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Vi ho già parlato delle gioie e dei dolori della Mamma Cake Designer qui
Oggi vorrei invece raccontarvi qualcosa di come ha avuto inizio la mia avventura nello zuccheroso mondo del cake design.

Già perché io (non per tirarmela, sia chiaro) facevo torte decorate ben prima che in ogni angolo dei supermercati si trovasse un cutter a forma di farfalla, e che le riviste di cucina non potessero arrivare in edicola senza un pirottino in silicone fucsia allegato.

Ho cominciato in tempi non sospetti, quando un panetto di pasta di zucchero si trovava solo in fondo ad uno scatolone di un negozio di attrezzature per feste dall’altra parte della città, quando andava bene.

Ho cominciato quando, per recuperare delle scatoline per cupcake, l’unica chance era cercare su Amazon.co.uk, dove, spesso e volentieri e all’ultimissimo passaggio, il messaggio “non sono disponibili spedizioni fuori dagli UK per questa merce” ti procurava una cocente delusione e nessuna scatolina per cupcake.

Ho cominciato, per altro, quando se dicevi CUPCAKE, ti rispondevano CUP-CHE???

Comunque non voglio (solo) dire che io c’ero arrivata prima di tanti altri, desidero invece provare a rispondere alla curiosità di chi mi chiede: “ma come hai iniziato?” o “com’è che ti è venuta questa idea?”

La storia “breve” parla di una mamma che un bel giorno, cercando ispirazioni per la prima festa di compleanno della sua seconda figlia, si imbatte in un panetto da 700 grammi di pasta di zucchero, la magica materia di cui sono fatte le torte più belle, che per ora ha visto solo nelle foto dei blog inglesi e americani nei quali ogni tanto (forse spesso) si trova a curiosare.
La giovane mamma acquista l’unica scatola di pasta di zucchero disponibile, un costosissimo mattarello in silicone che, le hanno assicurato, servirà comunque anche per stendere la sfoglia a mano -per cui non sono soldi buttati (peccato che lei non abbia mai nemmeno pensato di stendere la sfoglia a mano, ma le sembra comunque un’argomentazione più che convincente)-, e decide di concedersi l’acquisto di un solo colorante: in fondo è una prova, non vuole esagerare. O forse c’era poca scelta, non si ricorda più.

Con due bambine piccole e il lavoro, il tempo per i preparativi è davvero poco, per cui chiede alla nonna (la sua mamma) di preparare un pan di spagna farcito con crema e, la mattina della festa, dopo aver portato la bimba grande all’asilo un po’ più presto del solito, porta la piccola dalla nonna e, con il suo sacchetto delle meraviglie e la torta preparatale dalla mamma, inizia la sua avventura.

L’impatto è come una magia. Può darsi che abbia fatto mille pasticci, ma i dettagli non contano e non si ricordano più. Quello che conta è che sa di aver fatto qualcosa che le viene bene, che finalmente la fa sentire a suo agio.

E’ arrivata poi in ufficio quasi puntuale, ride quando una collega le chiede perché abbia le mani completamente tinte di verde.
Ha fatto una torta semplicissima, con una copertura di glassa un po’ troppo spessa, usando animaletti di zucchero comprati già pronti. Dentro di sé però è soddisfatta per aver svelato un pezzettino di quella creatività che sa di avere, ma che non sa come utilizzare.

La torta poi cattura l’attenzione di tutti gli invitati, e sarà solo la prima di una lunga serie.

C’è anche una versione della storia che ha inizio molto tempo fa, che parla di una bambina curiosa e golosa che immagina il paradiso come un luogo in cui si mangiano crostate di frutta in braccio alla mamma; che fa scale di sedie per raggiungere il nascondiglio delle merendine al cioccolato e ruba dal frigo le fragole lasciando il picciolo per non farsi scoprire; che a partire dai 4 anni chiede il Dolce Forno ogni Natale e ogni compleanno fino agli 8 anni (quando finalmente lo ottiene); che di Topolino legge solo le storie che illustrano frittelle, ciambelle e altre cose buone che poi chiede al suo papà di prepararle il giorno del suo onomastico; che guarda la Bella Addormentata solo per vedere le fate che preparano la torta a più piani dei 16 anni di Rosaspina; che consuma le pagine, e il nastro della videocassetta, de “La fabbrica di cioccolato”; che riceve felice in regalo il gioco “La terra del Cuoco”, ma vede crollare il suo entusiasmo quando si accorge di aver letto male, e il gioco in realtà si chiama “La terra del Fuoco”… Stupido gioco per piromani.
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Parla di una nipote, che ogni volta che ha la nonna a disposizione le chiede di fare i biscotti, e di una nonna amorevole -e più temibile di Cracco quando fa Masterchef- che la accontenta sempre, ma che ogni volta la sgrida perché più di metà della pasta frolla le rimane appiccicata alle manine.

Parla di una figlia che stressa la mamma per ottenere una torta a due piani con la glassa rosa, e di una mamma che, ancora senza internet e pasta di zucchero a disposizione, passa le ore in cucina a montare bianchi d’uovo e svuotare litri di inutili coloranti liquidi nei suoi dolci intrugli, per rendere la sua bambina felice e farle brillare gli occhi.

Parla di una sposa che, nel lontano 2004, chiede al catering una wedding cake in stile americano, fornendo la foto, e ottiene una (per altro ottima) caprese coperta di pasta di mandorle e alta meno di 10 centimetri in tutto. Non ci siamo capiti.

Parla di una mamma che per festeggiare un polso finalmente riaggiustato, improvvisa un –orrendamente pulp- rotolo alla nutella glassato che rappresenta un braccio ingessato e firmato con amore.

La mia prima torta in pasta di zucchero è datata 15 settembre 2009, ma forse il vero e proprio inizio della mia “dolce” storia risale al 16 aprile 1980, il giorno in cui la mamma mi ha “sfornata” ;).
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Maia,
Miss Torta Tortella