Il sesso tra genitori: la lunga strada della ripresa

Il sesso tra genitori era ormai un evento raro e senza particolari attrattive, quando ecco che le amiche ci aiutarono a capire di cosa… non avessimo bisogno!

Dopo aver preso coscienza che il sesso, che diciamo era giusto un attimo desaparecido dalla nostra vita di coppia, mi mancava (diciamo anche parecchio) restava da capire come reinserirlo nella quotidianità.

Ovviamente, come detto, la fase orale non mancava e l’argomento non era affatto tabù… mancava però lo step fondamentale che ci facesse passare alla pratica.
Anche in quel caso, un punto di svolta, anche se non come si potrebbe immaginare, furono le amiche.

Una volta aperto il vaso di Pandora, la missione “vita sessuale della Estro da salvare” era diventata una sorta di battaglia comune (a ripensarci dovevo sembrare davvero disperata) e venivo subissata di domande anche imbarazzanti sul dove, quando, quanto, cosa.
Una cosa che neanche il ginecologo era mai entrato così in profondità dentro alle mie mutande, davvero.
E così la successiva riunione del giovedì, con stupore e anche un discreto imbarazzo, mi trovai a scartare regali a tema neanche fosse un addio al nubilato.

sesso tra genitori

C’era quella convinta che la scarsa propensione della Estro e di MrD alla ginnastica orizzontale fosse una questione di “presentazione del prodotto” e che quindi si era occupata personalmente di arricchire il mio parco-mutande di alcuni esemplari da lei definiti più “osè” (disse proprio così, o mio dio).
Passò alla storia il perizoma con le perle al posto del filino dietro. Una cosa che doveva essere stata realizzata su disegno di Torquemada, il cui unico aspetto positivo poteva essere quello dell’esigenza fisica di toglierlo in fretta.
Se c’era una cosa che nella nostra coppia non mancava, però, era la sana propensione a prenderci per il culo a vicenda, quindi finì con accessi di risa talmente potenti che il sesso passò decisamente di mente ad entrambi (diciamo che servì solo e soprattutto ad immaginarci che tipo di biancheria ci fosse nascosta nel cassetto della mia amica).

C’era stata quella convinta che ci fosse bisogno della giusta atmosfera, che mi regalò alcune candele profumate e un olio da massaggi. Pessima idea.
Una delle sere seguenti, feci stendere MrD su un asciugamano al centro del letto, accesi le candele e tutta convinta iniziai a colare olio caldo sulle sue stanche membra sentendomi a metà tra la donna fatale e la massaggiatrice cinese del palazzo all’angolo. Al quinto minuto del primo tempo, mio marito russava come un facocero. Così mi ritrovai unta come una patatina fritta e vagamente frustrata, in compenso lui dormì come un angioletto. Va detto che MrD è un uomo giusto e per farsi perdonare si offrì di scambiarci i ruoli la sera successiva. Stesso risultato: credo che io non arrivai neanche a tre minuti, però.
Risultava evidente che l’unico modo per rimanere svegli con olio e candele sarebbe forse stata la cera fusa, ma insomma anche no.

L’ultimo pacchetto aperto quella sera, quello evidentemente dedicato alla trasgressione, conteneva un paio di manette rivestite di peluche, uno di quelli che le signore bene definirebbero un massaggiatore per le spalle indolenzite e una strana paletta con una scritta sopra, il cui utilizzo mi sfuggì sul momento. Venni quindi resa edotta che la scritta sarebbe stata destinata a stamparsi sulle mie chiappe, e presi nota mentale di nasconderla alla vista di MrD (magari non nel cassetto dei canovacci, stavolta).
Quando, qualche giorno dopo, mi avvicinai ammiccante e vestita solo di due gocce di profumo (che fatalmente non era Chanel n.5) a MrD, dicendo “amore, lo famo strano?”, mio marito mi guardò molto serio e commentò “al punto in cui stiamo ultimamente, più che altro mi pare strano che lo famo”. Decisamente non era il momento giusto, o forse era il profumo sbagliato, o forse semplicemente non ero Marilyn.

Insomma eravamo ancora al punto di partenza, ma coscienti che ciò che ci mancava non poteva essere contenuto in una scatola. In effetti la soluzione era concettualmente molto semplice, ma non ci eravamo ancora arrivati. Ma questa è un’altra storia.

 

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