La privazione del sonno

Tra tutte le cose che non mi aspettavo dalla maternità, quella della privazione del sonno è stata sicuramente la sorpresa più amara.

Dopo una parentesi di insonnia quasi completa, durata, a detta di mia madre, per tutti i miei primi 20 mesi di vita, sono diventata una dormitrice appassionata, un’amante di cuscino e piumone, tanto che, appena ne ho avuto la possibilità, ho chiesto ed ottenuto un letto ad una piazza e mezza per la mia cameretta di adolescente, e non certo perché sperassi di ospitarci qualcuno, ma per il gusto di utilizzarlo da sola, non solo per tutta la sua lunghezza, ma anche per la diagonale.

La privazione del sonnoDa quando è nata la Dodo le cose sono drasticamente cambiate: il letto non è un luogo di ristoro ed il momento di andare a dormire non è quello del relax. Quando scatta l’ora x, comincia l’ansia per il calvario che potrebbe attendermi ed accompagnarmi tutta la notte.

(che dite, contrappasso?…)

La Dodo si è svegliata ogni 2 ore massimo, puntuale e precisa, per un anno di fila. Al primo risveglio passava dal lettino al lettone, ed ai successivi passava dal lamento alla tetta. Io dormivo, più o meno, e questo mi sembrava un ottimo compromesso.

Le cose sono cambiate quando ho dato lo stop alla tetta: uno stop che mi ero prefissata intorno all’anno di età, e che invece è stato imposto da una carenza improvvisa di latte, seguita ad una brutta influenza mia e sua, intorno ai 10 mesi.
I risvegli non si sono fermati subito, e ho trovato in un biberon di camomilla un palliativo che l’ha accompagnata a perdere l’abitudine di riempirsi lo stomaco di notte.

Poi le cose sono migliorate: siamo arrivate e due risvegli di media a notte, e altrettante migrazioni dal letto al lettino.

Tuttavia il cosleeping è qualcosa che dovresti scegliere consapevolmente, non una pratica da utilizzare in emergenza. Una regola fondamentale con i bambini è che se un’abitudine gliela dai, devi essere disposto anche a mantenerla finché non saranno loro ad abbandonarla; oppure saranno stracavoli tuoi, quando deciderai di fare marcia indietro.

Così è stato: ho scoperto che il cosleeping non fa per me, non a lungo termine. I bambini crescono, anche di numero in alcuni casi, ingombrano di più, scalciano con più forza e il letto è sempre lo stesso e i genitori sono sempre più vecchi e stanchi.

Quando è arrivata Cecetta la situazione è esplosa: provate voi a spiegare ad una bambina di due anni, che è indispensabile che una neonata sia piazzata in mezzo al lettone (fra lei e la mamma), possibilmente con due soggetti a fare da argine ad eventuali cadute e che uno dei due soggetti debba essere lei.

La gelosia ha ucciso la Dodo e come risultato, ha rischiato di uccidere Cecetta (e questa volta non in senso metaforico): non potendosi concedere di nuocerle quando era cosciente, attentava alla sua vita nel dormiveglia, assestando pugni e calci con precisione scientifica.

Insomma, un disastro.

Siamo arrivati alla conclusione che bisognasse ripristinare la democrazia in maniera drastica: ognuno a dormire nel suo letto, e noi grandi a fare la spola, a discapito del nostro sonno e della nostra salute mentale. Per fortuna non è durata molto.

Devo dire che con la piccola, con la quale, forte dell’esperienza fallimentare con la Dodo, avevo già messo in atto qualche accorgimento in più riguardo all’abitudine al sonno, non è stato per niente difficile. La Dodo, dal canto suo, ha avuto un ulteriore rigurgito di rabbia, che ho scontato personalmente con mesi di scenate e crisi isteriche, tramite le quali dava sfogo a tutta la sua frustrazione di regina spodestata.

Se ora dovessi dare un unico consiglio ad un’amica che aspettasse un figlio, certamente le direi di non aspettarsi che suo figlio venga al mondo equipaggiato con la capacità di addormentarsi e dormire beato per molte ore di fila e le direi di cercare fin da subito di fargli fare pace con il regno di Morfeo.

Alcuni bambini sono dei gran dormitori, mi dicono, ma non ne ho mai conosciuto uno di persona: temo siano veramente in pochi a possedere questo talento naturale. Tutti gli altri hanno bisogno di essere accompagnati al sonno, in qualche modo, e rassicurati mentre si abbandonano ad esso.

Se scegliete di rassicurarli con il contatto fisico, siate certi di poter mantenere l’abitudine finché il bambino ne avrà necessità, e se sapete di volere più figli, cercate un sistema che possiate applicare con entrambi contemporaneamente.
Altrimenti dovrete trovare dei sostitutivi di voi stessi, degli oggetti e dei rituali che facciano da transfer e che suggeriscano al vostro bambino che la mamma è lì vicino, anche se non vi può toccare.

 

E voi? Come ve la siete cavata sul fronte nanna?
Avete dovuto impegnarvi o la cosa è venuta da sé, naturalmente?