La mensa scolastica come palestra di problem solving

Spesso si pensa che il mangiare insieme sia la semplice consumazione di pasti individuali, ma in realtà mangiare insieme porta a sviluppare interessanti capacità…

Si parla molto di mensa scolastica, ultimamente: il tribunale ha infatti recentemente accolto, obbligando di fatto le scuole ad adeguarsi, la richiesta di alcuni genitori che, per motivi economici e/o di presunta (e in quanto tale opinabile) scarsa qualità del cibo, hanno chiesto di avere la possibilità di dare ai propri figli del cibo autoprodotto… la famosa sghiscetta o panierina, insomma.

Questo fatto ha creato, logicamente, due opposte fazioni: da un lato chi plaude il non abbassare la testa di fronte ad un’offerta di servizio che a proprio giudizio non soddisfa né tasche né palato, dall’altro invece chi in questa cosa vede un potenziale pericolo di aumento di costo del servizio o addirittura di sospensione dello stesso (con conseguenti e tragici problemi logistici per i genitori lavoratori).

Ma mangiare insieme è solo banalmente “mangiare insieme”?

Vi è mai venuto in mente, per esempio, che il momento della mensa possa rappresentare una valida palestra di “problem solving”, per i nostri figli?

Mangiare insieme un pasto che proviene dallo stesso posto e viene proposto negli stessi vassoi può far sviluppare delle interessanti abilità o strategie, nei bambini:

– i vassoi dei pasti devono essere smistati nelle classi e consegnati ad ogni bambino quindi tra gli stessi bimbi ci sarà chi porta il vassoio, chi lo prende in consegna a fine pasto e si occupa di riportarlo nel punto di raccolta: questo aiuta a capire l’importanza e a sviluppare l’abilità della divisione dei compiti e l’organizzazione del lavoro, in base ad esigenze diverse;

– soprattutto in grandi plessi ci sono diverse scelte per i pasti (in base a intolleranze alimentari, convinzioni o religione) che vengono presentati in modo uguale ma possono essere diversi nella sostanza: questo stimola a vedere la diversità all’interno di un sistema come un elemento di curiosità e accrescimento delle proprie conoscenze;

– mangiare insieme la stessa tipologia di cibo (anche se non lo stesso cibo nella sostanza) comporta ritmi diversi per ogni bambino a seconda della pietanza e del momento: questo insegna a rispettare i tempi di ognuno e a saper gestire i propri in modo che si porti a conclusione un compito nello stesso tempo globale;

– il cibo è sostanzialmente uguale per tutti (a parità di scelta iniziale di menù) ma non a tutti può piacere esattamente tutto ciò che gli viene proposto e spesso i bimbi trovano soluzioni logiche come, per esempio, lo scambiare la propria porzione di pesce che non si ama particolarmente con le carote del compagno che ama il pesce e odia le carote: questo porta alla ricerca di strategie e soluzioni alternative vantaggiose per tutti, che tengano conto e rispettino le particolarità di ognuno;

– molti bambini decidono preliminarmente, spesso in base solo ad aspetto o colore, che un cibo possa essere loro gradito o meno e di conseguenza non assaggiano, rimanendo pertanto digiuni o non del tutto sazi: questo porta a imparare ad accettare le conseguenze delle proprie scelte e a valutare in modo maggiormente oculato le proposte che ci vengono fatte prima di rifiutarle a priori per principio;

– l’ambiente mensa è spesso comune a più classi e bambini di età diverse si trovano a dover gestire una convivenza che nelle ore scolastiche viene loro preclusa: questo insegna il rispetto, la pazienza e l’umiltà nell’approccio verso chi ha meno esperienza di noi, ricordandoci che prima di diventare grandi e acquisire delle competenze si è stati piccoli e bisognosi di aiuti e modelli, che dobbiamo noi stessi essere in grado di fornire;

– la convivenza nello stesso posto di bambini di più età di fronte allo stesso “compito” può essere complicata in termini di gestione dello spazio, del comportamento e della volontà del singolo rispetto a quelle del gruppo: questo porta all’individuazione, assolutamente indipendente dall’età, per normali caratteristiche e attitudini, di figure chiave come il leader, l’organizzatore, il mediatore.

 

Alla luce di tutto questo, privare i bambini, in virtù di un costo elevato (ma mi chiedo: col prezzo di un pasto della mensa scolastica, voi riuscireste ad offrire la stessa varietà e quantità di cibo in modo che il pasto sia anche sano ed equilibrato? Per quanto mi riguarda, sono sicura di no) o di una presunta scarsa qualità (di gusto, visto che i pasti sono controllati dal punto di vista salutare) del cibo, di così tante occasioni e spunti di crescita vi sembra ancora la migliore delle scelte possibili?