Instapapà – internet, le amiche, la mamma

instapapàViviamo nella società dell’informazione e siamo seri, a te l’informazione è sempre piaciuta moltissimo. Sei nato nel villaggio globale, hai visto nascere internet (te lo ricordi il modem a 56k eh…. Che tenerezza)… canali tv dedicati all’approfondimento, aggiornamenti in tempo reale, sei stato testimone dell’ inquietante fenomeno dei reality, domini il web sei il re dell’informazione, un sultano della notizia.

Tutto questo da neopadre cambia in maniera dolorosa e straziante. Si perché la tua femmina, fino a qualche mese prima una donna colta, raffinata, vagamente ipertecnologica e loggatissima, stravolge ogni ragionevole approccio all’informazione e, mischiando strumenti raffinatissimi e antichissime consuetudini giunge a conclusioni deliranti e schizoidi.

Intendiamoci, la vittima inconsapevole di tutto questo processo sei tu.

Ma facciamo un esempio: il tuo bambino ha delle piccole chiazze rosse sul sederino. Fai un salto dal pediatra che ti dice che non è nulla, che il bruciore passerà in un paio di giorni e ti prescrive una pomatina. Tu sei tranquillo ma non hai fatto i conti con la teoria dell’informazione applicata alle mamme.

In primis la mamma traduce un paio di giorni in due giorni esatti e comincia a cronometrare. Dopo 48 ore esatte, se il sederino della creatura non è perfettamente rosa, la donna che ami si avventa su di te gridando come un’aquila dicendo che il pupo ha il morbo di Swillinson e che è in terribile pericolo di vita. Stordito ti chiedi da dove stracazzo le venga ‘sta idea malsana e lei tremando indica il pc e sussurra ” l’ho letto su Internet”. Cominci a capire e pensi anche di poter dominare la situazione (povero illuso). Dai un’occhiata alla pagina che stava leggendo e che tratta di un terribile morbo mai sentito, quello di Swillinson appunto (la ricerca approfondita sulle complicanze del caso è cominciata appena usciti dal gabinetto del pediatra, nota bene) e cerchi di spiegarle che la malattia in questione si manifesta con la perdita dei capelli, la gobba, il vomito compulsivo oltreché con l’arrossamento del sedere, e il tuo pupo è sano e vispo!

Credi di essertela cavata egregiamente quando lei ti guarda atterrita e ti dice: ”Ma me l’ha detto la Pippi che c’è in giro“

Inciso:

Ogni donna ha una, e una sola amica, di norma con un nome abbreviato (Pippi, Sandy, Lilly, Betty) di cultura scarsissima o inesistente, garrula e insopportabile, piena di sé e sputasentenze madre di un figlio tre o quattro anni più grande del tuo, normalmente grassottello, brufoloso e, secondo te, leggermente ritardato, che ha comprato la fiducia della tua intelligentissima e adorabile metà regalandole un borsone di vestitini usati dal suo piccolo mostriciattolo. Con questo semplice gesto è diventata immediatamente consulente pediatrica a tutto tondo ed ha invaso la tua vita. Qualsiasi concetto eruttino le labbra, di norma troppo pennellate da rossetti di tonalità imbarazzanti, della signora, gode di credito assoluto e fede cieca.

Fine dell’ inciso

La battaglia è persa, non si demolisce la Pippi in mezz’ora. Ma ti viene, fulminante, un’idea, una carta estrema ma efficace. Pigli il telefono e chiami tua madre. Tua madre ti ha tirato su a pastasciutta con la salsiccia e ceffoni. Ti ha visto tornare a casa con braccia rotte, occhi neri, ferite misteriose e tutto quello che è riuscita a dire è stato “Tutto bene amore?“ poi è tornata a stendere i tortelli. Tua madre quando hai avuto l’appendicite voleva farti mangiare le polpette tre ore dopo l’operazione. Tua madre è insopportabile in svariati frangenti ma diavolo, è un caterpillar. Le spieghi la situazione e la sconcertante risposta è una cosa del tipo: “è di sicuro l’acqua, che è piena di calcare e pesticidi, che gli crea l’irritazione, figlio mio sarebbe meglio se vi  trasferiste a Zafferana Etnea (se vivi a Cusano Milanino, a Pieve di Cadore se sei di Napoli)  lì si che c’è l’acqua buona…” Sconvolto, le chiedi come abbia potuto partorire questa enorme stronzata e lei candida: “ L’ho letto su Nonna in Forma…”

A questo punto non ti resta che prendere la via dell’osteria.

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