Ma che musica!

Chi di voi conosce Michele Bravi alzi la mano.
Tu, tu e anche tu.
Ma brave queste mamme.
Figlie adolescenti, vero?
Tre anni che andiamo dietro a Michele Bravi e mentre io mi sorbetto le storie della signora Longari su YouTube (ndr: il cane di Michele Bravi) e piango per lo scioglimento dei One Direction e le Fifth Harmony (dalla regia segnalatemi se le tipe in questione si chiamano così, grazie) mia figlia colleziona cd che spara a tutto volume nei pomeriggi piovosi mentre Patroclo e Ettore la guardano di sottecchi dal libro di Epica, senza grossi risultati.
Ah…la musica. Ci abbiamo fatto anche un bel tema, sia lei (lo scorso anno) che io (due decadi fa, diciamo). Il risultato più o meno lo stesso nonostante i chilometri di tempo in mezzo.

Senza adeguata colonna sonora la vita scorrerebbe più piatta.

E i ricordi affiorerebbero senza quella punta dolce amara che solo la canzone giusta sa dare. Per cui a casa nostra i concerti sono sdoganati e le compilation dello zecchino d’oro bandite come fossero veleno.
Si ascolta tutti musica seria e si spazia dai classici del rock ai nuovi artisti di piglio adolescenziale che, lo confesso, non mi dispiacciono per niente.
Capita così che il mio secondo canti Cesare Cremonini, il fratello non parli ma sappia canticchiare gli AC/DC e mia figlia mi costringa ad armarmi di santapazienza e carta di credito per comprare i biglietti del concerto di Ed Sheehan (invano, of course).
Non ho nulla contro i classici della canzone per i bambini ma sono una trappola! Una volta che ti entrano in testa ti continuano a frullare per anni interni e ti si ripropongono come una bella peperonata.
Non c’è occasione in cui, alla pronuncia di 44, non parta random la canzone dei gatti, con tanto di sequela numerica perennemente sbagliata e aggancio rap a una delle tante altre canzoni da “una mattina alla materna”. Idem per le ninne nanne storiche cantate e ricantate nella speranza del calo della palpebra dei vari putti.
Con la musica per i bambini capita così. Tu metti un cd al casello in entrata e dopo 6 ore delle stesse tracce che lo hanno fatto stare buono e sorridente, all’uscita i ritornelli ti sono entrati nello scheletro e ti accompagneranno vita natural durante.
A nulla servirà andare al concerto del collega di tuo marito dove gente esaltata sbatte la chitarra sull’amplificatore o si veste con la divisa della scuola nonostante i 40 anni suonati. A nulla servirà cantare a squarciagola tutte le canzoni degli ABBA sentendosi molto bionda e molto dancing queen.

Loro, le canzoncine su coccodrilli e gattineri, su rospi e cammelli catalitici ti saliranno dentro e tu sarai costretto a sfogare tutta la tua cultura musicale di livello babydance liberando gli animali a gran voce. Possibilmente intonata.
Per fortuna che a casa nostra l’errore è stato commesso solo con la prima e dal secondo in poi, la parola “mettiamo la musica” in auto corrisponde a una serie di cd e brani di tutto rispetto.
Capita così, che alle feste paesane o ai compleanni, i miei figli ascoltino con indifferenza la musica proposta mentre il loro padre ed io ci si lanci in un languido valzer del moscerino.