossolanamente riconducibili a tre meccanismi:
La fame
Il dolore (coliche, otalgia)
Il disagio/l’irritazione (caldo/freddo, pannolino sporco, eccessiva confusione e rumore, sonno, ostruzione nasale)
La fame è una causa comune di pianto: in questo caso il rimedio al pianto è molto semplice. Si tratta di un pianto acuto e intenso, che si prolunga finché non viene offerto il seno o il biberon al piccolo che con la suzione si calma immediatamente. In questo caso anche il succhiotto fa calmare il bimbo, anche se per poco. Ne approfitto per ricordare che l’uso del succhiotto in epoca neonatale è sconsigliato in caso di allattamento al seno per i primi 15-20 giorni circa cioè finchè l’allattamento non sia ben avviato.
Il dolore riconosce nel neonato come causa preponderante le coliche gassose, che colpiscono circa il 50% dei bimbi nei primi tre mesi di vita e iniziano ad affliggere bimbo e famiglia a partire dai 10-15 giorni di vita circa. La motilità dell’intestino, ancora immaturo, è ridotta e quindi l’aria che vi si produce non riesce ad essere espulsa completamente provocando distensione delle anse intestinali e conseguente dolore. In questo caso il pianto si presenta prevalentemente nella seconda parte della giornata (tardo pomeriggio-sera), è continuo, molto acuto, difficilmente consolabile ed associato a movimenti degli arti, soprattutto delle gambine che vengono estese e flesse alternativamente. In questo caso il neonato può trovare sollievo se posizionato a pancia in giù: ricordo che è fortemente sconsigliato porre il bimbo a dormire in questa posizione che si è visto correlata più frequentemente a morte in culla. Una soluzione valida per calmare la colica è disporre il piccolo prono (cioè a pancia in giù) sul proprio avambraccio cullandolo dolcemente. L’utilizzo di preparati a base di erbe naturali rilassanti (finocchio, camomilla, melissa soprattutto) può avere un leggero effetto calmante con una risposta che però è molto soggettiva e cambia da bimbo a bimbo. Un altro presidio che riduce l’espressione delle coliche neonatali è rappresentato dalla somministrazione di fermenti lattici (lattobacillus reuteri) che aiutano la maturazione e lo sviluppo della flora intestinale. Nel bimbo allattato al seno poi sicuramente il contatto stretto con il corpo caldo della mamma e la suzione del latte a richiesta attenuano il disagio della colica rilassandolo. E’ sconsigliabile invece somministrare latte artificiale prima che siano trascorse almeno tre ore dal pasto precedente la cui digestione necessita di almeno questo tempo. Per quanto riguarda l’eventuale utilizzo di farmaci consiglio di affidarsi all’esperienza del proprio Pediatra Curante.
L’altra causa possibile di dolore in epoca neonatale è rappresentata dal mal d’orecchio (otalgia), che tuttavia costituisce un’evenienza piuttosto rara nei primi trenta giorni di vita del bambino e sicuramente non è isolata, ma associata a ostruzione del nasino, raffreddore e presenza di secrezioni mucose nelle vie respiratorie superiori. Il dolore da otalgia si acutizza nella posizione sdraiata e con la suzione ed è un dolore molto intenso che provoca crisi di pianto inconsolabile. Il mio consiglio è di far visitare subito il piccolo dal proprio Curante non appena si presenti qualsiasi forma di “raffreddamento” e sicuramente in presenza di febbre.
Esiste poi il pianto causato da disagio o irritazione. Una serie di stimoli dall’ambiente esterno (rumore eccessivo, confusione) o sensazioni provate dal neonato (caldo/freddo, sonno, pannolino sporco, necessità di essere preso in braccio) possono rappresentare fonte di disagio lieve o moderato che, naturalmente, viene manifestato con il pianto. Con il passare del tempo ogni mamma impara a riconoscere il motivo per cui il proprio bimbo è irritato. Ricordiamoci che, per quanto riguarda la temperatura, i bimbi sotto l’anno di vita hanno un metabolismo basale molto più vivace degli adulti, quindi tendono ad avere più caldo di noi, quindi, anche da neonati, ricordatevi di non coprirli mai troppo!
Per concludere vorrei lanciare un messaggio a tutte le mamme: TUTTI I BAMBINI PIANGONO UN SACCO! Quindi abbiate tantissima fiducia in voi stesse e siate il più serene possibile anche di fronte al pianto più disperato, la vostra tranquillità è quella del vostro piccolo.

Francesca Scaglia pediatra