La diastasi addominale post parto

Una patologia molto diffusa ma poco riconosciuta nelle donne che hanno affrontato una gravidanza e partorito è la Diastasi Addominale. Di cosa si tratta? Da cosa è causata e come si cura? A tutte le nostre domande risponde L’Associazione Diastasi Italia ODV.

  • La diastasi addominale: la patologia delle mamme

Se avete partorito da tempo, ma vi è rimasta una strana pancia, simile a quella di una donna in gravidanza, se per sport o per lavoro sollevate pesi importanti ed il vostro addome non vi sembra “normale”, se avete dolori lombari, incontinenza o instabilità del bacino, può darsi che abbiate la DIASTASI ADDOMINALE.

  • Cos’è la diastasi addominale: diagnosi e cura.

La diastasi addominale consiste nella separazione eccessiva della parte destra dalla parte sinistra del muscolo retto addominale, le quali si allargano, allontanandosi dalla linea mediana.

Durante la gravidanza le due metà dell’addome si dividono naturalmente per fare spazio all’utero che cresce, andando incontro ad una diastasi del tutto fisiologica, che avviene per la stragrande maggioranza delle donne.

In genere nel post parto i retti addominali tornano col tempo al loro posto, in un periodo variabile che può andare dalle 8/12 settimane fino ad 1 anno.

Quando lo spazio tra i retti addominali non si riduce in quel lasso di tempo, allora si può andare incontro non solo ad un problema estetico, caratterizzato da una pancia prominente che aumenta di volume nell’arco della giornata (mancando la funzione di contenzione dei retti addominali, infatti, gli organi interni premono verso l’esterno dando alla pancia una caratteristica forma a palloncino tipica della gravidanza) ma anche funzionale, potendo essere causa di ernie epigastriche e/o addominali, prolassi e di disturbi quali dolori lombari, incontinenza, nausea e perfino difficoltà di respirazione e digestione.

diastasi addominale

  • Le cause.

Purtroppo, le cause di questa patologia non sono ancora certe ed univoche, allo stato sono stati rilevati i seguenti dei fattori di rischio:

  • l’età della gestante superiore ai 35 anni;

  • il feto con un peso elevato;

  • la gravidanza gemellare;

  • altre gravidanze precedenti.

In alcuni casi, durante la gravidanza, è possibile diminuire il rischio di comparsa della diastasi dei muscoli retti addominali attraverso alcuni semplici accorgimenti:

  • attenzione alla postura correggendo posizioni errate, anche quando si cammina;

  • sedersi nel modo giusto con schiena dritta e i piedi ben appoggiati a terra;

  • sotto il controllo di un fisioterapista effettuare una moderata attività fisica senza sforzi eccessivi;

  • eseguire degli esercizi per potenziare ed allenare i muscoli del pavimento pelvico;

  • La diagnosi

È possibile verificare la sussistenza di questa patologica tramite una autovalutazione del proprio addome:

  • Sdraiata supina piega le ginocchia tenendo le piante dei piedi appoggiata a terra. Metti una mano dietro la testa e l’altra sopra il muscolo addominale. Le dita devono essere sopra la linea mediana ma parallele alla linea della vita all’altezza dell’ombelico.

  • Premi leggermente con le dita sul muscolo addominale rilassato.

  • Solleva testa e spalle dal pavimento senza piegare il collo e senza avvicinare il mento allo sterno, come per effettuare il “crunch” (addominali) contraendo il muscolo addominale.

  • Muovi le dita a destra e sinistra alla cercando le pareti del muscolo. Se viene eseguita in modo corretto, a mano a mano che la contrazione aumenta, si dovrebbe notare una diminuzione del “foro” nell’ addome, tra i due retti.

Nel sito di Diastasi Italia, interamente dedicato alla diastasi addominale, potrete trovare anche un video esplicativo su come effettuare correttamente l’autovalutazione

http://www.diastasiaddominale.com/i-passi-da-seguire-per-la-diagnosi-di-diastasi/

Si parla di diastasi addominale se la separazione dei retti è di almeno 2-3 dita

diastasi addominale

  • La cura

A questo punto è consigliabile effettuare un esame diagnostico specifico per valutare bene la distanza tra i due muscoli e l’entità del danno, ovvero una ecografia della parete addominale o ecografia muscolo tendinea per sospetta diastasi.

Se dall’ecografia si evidenzia una diastasi lieve, quindi inferiore o uguale a cm 2,5/3 è possibile tenerla a bada con specifici esercizi di rinforzo della parete addominale e di sviluppo degli addominali obliqui e transversi.

Molte mamme hanno trovato molto giovamento attraverso la ginnastica ipopressiva.

Nel caso di diastasi medio-gravi, l’unico rimedio risolutivo è il trattamento chirurgico basato sulla sutura dei retti addominali a cui solitamente segue un’ addominoplastica funzionale.

diastasi addominale
diastasi patologica

Solo alcune regioni italiane passano l’intervento con il Sistema Sanitario Nazionale e con parametri tra loro molto diversi. I tempi di attesa in lista, poi, variano da pochi mesi a diversi anni a seconda della struttura.

Per divulgare la conoscenza di questa patologia, nel 2015, nasce un gruppo facebook denominato Diastasi Italia Official Group che ad oggi accoglie, supporta e sostiene oltre 19.000 donne che presentano o hanno risolto questo problema ed in seguito, grazie all’attività di volontariato di alcune mamme, nasce anche l’Associazione Diastasi Italia ODV.

L’Associazione Diastasi Italia ODV mira a far riconoscere la diastasi addominale una patologia operabile in tutte le Regioni d’Italia tramite servizio sanitario nazionale (abbiamo anche pubblicato una petizione rivolta al Ministero della Salute che ad oggi ha raccolto oltre 43.000 firme).

Le mamme, sottoposte all’ intervento chirurgico, dichiarano di aver ottenuto grandi giovamenti soprattutto a livello funzionale, oltre che estetico, come Elisa B., la quale racconta così la sua storia e il suo percorso di rinascita.

Erano ormai passate diverse settimane dal parto e ancora mi sembrava di sentire quella fastidiosa domanda che mi era stata rivolta in ospedale “come mai ancora quella pancia? Non è che ne hanno dimenticato uno dentro?”.

Certe parole sono come spade che trafiggono l’anima e ti tormentano fino a far vacillare la tua autostima.

Spinta da quel sentimento di sconforto, decisi di darmi da fare, anche se in cuor mio sentivo che era troppo presto. Che cosa potevo fare di meglio se non esercizi per gli addominali?! Provai a farli e mi accorsi che la mia pancia, ad ogni crunch, assumeva una strana forma a punta, sembrava quasi di avere una pinna; quindi, perplessa, decidevo di lasciar perdere la ginnastica.

Cercai di accettare questa mia nuova condizione fisica e quando parlavo con qualcuno della mia pancia prominente, mi sentivo ripetere ‘Ma hai un bimbo meraviglioso, cosa ti interessa della pancia?’ altri’ Il dono più meraviglioso ce l’hai SUL grembo non IN grembo!’

Passavo ore ad allattare il mio bimbo e lo guardavo, persa in così tanto amore da non accorgermi dei continui dolori lombardi; con il passare del tempo, poco alla volta, iniziai a prendere coscienza dei miei problemi, prestando attenzione a tutti i miei sintomi.

Non stavo bene. Dal letto, certe mattine, mi alzavo solo se ero sola con mio figlio, mi rendevo conto che, a causa dei miei fastidi, stavo togliendo del tempo alla mia famiglia; dovevo darmi da fare. Dovevo capire. Dovevo trovare un rimedio. DOVEVO. Non c’era nessun’altra opzione contemplata. 

Iniziai a far visite, esami, analisi, con i risultati puntualmente negativi. Ero sconfortata.

Ad un certo punto, provai anche a trovare la soluzione medica su internet, inserii tutti i miei sintomi nel motore di ricerca, premetti invio e come prima risposta, trovai il sito www.diastasitalia.it

Parlava di una patologia legata al distacco dei retti addominali: lessi velocemente pagina per pagina, ricordo ancora oggi il magone che mi assaliva ed il sorriso che mi si stava disegnando in volto. Avevo trovato un nome a ciò che avevo “DIASTASI” Mi informo sul da farsi per gli step principali: ecografia, visita chirurgica, esami preoperatori, intervento.

Presa dall’euforia non diedi peso alla parola intervento; a mente fredda, poi, mi convincevo che non era una cosa fattibile, è comunque un post-operatorio impegnativo: non avrei potuto prendere in braccio mio figlio per un bel po’ di tempo, per due settimane sarei dovuto stare sdraiata, sarei dovuta dipendere dagli altri, ma ero stanca di sentirmi male e di assumere medicinali. Sentimenti in lotta.

Ho tentennato per mesi, fino a quando decisi che era arrivato il momento di prendermi cura anche di me stessa.

Quando poi mi trovai in ospedale per l’intervento, con mia madre al mio fianco, capii quanto ero stata fortunata ad avere i miei famigliari al mio fianco, un sostegno che tutte dovremmo avere.

Mi resi conto, solo dopo qualche ora dal risveglio, che potevo parlare al passato di questa patologia.

Sdraiata a letto, giorno dopo giorno, assaporavo la mia ritrovata funzionalità, la scomparsa dei miei fastidi.

Ora guardo la mia pancia attraversata da una cicatrice, che per me rappresenta la fine di un brutto periodo e il ritorno a giornate spensierate. Per me quella cicatrice rappresenta la mia rinascita come mamma e come donna.”