Internet in cinque mosse

#laretechecipiaceLunedì 10 febbraio si è tenuto un importante incontro voluto dal Telefono Azzurro, sui temi di tutela e prevenzione dei minori nei confronti del web. Nonostante Beatrice abbia ancora solo 7 anni, mi sono ritrovata a riflettere molto sugli argomenti trattati. E, data la velocità con cui crescono, gioco d’anticipo anche con Dodo, che si ritrova inevitabilmente ad avere a che fare con il mondo digitale molto prima rispetto a lei.
Non starò a riprendere le tematiche trattate (che potete trovare sia nel programma dell’incontro qui, sia in questo nostro post), ma solo ragionare con voi su come si possa rendere sicura la navigazione di bambini che ancora sanno poco del mondo reale, figurarsi di quello virtuale. Non vorrei però deminizzare uno strumento che ritengo valido e di cui faccio uso quotidianamente. Il mio intento, quindi, sarà quello di rendere il web una fonte di informazioni, solo in caso di necessità, e far comprendere che la vita vera si svolge al di fuori di uno schermo acceso. Come farò? Ci poverò in cinque mosse!

Punto primo: come? Ora che sono piccoli ovviamente non hanno libero acccesso al computer di mamma o papà, ma a volte hanno in mano il nostro cellulare o smartphone che dir si voglia e che, bontà sua, accede alla rete con grande facilità. La mia fortuna è di avere Bea come figlia maggiore, per cui so che se le dico che lei su You Tube non deve andare o che per cercare le foto dei My Little Pony su Google ci devo essere anche io, seguirà le mie direttive (almeno per ora che ha sette anni). Con Dodo sarà un altro paio di maniche visto che fa sistematicamente il contrario di quanto gli venga detto… In ogni caso sarà mio dovere e desiderio munirmi quanto prima di sistemi di Parental Control, disponibili sia per smartphone che per pc.

Punto secondo:cosa? E’ molto importante a mio avviso, che il web venga considerato una sorta di gigantesco dizionario enciclopedico illustrato e fino alle medie (magari oltre!) lo imposteremo in questo modo. L’accesso ad Internet, fino a quel momento, sarà legato ad una ricerca scolastica, per esempio, o anche al desiderio di vedere Paesi del mondo, animali selvaggi, quadri famosi. Allora sì che Internet diventa uno strumento “buono”, che stimola la curiosità e la conoscenza!
Corollario a questo punto: cosa usare? Ovvero: computer e Internet non sono la stessa cosa! Sembra ovvio a noi, ma in realta non è così. Per i miei bambini, accendere il pc equivale a cercare (in rete) i disegni dei cartoni da colorare (al momento l’attività più gettonata) o sentire canzoni dei film Disney. Ma ovviamente il computer è molto di più. Facciamoglielo vedere! Carichiamo giochi educativi per le giornate di pioggia, insegnamo loro a scrivere una e-mail a papà al lavoro, disegnamo stelle colorate e salviamole nella loro cartella personalizzata. Si sentiranno dei piccoli campioni informatici!

Punto terzo: perchè? Ovvero, spiegare lo scopo di Internet. Ritengo questo punto molto importante, la mia personale bandiera nella crescita dei miei figli: dare spiegazioni (o almeno provarci, sempre). Dai troppi dolci che possono far male alla pancia ai salti sul letto che possono far male alla testa, tutti i miei NO sono corredati da spiegazioni (qui vige la regola: “Perche No non è una risposta!”). Ma anche il premio per la bella pagella o la ricerca di una foto di un vecchio cartone animato (genitori nostalgici, siamo!) ricevono ricche motivazioni (e forse anche un po’ logorroici…). Come potrei non spiegare il male e il bene di uno strumento che diventerà sempre più di uso comune? Quindi, parlare prima di accendere; confrontarsi prima di cercare.

Punto quarto: dove? Mai in camera da letto. Se in casa non si ha la possibilità di avere una stanza adibita a studio, meglio puntare sull’acquisto di un computer portatile che potrà essere utilizzato in cucina o in soggiorno. La tentazione di navigare (anche se in sicurezza) durante il momento dei compiti, per esempio, ci sarà sicuramente. Ma Internet deve essere uno strumento, non una distrazione.

Punto quinto: quando? Risposta: quando serve davvero! Le foto della Tour Eiffel guardiamole con loro sfogliando l’album del viaggio di nozze dei nonni. La domanda sulla Seconda Guerra Mondiale per il tema facciamogliela raccontare dal vicino di casa, che in guerra c’è stato davvero. Insomma, vorrei che passasse il messaggio che Internet non può sostituire la vita reale. Perchè oggi le domande rivolte alla rete sono “innocue” ma tra pochi anni, durante l’adolescenza, potrebbero non esserlo più. Vorrei che capissero che il rapporto umano è insostituibile, che i problemi meglio raccontarli in spogliatoio a danza (magari prima alla mamma, ma forse è chiedere troppo!) invece che digitarli su una fredda tastiera.

Poche “regole”, ma chiare per me e per loro (e spero anche per voi), che cercherò di tener presente in tutti gli alti e bassi della loro crescita, con la certezza che il parlare sia il punto focale del rapporto mamma/Bea&Dodo. E sempre lo sarà!