La dura vita da spiaggia dei genitori

Sono da poco tornata dalla mia quarta vacanza da mamma e questa volta mi sono deliziata ad osservare la fauna in spiaggia, gli altri genitori per la precisione.

Ricordo che la prima vacanza al mare da mamma la trascorsi spalmando Matilde di protezione solare ogni 20 minuti, spruzzandole a forza acqua in gola per non farla disidratare. Mio marito ed io seguimmo una rigida routine da ospizio come le esigenze di un bimbo richiedono. Rappresentammo egregiamente i classici genitori alle prese con il primo figlio, che guardano allibiti i figli degli altri che a mezzogiorno sono in riva al mare senza cappellino, mangiano liberamente manciate di sabbia, fanno merenda con pizza e patatine e poi si tuffano direttamente in acqua, protezione solare questa sconosciuta, stanno alle giostrine tutte le sere fino a mezzanotte.

Matilde tornò da questa vacanza più bianca di prima e anche noi naturalmente, ma tutto andò bene, nessun colpo di calore, nessuna scottatura, nessuna congestione in mare e neanche un granellino di sabbia ingerito, in effetti Matilde fu una sorvegliata speciale più che una bimba in vacanza, ma si divertì ugualmente e noi superammo incolumi la nostra prima prova! Solo io fui colpita da coliche addominali che mi portarono ad essere operata a fine estate ma questa è un’altra storia.

Quest’anno ho ammirato dal mio ombrellone i piccoli bambini completamente vestiti di bianco e con la poca pelle esposta ricoperta dalla patina bianca della protezione solare, prontamente rispalmata al minimo accenno di assorbimento, a cui venivano concessi pochi passi in riva al mare. Per un bagnetto vero e proprio infatti dovevano attendere che il termometro messo nella vaschetta gonfiabile sotto la tenda speciale, con filtri UVA e UVB, segnasse 37 gradi.

A pochi metri da queste tende super filtrate ho invece osservato le classiche dinamiche da ombrellone. Padri comodamente assorti nella loro settimana enigmistica mentre le mamme, tra un acuto e una sculacciata, si barcamenano tra i loro quattro figli e altri quattro acquisiti dagli ombrelloni vicini.

L’ ombrellone più affollato è sempre quello della famiglia con un unico figlio piccolo e un bel borsone pieno di giocattoli che i genitori, ancora nella fase particolarmente premurosa, si sono preoccupati di portare pur sacrificando lo spazio per le loro mutande nei bagagli. Questi giochi attraggono infatti tutti gli altri figli di genitori più sgamati che hanno dimenticato a casa proprio quella fatidica sacca e diventano motivo di pianti e litigi a colpi di palettate sul naso del fortunato bimbo. Tutto accade sotto l’ombrellone dei premurosi genitori che dopo tre giorni solitamente bucano senza pietà il pallone, il materassino, il canotto e affogano nelle biglie tutte le paperelle.

la dura vita da spiaggia dei genitori

Ma ho contemplato anche i papà partecipi alla vita da spiaggia in compagnia dei loro figli, così partecipi che trasformano in un cantiere la riva, costringendo i bagnanti ad un percorso ad ostacoli per accedere al mare. Questi padri entrano in piena competizione con i loro simili, scavano buche così profonde, che se per caso un bimbo ci finisce dentro si sente l’eco della sua richiesta di aiuto. Costruiscono castelli di sabbia così alti che chi ha pagato quanto un’ automobile l’ombrellone in prima fila per gustarsi la vista mare assume qualcuno per far abbattere queste composizioni. In tutto questo i figli si possono divertire solo guardando, guai a chi tocca l’opera in costruzione che presto smette di diventare un gioco da spiaggia innocente.

la dura vita da spiaggia dei genitori

Non potevano poi certo mancare i servizi fotografici, quelli delle mamme che superano la prova costume dopo aver vissuto un inverno a colpi di addominali e gallette di riso pur di conquistare il loro momento di gloria in spiaggia. Verso mezzogiorno queste mamme in formissima si piazzano sul bagno asciuga per farsi immortalare da ogni angolazione incuranti del fatto che i figli nel frattempo stanno affogando o si stanno ustionando, finché non arriva il momento della foto ricordo con prole, che viene quindi salvata in extremis.

Io quest’anno faccio parte delle mamme con pancione, specie che ho sempre guardato con gli occhi a cuoricino non immaginando cosa comporta in realtà sfoggiare un bel pancione in spiaggia.

Praticamente diventi un fenomeno da baraccone, i bambini più piccoli ti guardano come se ti fossi mangiata il loro cagnolino, quelli un pochino più grandi si scambiano sguardi e risatine tra loro ( e non voglio sapere cosa frulla nella loro testa), le bambine nella loro innocenza ti interrogano per sapere cosa ti è accaduto: “Hai un bambino nella pancia?” – “Come ci è entrato?” – “Quando esce?” – “Come lo chiami?” – “Non ha caldo se stai al sole?” conversazioni così rilassanti che ti guardi intorno e ti chiedi dove sono i loro genitori e perchè non vengono gentilmente a salvarti.

Ma come se non bastasse il tuo pancione è fonte di scommesse tra vecchiette che ti passano vicino e con una scusa ti attaccano il bottone del “Quanto manca?” in base alla risposta danno il via ai commenti. Nel mio caso ho ingenuamente iniziato a rispondere in tutta sincerità per poi concludere la settimana rispondendo di aver deciso di venire a partorire in Spagna, sì perché le dimensioni della mia pancia dimostrano che il lieto evento è imminente, evitandomi così sguardi scioccati e compassionevoli. Le vecchiette regalano anche moltissimi consigli travestiti da loro ricordi di gioventù e hanno sempre una nuora nelle tue stesse condizioni che però è andata in montagna, perchè si sa che il mare fa male.

Che dire, la vita da spiaggia non delude mai, è come andare al cinema.

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