La lunga notte di Adele in cucina

Una notte insonne, una cucina in cui impastare i pensieri, ritrovarsi nell’età adulta senza sapere come, in un lungo salto dall’adolescenza alla maturità, i ricordi che si susseguono in un bilancio della propria vita, un punto in cui ripartire per il futuro che è già pronto a bussare alla porta. Un romanzo ricettario e viceversa.

Vi è mai capitato di svegliarvi nel cuore della notte? Di girarvi e rigirarvi nel letto per provare a riaddormentarvi e nel vano tentativo decidere di alzarvi?
E’ quello che succede ad Adele una notte. Si alza stretta nella sua vestaglia, si reca in cucina ed inizia a preparare dei biscotti al cioccolato e fior di sale. Mentre impasta i biscotti si innesca un meccanismo di ricordi a catena: la sua vita a New York, la Giamaica, la sua infanzia, il rientro in Italia. Adele, ma potrei tranquillamente scrivere Livia (l’autrice), ha sessant’anni…

“è arrivata alle soglie della vecchiaia in motorino e senza casco, impreparata e con uno spolverino addosso”.

Adele ci accompagna per mano in una lunga notte insonne fatta di pentole, ingredienti e ricordi. Ripensa a ciò che stato, cercando di dare un senso alla sua vita, cercando di tirare le somme.

La lunga notte di Adele in cucina è un romanzo ricettario e viceversa, ai ricordi di questa donna si intrecciano le ricette di cibi strettamente connessi con la storia della sua vita, con le esperienze, con i sentimenti, con i sospiri e i respiri. E’ un racconto che lascia trapelare un po’ di nostalgia, la curiosità ma anche la malinconia, il dolore e l’affetto. E’ un confronto con questo nuovo inverno, con la nuova età che arriva avendo saltato a piè pari quella che la precedeva.

Quella che ci racconta Adele è una lunga notte per mettersi alle spalle il passato e guardare verso il futuro, per diventare finalmente adulta, anche se alla veneranda età di sessant’anni. I ricordi sono strettamente legati al profumo e ai sapori della cucina, senza quei profumi e quei sapori non ci sarebbero i racconti.

Leggendo questo romanzo vi sembrerà di fare salti avanti e indietro nell’esistenza di questa donna, che in pieni anni ’70 viveva in un loft newyorkese sballandosi e godendosi la vita, tutta d’un fiato. L’unico aggancio tra il passato, il presente e il futuro è la cucina, l’unico punto fermo in tutta la sua esistenza, simbolo di sé stessa, della sua personalità. In una vita in cui tutto cambia, gli amori nascono e finiscono, le amicizie si allontanano, si cambiano case e città, la cucina resta come unica certezza, ed è solo dalla cucina che si può dipanare questo fiume di ricordi e racconti che potrebbero tranquillamente essere assestanti.

Le ricette sono parte integrante della storia, il filo che unisce i racconti. E’ un romanzo in cui ci si può rivedere, difatti è normale ritrovarsi a fare dei bilanci, in quei momenti in cui malgrado l’età, le esperienze, il vissuto, ci si sente ancora fragili e per questo esposti ad eventi forti, quali il dolore, il peso di un passato che preme. La vita di Adele altro non è che la vita di una generazione.

Un romanzo fresco e “saporito” che vi invito “a provare”, sta bene sul comodino e sulla mensola in cucina.
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