La mia Amniocentesi

Ci alziamo all’alba, stringo forte Lorenzo , lo saluto e partiamo. In auto cerchiamo di essere ottimisti, ridiamo, parliamo dell’imminente trasloco. Torino ci accoglie grigia e laboriosa, voglio fare colazione nel bar dove andavo ai tempi dell’Università e sorrido alle studentesse alle prese con l’ultimo ripasso, ieri ero una di loro, oggi invece mi sento un’altra persona, distante anni luce dalla studentessa spensierata che ero.

Entriamo in Ospedale e accedere al reparto ci fa subito capire che sarà una lunga mattinata: ci sono tantissime future mamme già in attesa. Sbircio le loro cartelle, tanti tritest positivi, tante ecografie con problemi, situazione ben peggiore della mia, e la tensione è palpabile.

Affrontiamo ben tre code diverse, senza posto a sedere e dopo quattro ore finalmente mi chiamano.

Non so nemmeno se mi abbiano guardato in faccia mentre mi dicevano di sdraiarmi e preparavano le loro cose, parlando di ferie e di colleghi stronzi .

In quel momento mio figlio si è mosso e ho iniziato a piangere in silenzio, pensando che lo stavo mettendo a rischio inutilmente e lui era lì inconsapevole e ignaro di tutto, nel suo limbo magico dove non esisteva la paura.

Succede in fretta,  fa male, non è indolore come mi avevano detto, ma è sopportabile.

Pensavo mi avrebbero lasciato un pochino coricata, invece mi fanno sloggiare velocemente con poche raccomandazioni, continuando i loro discorsi: per loro il mio piccolo dramma è routine, non le condanno per questo.

Ora inizia l’attesa, la parte difficile. Nessuno mi  dice come e quando avrò il risultato, mi dicono di aspettare una settimana e se non mi chiamano vuol dire che il test rapido è andato bene, qualcuno invece dice che dopo tre giorni si può stare tranquilli, qualcun altro dice che chiameranno in qualsiasi caso, un’infermiera suggerisce a bassa voce di telefonare, invece.

La degenza la passerò a casa dei miei, vista la mia impossibilità a muovermi, avrei solo voglia di casa mia ma cerco di non stressarmi anche per questo e mi faccio coccolare di buon grado da mia mamma.

nonniVorrei solo spupazzarmi Lorenzo, almeno la sera, ma fanno tutti a gara a tenermelo lontano, vista la sua delicatezza da elefante e così lo guardo da lontano fare yoga con mio padre, che buffo che è. Il ricordo più bello di quei giorni di attesa è questo.

Intanto passano due giorni, non ho perdite, non ho dolori, sembra essere andato tutto bene come amniocentesi e decido di telefonare all’Ospedale, al massimo mi mandano a quel paese, è un rischio che posso correre.

Chiamo direttamente il laboratorio, chi risponde è seccato, bluffo che mi hanno dato il loro numero in reparto, comunque ottengo il numero giusto da fare e lo faccio col cuore in gola. Mi risponde una ragazza dalla voce gentile, mi dice che non è la prassi chiamare, comunque probabilmente capisce quello che sto passando e mi chiede il nome per controllare al terminale.

Il mio test è arrivato (ma porca zozza, chiamare no??) ed è tutto ok, il bimbo non ha le  trisomie evidenziabili  col test rapido. Piango di gioia mentre la ringrazio, piango mentre chiamo mio marito, mentre scrivo alle mie amiche. Mi sento più leggera di un quintale, è finito un brutto sogno, possiamo ricominciare a vivere.

Ombrosa