La femminiltà secondo noi

Io a due anni: capelli corti e ginocchia sempre sbucciate.
Bea a due anni: si faceva riempire di collane da sua zia e andava in giro per casa dicendo “come sono elegante!, con un tono da regina.

Io a quattro anni: capelli ancora corti e salopette.
Bea a quattro anni: pretendeva di andare tutti i giorni all’asilo con gonna, possibilmente a balze, maglietta il più brillante possibile e ballerine.

Io a sei anni: capelli meno corti, ma con l’aggravante del crespo (iniziava la mia disavventura con ricci indomabili)
Bea a sei anni: si è tagliata da sola la frangetta a scuola, perchè si sentiva più “carina”.

Io a sette anni e mezzo: cantavo, ballavo e saltellavo.
Bea a sette anni e mezzo: canta, balla, saltella e pensa alla stranezza dei baci sulla bocca…

Mi sono chiesta spesso, da quando Beatrice era piccola, se la sua passione per il rosa, per le paillettes e per le principesse fosse innata o meno. Dal momento che io sono molto poco incline a pizzi e merletti, ho sempre preferito jeans e sneakers a gonne e tacchi, ho creduto che il sentirsi femminile potesse essere relegato a rare occasioni. Ma non è così per mia figlia. E se adesso posso dare la colpa (se di colpa si può parlare, che in fondo forse la strana sono io…) ai confronti con le altre bambine, al mondo scolastico che la circonda, non avrei potuto fare lo stesso ragionamento quando aveva due anni.
Per cui, sì, Bea è nata con un senso di femminiltà e un desiderio di sentirsi bella molto accentuati.
Il fatto inoltre che sembri molto più grande di quella che è, sia per altezza, sia per i discorsi che fa, mi crea qualche ansia.
Ansia? Come mai? Ma perchè purtroppo viviamo in un mondo dove spesso i modelli presentati sono veline e corpi in mostra, dove andare a scuola da soli a 10 anni non è più decisamente consigliabile, dove vince il più furbo, raramente il più meritevole. E’ una triste verità (forse un po’ esagerata e pessimistica, direte voi) e cerco di non sventolarla davanti a lei per quella che è. Stiamo iniziando a metterla in guardia dai pericoli della vita, stiamo fissando dei paletti ragionevoli per evitarle delusioni o problemi.
Erano argomenti a cui non pensavo seriamente quando a tre anni sceglieva immancabilmente gonna e cerchietto. E’ piccola, c’è tempo, mi dicevo. Avevo scherzosamente stabilito la regola dei tre NO: no vestiti neri, no smalto alle unghie, no orecchini. Sullo smalto ho ceduto solo una volta in montagna, in vacanza con le cuginette più grandi. Non sono certo regole fondamentali e presto le infrangeremo insieme. Ma quel tempo che mi sembrava così lontano è volato in fretta, giuro non è solo un modo di dire! Ed eccola qui, in seconda elementare, che pensa a chi dare il suo biglietto di San Valentino!
In ogni caso ritenevo, e ritengo ancora, che sia la famiglia la base per la crescita sana dei nostri figli. I modelli che trovano in casa, il modo di parlare con loro, il modo stesso di parlare fra noi genitori, sono le fondamenta della loro vita. Non è sempre facile, ma è uno sforzo che ci siamo imposti e che sta dando i suoi frutti.
Bea, pur godendo dei complimenti per il suo aspetto, ora preferisce Harry Potter alle principesse, i libri alle Barbie, i Queen al Pulcino Pio. E non sto certo demonizzando principesse, Barbie e canzoncine! Però sono felice di vedere che i suoi gusti si stanno delinando indipendentemente da chi la circonda, che queste sono scelte personali che la rendono felice, che non si sta sforzando per rendere fieri mamma e papà. Che sta crescendo e, secondo la mia ottica personale, sta crescendo bene! Il nostro lavoro non si ferma certo qui, ma è un buon passo in avanti.

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E poi c’è Dodo, ma quella è tutta un’atra storia…