Instapapà – Il Club dei Padri

– Non si parla del Club dei padri

– Non dovete mai parlare del Club dei padri

– Ne facciamo parte tutti ma negheremo fino alla morte l’esistenza del club dei padri

 

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Essere padre ti insegna due cose essenziali: un’emozione pazzesca e a diventare un cospiratore.

Non mi sento di scrivere della prima, mi sembra una cosa talmente preziosa da necessitare soltanto di una stupefatta meraviglia, ma la seconda mi sembra meriti un discorso approfondito.

Nel momento esatto in cui nasce tuo figlio, oltre alla tua vita cambia il tuo ruolo sociale. Se prima eri percepito come un bravo ragazzo, serio, affidabile, posato, in una frazione di secondo diventi un incompetente, un pazzo un genio del male. Le tue idee, non importa quanto possano essere giuste, saranno comunque valutate con estremo sospetto da parte di uno specialissimo tribunale composto dalla tua donna, tua suocera e, sorprendentemente, tua madre. Quella è gente che non fa sconti, ogni minimo tentennamento verrà registrato e usato contro di te alla bisogna, ti viene imposto un ruolo in cui sei tenuto a sapere tutto ma nessuno si aspetta che tu capisca niente, una roba a metà tra 1984 e Kafka. Sei diventato un neopadre, e quindi potenzialmente una minaccia mortale per tuo figlio il quale deve essere protetto prima di tutto da te. Un neopadre è, per definizione, uno scriteriato, uno scavezzacollo, un portatore sano di idee folli. E tu questo terribile giudizio lo subisci in silenzio, sopraffatto dall’emozione, confidando in cuor tuo che sia una cosa passeggera: non è così, il processo è irreversibile e permanente. Facciamo un esempio, ti mandano a prendere il latte, arrivi a casa e già la tua fortunata femmina ti guarda come dire ”vediamo che orrore mi hai portato a casa”. Un brivido ti scende lungo la schiena perché il latte solito era finito ed hai preso una cosa simile, ma fai finta di nulla. Fai per mettere il brick nel frigo e lei comincia ad urlare che sei pazzo e vuoi avvelenare tuo figlio, a niente importa che tu le faccia notare che il latte è su per giù lo stesso che comprate ogni giorno fresco, parzialmente scremato, denuclearizzato, munto da personale specializzato sterile, e che conosci anche il nome della vacca che l’ha prodotto, lei ti risponderà che non è bio, che ha letto su internet che ad un bambino a Calcutta è cresciuta la coda dopo aver bevuto una schifezza come quella e che ormai il latte glielo farai bere lo stesso ma se il bambino si ammalasse (anche qualora prendesse una botta su un ginocchio) sarà irrimediabilmente colpa tua. A chi non è padre questo discorso sembrerà un’esagerazione ma chi ha un figlio lo sa che è così.