Instavista a The Queen Father

Circa un anno e mezzo fa ho avuto il piacere di imbattermi nel profilo Instagram di The Queen Father, non conoscevo la sua storia e tanto meno il suo blog, ma trovavo le sue fotografie molto belle e cariche di evocazioni romantiche.
Marco è un papà full time, con un marito spesso lontano da casa per lavoro, che si trova a dover affrontare le problematiche inerenti famiglia e figli con grande ironia ma anche con grande impegno e responsabilità.
Oggi mi ritrovo a leggere i suoi post sempre con estremo piacere e dal grande seguito che ha ottenuto noto che sempre più persone apprezzano il suo umorismo e la sua sensibilità nell’affrontare tematiche familiari e non con grande sincerità, senza peli sulla lingua.

the queen father

Marco come è nata l’esigenza di raccontarti in un blog?
La cosa è nata dall’esigenza di dare sfogo alla creatività che ho sempre utilizzato nel mio lavoro prima di diventare papà a tempo pieno. In seguito scrivere il blog è diventato un veicolo per raccontare la verità sulle dinamiche di una famiglia omogenitoriale, per chiarire malintesi (soprattutto la misinformazione e la disinformazione a riguardo) ed abbattere i pregiudizi legati all’omosessualità. Sí insomma, robetta. Ah, e poi raggiungere la dominazione dell’universo, se c’è tempo.

Quanto ti piace Instagram? E che rapporto hai con la fotografia?
Adoro Instagram! È una vera passione. Il rapporto che ho con la fotografia è molto casuale, nel senso che non posseggo nemmeno una macchinetta fotografica ‘seria’ ed utilizzo esclusivamente il mio telefono per fare foto. Può non sembrare la scelta ideale in termini di attrezzatura, ma il bello di Instagram è la freschezza e la spontaneità di un attimo fortuito, catturato col telefono che porto sempre in tasca ed arricchito dalla bellezza dei vari filtri. Non si tratta di essere dei bravi fotografi, si tratta di saper osservare, di avere un po’ di poesia negli occhi, che poi è nell’occhio del fotografo che nasce la foto come veicolo di sensazioni.

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A volte i social network sono la causa di “discussioni” familiari…anche a casa tua succede?
Vivendo all’estero da 16 anni ormai, i social network sono un modo per tenere il dito sul polso della società in Italia. Sono un’ importantissima sorgente di informazione che mostra, in maniera meno filtrata di quanto succede su giornali e televisione, il cambiamento di pensiero, di valori e di costumi. Sono anche un potentissimo strumento di marketing, dove è possibile isolare più precisamente un target o sensibilizzare una parte della società. I social sono ‘pensiero in movimento che costruisce ponti’. L’unica discussione in famiglia riguarda il tempo che io puntualmente dedico ai social. Con un blog che sta crescendo giorno per giorno e la rete di contatti e collaborazioni professionali in espansione, mi trovo più coinvolto ed impegnato di quanto non avessi pianificato. È il prezzo delle grosse soddisfazioni.

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Non è sempre facile lasciare il proprio lavoro per dedicarsi ai figli full time, o meglio, alcuni genitori riescono a vivere questa situazione con serenità per altri rappresenta una grande rinuncia causa spesso d’insofferenza e insoddisfazione.
Tu come hai vissuto questa scelta? E quanto è stato difficile per te rinunciare alla tua carriera ?
Tutti hanno un’idea più o meno uniforme delle difficoltà legate alla genitorialità a tempo pieno. Quello per cui nessuno si sofferma a prepararti è l’enorme solitudine e l’isolamento che i nuovi genitori spesso si trovano a dover affrontare, soprattutto quando si cresce un figlio in una grande città senza il supporto di famiglia o di parenti prossimi. Crescere un figlio è un’impegno enorme che non conosce orario e richiede costanza e sostanza. Sí, insomma, alla faccia di chi dice che in quanto coppia gay potevamo comprarci il cane.
Rinunciare alla carriera è stato naturalissimo per me, dopo aver aspettato 3 anni per raggiungere la genitorialità non avevo dubbi. Certo, le conseguenze di una scelta cosí drastica a livello personale sono state enormi, ma mi hanno dato modo di reinventarmi e di creare una ‘professione’ dal nulla. Anzi, dal mio quotidiano, raccontato, dissertato, sminuzzato e ricucito. Il risultato è un blog che registra ormai più di 40mila visualizzazioni al mese. L’altro mio bambino. Quello buono. ;0)

Come è cambiata la vita di coppia dopo la paternità?

Beh, puoi immaginare, dal momento che sei una mamma. Prima c’eravamo solo noi due a correre dietro al mondo, alla curiosità ed alla voglia di fare e vedere. Oggi invece corriamo dietro alla curiosità ed alla voglia di fare e vedere di un quattrenne che, a differenza di noi, non si ferma mai neanche per un secondo. O per un cocktail. Scherzi a parte, viviamo le stesse dinamiche di qualsiasi altra coppia con figli per cui ogni cosa che prima era spontanea e vissuta a pelle, ora deve essere pianificata. Con la speranza di non subire sabotaggi.

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Tu vivi all’estero da tanto tempo, quanto è stato difficile crescere tuo figlio lontano dalla tua famiglia?

Sono stato indipendente da subito come genitore. Ho imparato a fare affidamento solo su di me e su mio marito, che è una bella scuola. Ciò non toglie che sia in effetti difficile crescere un bambino senza il supporto pratico della famiglia. A livello emotivo poi è dura soprattutto perché io sono attaccatissimo ai miei genitori e mio figlio è pazzo di sua nonna! Cerchiamo di stare insieme il più possibile e durante l’anno ci vediamo tutti almeno 4/5 volte. Adesso che siamo a Parigi poi, per i miei è ancora più facile raggiungerci senza pensarci troppo e la famiglia londinese è ad appena 2 ore e mezzo di treno!

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Per chi avesse voglia di conoscere meglio Marco ecco i suoi riferimenti:

http://www.thequeenfather.com/

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