Chi ha la musica nel sangue?

Analisi dell’importanza della musica tradizionale e dell’espressione attraverso la musica nelle coppie bicult.

In molte culture (e quelle africane sono solo alcuni tra gli esempi possibili) la musica ha un ruolo espressivo molto forte: lo aveva in passato, accompagnando culti e riti tradizionali, e lo ha oggi attraverso concerti diventati riti collettivi, feste, eventi pubblici e privati.

Ma non è detto che sia necessariamente la musica tradizionale ad avere questo ruolo: con il passare del tempo restano il desiderio e il bisogno di esprimersi, ad accomunare le generazioni.

Ma la melodia cambia e questo avviene in Europa come negli altri continenti.

Le coppie miste sono l’evidenza di questo cambiamento.

Avete mai visto una donna o un uomo dell’africa subsahariana ballare? Quelle braccia e quelle gambe che volano verso il cielo portando con sè lo sguardo e il cuore della ballerina o del ballerino, la gioia pura.

Quando pensiamo che “gli africani hanno il ritmo nel sangue” (non si dovrebbe, ma lo pensiamo lo stesso), la nostra mente va soprattutto a questo tipo di musica e danza. Quella con i djembe (i tamburi), la folla, il cerchio che incita il ballerino e questo che si immerge in un’onda tutta sua.

Chi ha dimestichezza con il ballo, la danza, il ritmo, mi dirà che però questo avviene in ogni tipo di espressione corporea musicale.

E in effetti mi vengono in mente la danza kabil algerina, il para para giapponese, il céil irlandese, e altrettanto con l’hip hop e le tarante. Tutte danze di enorme espressione, con significati sociali e di gruppo molto forti.

Nessuna differenza tra la tradizione africana e quella europea o quella asiatica, nelle sue forme più popolari e antiche.

E molte di queste tradizioni oggi sono riprese e rivisitate e studiate come forma di recupero di una parte di sè, della propria spontaneità, del proprio cuore più nascosto.

E’ questo che avviene a livello culturale.

Nell’ambito della coppia invece la mia impressione è che non ci sia alcuna differenza tra una coppia bicult e una proveniente dalla stessa radice culturale.

Ho posto questa domanda in un gruppo piuttosto frequentato da coppie miste, su Facebook “Coppie e Famiglie Miste in Italia

“che importanza ha, in una coppia, nelle vostre coppie, la tradizione musicale del paese del vostro compagno o della vostra compagna?”

E dalle risposte si evince che le coppie si formano, tra le altre cose, su una precedente passione per la musica, che le porta ad esplorare quella del compagno o della compagna solo in alcuni casi. E che, del resto, solo in alcuni casi chi viene da un altro paese porta con sè una tradizione musicale specifica.

In ogni caso, l’espressione musicale in sè è prevalente soprattutto tra le coppie italo africane (di diversi paesi, nordafricani e subsahariani in prevalenza), come se spesso chi è attratto da un partner di queste zone dell’Afica, sia anche già di suo un amante della musica. Non avviene sempre, ma è una caratteristica di queste coppie che ritrovo spesso.

Arianna: La musica è sempre stata fondamentale nella mia vita fin da quando ero piccola (mi sono sempre addormenta con le cuffie con la tecno, studiavo, avevo sempre le cuffie a portata, e lo faccio tutt’ora). Quando ho conosciuto mio marito mi sono appassionata alla melodia nigeriana (ma ho sempre ascoltato anche l’hip hop o i miei cantanti preferiti, solitamente inglesi o americani).

Ho trasmesso ai miei figli questa passione, ma ora il più grande sta crescendo e preferisce il rap italiano, e ascoltiamo molto meno le ultime novità nigeriane. Io preferisco in ogni caso la musica più attuale, mio marito è invece legato a quella nigeriana anni’70 e ’80.

Alice: Per noi la musica gioca un ruolo molto importante. I kenioti vivono di musica. La accompagnano a qualsiasi fase della giornata e della vita, in Italia o meno. Ed è diventato così anche per me.

Serena: Io vivo di musica e lui anche, quindi ascoltiamo un bel mix italo-gambiano

Rosanna: Noi ascoltavano prevalentemente il reggae, che è universale. Raramente musica ivoriana. Ho mantenuto le stesse abitudini. Nostra figlia ascolta qualsiasi cosa, ma poco rap e poca italiana.

Sara: Amiamo entrambi la musica e spesso è la stessa quella che ascoltiamo (a parte una eterna lotta tra chi è meglio tra 2Pac e Michael Jackson!). Io adoro quella del suo paese e lui la mia. Spesso le usiamo entrambe per romantiche dediche.

Ambra: La musica tradizionale per noi non ha nessun ruolo, a casa nostra c’è sempre allegria ma ascoltiamo prevalentemente reggaeton e rnb, oppure rock. Qualche volta mi ha fatto ascoltare della musica tradizionale berbera, ma su mia richiesta e per soddisfare una mia curiosità. Mi piacerebbe saperne di più, ma nemmeno lui credo la conosca.

Chiara: Prima ascoltavamo reggae, ogni tanto spaziavamo persino nella kora [strumento musicale a corde] gambiana. Oggi abbiamo in macchina il cd dello Zecchino d’Oro e facciamo i duetti su Pepito di Maiorca. ..è finita così.

Lara: Per quanto mi riguarda zero. Non amo la musica senegalese. Anzi, diciamolo, la detesto proprio. A parte un artista come Ismael lo che infatti esce dai canoni classici dello mbalax senegalese. La musica ivoriana invece è meravigliosa.

Tamy Mio marito è musicista, da piccolo ha girato il mondo con l’ orchestra del Gran Teatro di Accra. Le mie figlie dormivano con la musica a tutto volume. Per quanto riguarda me, l’ho sempre amata: ascoltavo musica ghanese, nigeriana, ivoriana, marocchina, tunisina, ma soprattutto indiana. E’ parte della nostra storia. Abbiamo delle canzoni legate a bellissimi ricordi, ghanesi e non.

E’ quindi possibile dire che nel caso di molte coppie bicult italoafricane, la musica è spesso un elemento di grande unione. Se non sempre lo è quella tradizionale, comunque le persone che amano esprimersi attraverso la musica si cercano e si trovano anche attraverso i continenti.

Vi lascio con una canzone che appartiene a me, alla mia scoperta di tradizione senegalese durante gli anni del mio matrimonio. Una canzone che ha il ritmo nel sangue. Cliccate e buon ascolto di Ismael Lo: Nafanta

 

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