La mammachepaura, se la conosci la eviti

La temiamo tutte, cerchiamo di evitarla ma no, il destino ce ne pone sempre davanti almeno una, nei nostri nove mesi da portatrici sane di bambini: è la mammachepaura
Lo scopo unico della vita della mammachepaura è quello di rendere la vostra vita da gestante e da madre meno serena di quello che potrebbe essere, probabilmente meno della sua. E’ praticamente un mostro mitologico capace di cibarsi delle paure durante la gravidanza.
La mammachepaura ti punta da lontano e, in genere, ti bracca. Può essere la madre di un compagno di tuo figlio, una conoscente o anche una perfetta sconosciuta, ma punta i suoi dentini diretti diretti al tuo collo da gestante.
I cavalli di battaglia di una mammachepaura sono diversi:

Dormi ora, non dormirai mai più. Eccola lì, l’evergreen. Sempre, te la dicono sempre, forse nella speranza che a bimbo outside tu dia loro ragione.
In realtà avere un figlio che dorme è una mera questione di culo, quindi la tipa ve la sta gufando alla grande e sarebbe il caso di fare i gesti scaramantici che si sa.

Ah, sei incinta?!?! Maddai, che bello, tanti auguri!!! Sai, mia cugina/sorella/vicina di casa/nonna lo ha perso ieri…
Ecco, ora, mi spiace per tua cugina/sorella/vicina di casa/nonna. Ma perché devi venire a dirlo a me?
Non c’è risposta che vi salvi: scappate.

Sai? Mio figlio è nato di sette mesi, e non aveva né unghie né capelli!
Indovinate di quanto siete, più o meno? Sette mesi, che casualità.
Quindi appena tornate a casa minimo minimo consumate tuttalagravidanzasettimanapersettimana, libro che tenete sul comodino da due giorni prima del test positivo, alla ricerca di una rassicurazione sull’aspetto di vostro figlio.
La risposta giusta sarebbe del tipo “beh, dai, nonostante quello oggi è un bimbo bellino”, ma di solito si ha pietà per la deficiente che abbiamo davanti e ci limitiamo a sorridere fintamente. L’importante è: non dare spago, altrimenti parte il disgraziere di famiglia.

– (a panza bella evidente) A me il medico ha smesso di contare i punti dopo i 70.
Se c’è una cosa che spaventa (comprensibilmente, anche) più o meno il 90% delle donne è proprio il ricamo in zona patata, si sa.
Ci sono varie risposte, tutte da me medesima collaudate, che potete dare ad affermazioni del genere. Si parte dallo spiritoso “Con tutti sti punti, te l’han data la pirofila?”, per arrivare al “ma ti han chiesto se volevi la cerniera, in vista del secondo?” e per finire nel “quindi alla fine ti han ricucito fino alla bocca, sai mi sa che l’han lasciata un po’ larga…”. Non abbiate paura di esagerare: ha cominciato lei.

Ammazza che panza, ma sei sicura non siano due?
Palma d’oro per la domanda idiota: in generale si fa un numero di ecografie, in gravidanza, che varia da un minimo di 3 a più o meno infinito, quindi mi pare un filo difficile che a metà del percorso ci sia una carrambata.
Anche lì la risposta giusta potrebbe essere: “Sai che non lo so? Vabbeh dai, se anche se ne aggiunge uno all’ultimo momento, aggiungo un posto a tavola e via

Ho fatto 156 ore di travaglio, volevo morire.
Un caposaldo. Ci sono travagli lunghi: esistono e si mettono in conto… ma possibile che tutte quelle che han fatto un travaglio lungo lo vengano a dire a te?
Diffidate di chi vi dice che ha fatto un travaglio eccessivamente lungo: in genere chi lo ha fatto davvero, e parlo di travaglio attivo non delle prime contrazioni, poi non si sogna di terrorizzare altre donne.
Anche in questo caso le risposte potrebbero essere molteplici, ma la risposta del Marito Paziente ad una che ha avuto la meravigliosa idea di dirlo davanti a lui, le batte tutte: “ecché ce l’avevi saldata? Ti hanno dovuto aprire col piede di porco?”. Anche lì, non abbiate pietà: se l’è cercata.

I racconti del parto.
In genere non li avete chiesti, ma puntuali arrivano e si intensificano di dettagli splatter in maniera inversamente proporzionale alle settimane che mancano al vostro.
Memorabile fu una mia compagna di corso preparto che, alla mia domanda classica , incauta, da ex primipara felicemente puerpera, “com’è andata?” fece partire il racconto di un parto precipitoso nel bagno di casa sua, mettendo la ciliegina sulla torta del “me so spaccata tutta”. Marito Paziente, che non meno di 6 giorni prima aveva assistito alla nascita del nostro primo figlio, è sbiancato come un lenzuolo, io ho camminato a gambe strette fino a casa.
Ricordate: che abbiate partorito o no, la domanda “com’è andata?” è fattibile solo alle amiche amiche amiche.

Ah, quindi hai deciso per l’epidurale… ma lo sai, vero, che non sempre prende?
Ecco, ad una domanda/affermazione del genere non c’è altra risposta del liberatorio, politically uncorrect, sempre buono “fottiti”.

E voi? Con quali domande o affermazioni hanno cercato di terrorizzarvi? Ci sono riuscite o siete riuscite a difendervi?
Vi va di raccontarmelo nei commenti? 😉