Il vasino, questo sconosciuto, e altre decisioni.

Instamamme gravidanzaSto aspettando una data. Alla fine ho scelto per il cesareo programmato, sono più tranquilla per me e per il piccolo soprattutto.

Avere una data fissata farà un certo effetto ma mi rende più tranquilla da molti punti di vista.

Quello che invece non mi rende molto felice è essere costretta ad andare a partorire lontano (beh, relativamente) da casa. Le mie opzioni sono Torino o Aosta, vivendo io circa a metà strada tra queste città. Volevo andare fortemente ad Aosta e invece andrò a Torino, alla fine. Mi opererà la mia ginecologa, sperando che il polso le si rimetta a posto bene e sperando di non fare io il primo intervento per collaudarlo.

Il mio primo parto è stato nel piccolo ospedale di provincia (ora chiuso) dove mi sono trovata malissimo nel pre-parto ma dopo aver partorito ero così felice che ci sarei stata un mese, servita e riverita, tutti giorni visite e regali che sembrava Natale, vicine di letto con cui chiacchierare e infermiere disponibili ad aiutare. Intanto Lollo dormiva quasi sempre (durò poco, esattamente fino al primo giorno a casa), l’allattamento partiva e mio marito era sempre con me fino a tardi la sera e il mondo era bello. E io odio gli ospedali, in realtà. Forse tanto facevano gli oppiacei post intervento, il sospetto ce l’ho.

Questa volta sarà tutto diverso. Innanzitutto perché la struttura è profondamente diversa e lo stesso clima famigliare non si ricreerà di certo, ma soprattutto perché a casa ci sarà Lorenzo. E io a lasciarlo sto proprio male. E lui capirà poco della situazione e ci soffrirà. E mio marito non potrà starmi vicino anche per la lontananza, e nemmeno mia madre per lo stesso motivo. Ma soprattutto mi mancherà Lorenzo e avrò solo voglia di riunire la famiglia e avere tutti e due i miei cuccioli sotto lo stesso tetto.

Nel frattempo, per non farmi mancare nulla, ho intrapreso la dura battaglia per lo spannolinamento del moccioso succitato.

Protagonisti della battaglia sono il vasino, che resta sempre vuoto, la lavatrice, che lavora ininterrottamente, mio figlio, che al momento non dà segni di aver capito il funzionamento del suo impianto idrico e la sottoscritta, sempre più demoralizzata ed esausta. Sono arrivata al reato di corruzione, promettendo caramelle in cambio di versamento di fluidi corporei nel vasino, ottenendo capricci oltremisura ogni volta che Lorenzo fa la pipì (addosso, ovviamente) e la caramella la esige lo stesso.

Niente, non ce la fa.

Abbiamo passato tutte le varie fasi di cambiamento dallo svezzamento all’inserimento al nido pressoché indenni e ora pagherò tutto in litri di pipì sul parquet nuovo. Non vedo la luce infondo al tunnel e gli sguardi di commiserazione delle maestre mi fanno capire che anche per loro la strada sarà lunga e tortuosa. Mi dicono che come per magia un giorno scatterà qualcosa in quella testolina, di non mollare e di avere pazienza. Intanto continuo a viaggiare con cambi e cambi di vestiti da casa all’asilo e non riesco più a starci dietro. Sono due giorni che dalla vita in giù lo mando con pantaloni non stirati. Senza l’ombra di un senso di colpa e senza vergogna.

Come sempre, se avete trucchi o parole di conforto scrivetemi e raccontate.

Astenersi madri di pisciatori provetti dotati di istinto da vasino dal primo giorno, grazie.

Ombrosa

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