“io” e “noi”: cose che abbiamo perso

Ti viene di pensare che non è vero. Che non può essere. Che devi esserti svegliata in un mondo a rovescio, un pianeta piatto, una realtà parallela e assurda che non riconosci.
Gli ultimi giorni sono stati pesanti e gonfi di riflessioni.

Due avvenimenti, recenti ma sempiterni, purtroppo, venuti fuori o agli onori della cronaca o nelle nostre piccole realtà in maniera dirompente, costringendoci ad aprire gli occhi su cose che ogni genitore vorrebbe ignorare.

Al centro di entrambi ci sono i bambini e gli adolescenti: i figli, magari non i nostri, ma senza dubbio i figli di qualcuno. La cosa più preziosa che abbiamo, come genitori e come genere umano, per questo la ferita è stata forte.

I due fenomeni, quello delle baby prostitute e quello dei profili pedopornografici sui social network, alla fine sono strettamente legati, se ci si riflette.
Si pensa che le adolescenti prostitute, essendo più grandi, possano a volte anche essere consenzienti, che il problema sia diverso.

Del resto per l’opinione pubblica, spesso, un bambino è assolutamente sempre una vittima, un’adolescente può scegliere. Ecco, no. Non è detto.
Un adolescente non ha la maturità di scegliere: se non gli si dà un binario di valori, di etica, di morale, l’adolescente prende ciò che è facile, non ciò che è giusto.

Del resto viviamo nel mondo della scorciatoia, del furbo, delle ninfe nella villa dell’orco di turno, magari anche accompagnate da papà.

In entrambi i casi, pedopornofilia e baby prostituzione, si tratta di persone violate: le prime attraverso atti osceni e fisici non voluti, le seconde attraverso una visione del mondo talmente tanto distorta da portare ad accettare atti osceni e fisici con sconosciuti per soldi, per l’iPhone, la borsa, il regalo.
Alla base c’è un mondo malato, un’infanzia non protetta, figli non educati alla vita, valori non trasmessi.
E a farne le spese loro, la generazione più piccola, quella non formata, non pronta, debole.

Questi bambini e adolescenti da proteggere, da chi sono stati lasciati indietro?
In che momento sono stati persi, in che modo sono stati lasciati così soli da cadere nelle mani dell’orco di turno o da pensare che vendersi sia un’alternativa a una vita più difficile ma rispettosa e onesta nei confronti di se stessi?
Dov’erano gli adulti? Le figure deputate alla cura, alla protezione, all’educazione, alla formazione… dove erano?
Quelle che dovevano interpretare segnali di disagio, mancanze morali, interpretazioni sbagliate della società, individuazione di modelli dannosi, perché non sono intervenute?
Quelli che dovevano vigilare e instradare, dove erano?

Queste sono le riflessioni che dobbiamo fare, oltre alla logica e doverosa condanna del pedofilo o del porco di turno. Quelli è assodato che siano colpevoli. Ma la società, che responsabilità ha nei confronti di questi fenomeni?

La società che avalla modelli di vita superficiali e alla ricerca del minimo sforzo, la società che preferisce non guardare perché “non è pronta”, perché “mi fa male vedere queste cose”; quella che invece guarda ma rimane solo a guardare senza mai metterci del suo perché “qualcun altro ci penserà”, quella che passa indifferente, magari si indigna davanti alla trasmissione X ma poi lascia un bambino o un adolescente solo davanti alla tv spazzatura o con uno smartphone in mano.

Ma la “società” è fatta di tanti piccoli “io”, non è un’entità astratta.
E quei piccoli “io” possono agire. Se tanti piccoli “io” lavorano su un percorso comune forse si arriverà da qualche parte.
Se il piccolo “io” ragiona non solo su se stesso ma anche su come l’esterno possa condizionare i piccoli “io” vicini a lui, magari potrebbe rinascere anche una coscienza civile. Che non è come il vestito portato in tintoria per il matrimonio o il funerale, che non è che la puoi tirare fuori e smacchiartela solo quando certe cose le vedi in televisione o capitano vicino a te e se sono lontane pace.

La protezione dell’infanzia e dell’adolescenza non compete solo a chi le ha generate.
Questi bambini e adolescenti perduti li abbiamo perduti tutti, quando ci siamo dimenticati che tanti “io” fanno un “noi” e che se noti qualcosa che non va nell’orto del tuo vicino è opportuno che tu lo avvisi, che lo aiuti, che intervenga. Se noti qualcosa e non intervieni, sei un complice. Forse il tuo intervento sarà una goccia nell’oceano, ma sarà qualcosa, magari inverterà una tendenza, risveglierà coscienze.

Se l’”io” pensa al “noi” e fa qualcosa, se pure non raggiungerà lo scopo al massimo potrà non ottenere risultati; se al contrario pensa che competa al “tu” o al “voi”, farà il gioco di chi dell’interpretazione del mondo basata su quei pronomi personali e sull’indifferenza generale ci ha fatto i nodi della sua rete e ci cattura la gente.

Contro certe cose serve un fronte comune, serve una riflessione generale, serve iniziare a pensare in termini di “noi”. Quei bambini e quegli adolescenti perduti e violati sono bambini e adolescenti “nostri”, non “tuoi”, “suoi”, “vostri”, “loro”. Sono tesori che abbiamo permesso venissero rubati perché abbiamo lasciato aperte le porte dell’indifferenza e del “pensateci un po’ voi”.
Forse è semplicemente ora di chiuderle, quelle porte.