La scuola del nonno

Continuano i nostri racconti del nonno. Questo mese parliamo di scuola e giochi del tempo che fu:

La scuola nel bosco

 

Tutti i grandi sono stati bambini una volta.

Ma pochi di essi se ne ricordano.

(Antoine De Saint Exupéry)

 

 

Ho letto ultimamente un articolo su  “La Stampa”  intitolato “L’asilo nel bosco”.

E’ un modello educativo nato negli anni ’50 in Danimarca, molto diffuso nei paesi nordici, si sta espandendo anche in Italia. L’ultimo è stato aperto quest’anno nel Biellese.

Negli  asili o scuole d’infanzia che dir si voglia, nel bosco sono banditi i giocattoli tradizionali e sostituiti con rami , foglie, bastoncini, pigne. In questi centri educativi non esiste tempo brutto: i bambini sono quasi sempre all’aperto per fortificarsi e per sviluppare la loro fantasia.

Tutto ciò mi ha riportato alla mia infanzia , quando anche noi vivevamo come i bambini dell’asilo del bosco.  Nel bric dal preve ( un bosco che apparteneva e appartiene tuttora alla parrocchia) avevamo costruito una capanna, utilizzando rami e foglie e quanto altro il bosco ci forniva.

Allora era così : si viveva nei boschi, nei prati, sempre all’aria aperta. Non avevamo giocattoli , la televisione arrivò tardi nei nostri paesi e quando arrivò era  privilegio di pochi, con un solo canale e pochissime trasmissioni.

Di capanne ne avevamo costruite anche altre, ma quella che ho citato era sicuramente la più bella, fornita di tavolo, sedie e dispensa.

L’idea che i bambini si costruissero da soli la capanna, il forte, lo scivolo  fu ripresa verso la fine degli anni Sessanta, patrocinata dai servizi culturali dell’Olivetti, dai fondatori dei parchi Robinson.

 Tra costoro, i fondatori,  ben due erano di Vidracco, si tratta del maestro BERTOLDO Domenico e di mio padre, BERTOLDO Piero.

I Parchi Robinson si diffusero in quasi tutti i comuni del Canavese,  della Provincia di Torino e della bassa Valle d’Aosta.  Gli insegnanti venivano preparati dagli stessi fondatori con corsi pratici e teorici.

A Vidracco il parco Robinson  era situato vicino al Parco della Rimembranza, vicino alla strada che porta a Vistrorio.

Vivere all’aria aperta era normale per noi ragazzi, anche perchè non vi erano certo i pericoli dei giorni nostri.

Tra i vari ricordi non mi posso dimenticare le battaglie con le mele.

Allora a Vidracco i  meli abbondavano, ovunque in autunno trovavi mele che erano cadute intorno agli alberi. Ognuno di noi si cercava un tiramei, un lanciamele, che consisteva in un ramo flessibile sulla cui punta veniva infilzata una mela pronta per essere lanciata. Ci dividevamo in due squadre e ci davamo battaglia.

Un altro gioco che andava per la maggiore era quello che chiamavamo spada.

Il gioco si svolgeva nel bosco scolastico, ubicato ove adesso ha sede la ditta Cives .

Ogni ragazzo  aveva diritto ad una spada, una scimitarra e uno spadino.

Vi era un castello da conquistare, praticamente i ruderi di un vecchio magazzino, difeso da una squadra e attaccato da un’altra.  Non ricordo che qualcuno si fosse fatto male.

Negli anni ’50, quando frequentavo le elementari, la Scuola di Vidracco era collocata davanti alla Chiesa parrocchiale.  Noi alunni eravamo divisi in due pluriclassi. I più piccoli nell’aula al piano  terra e i più grandi nell’aula “ di sopra”, vicina all’ufficio postale.

L’orario di scuola era dalle 9 del mattino alle 12 e dalle 14 alle 16. Il giovedì era vacanza.

Di maestre tra titolari e supplenti ne ho avute parecchie, ma la maestra per eccellenza, che a Vidracco ha insegnato a generazioni, era la maestra Caretti, nativa di Champorcher in Val d’Aosta. Il suo nome da ragazza  era  Delfina Savin.

Con il Sindaco e il Parroco, la maestra Delfina costituiva l’autorità   del paese. Era molto severa, ma comprensiva e disponibile. Talora in classe venivano il parroco o il sindaco per conferire con lei: noi dovevamo restare in assoluto silenzio, diversamente la maestra ci appioppava un compito.

La maestra era anche una femminista ante litteram: le femmine non venivano mai punite, uscivano sempre per prime dalla scuola, potevano andare ai servizi quando volevano e qualche volta ricevevano delle bambole in dono.

Le classi erano riscaldate da una stufa a legna che il messo Sergio Cortassa accendeva un’ora prima dell’inizio delle lezioni. I maschi pensavano a tenere accesa la stufa, mentre le femmine tenevano pulita l’aula: allora i bidelli non esistevano nella scuola Vidracco!

Noi alunni avevamo un gran rispetto e stima per la Signora Maestra, al punto che, se la vedevamo per strada, andavamo a nasconderci nei portoni e aspettavamo che passasse per uscire: il motivo? Non lo so.

Una sola maestra insegnava tutte le materie, per cui si stabiliva tra alunno e maestra un legame talmente forte che sarebbe durato tutta la vita. Ricordo che mio padre, già ultra sessantenne, ogni tanto andava a trovare la sua maestra, ormai molto anziana, che per lui era una seconda mamma. Si chiamava Silvana Paletto ed abitava a Castellamonte . Mio padre non si presentava mai da lei a mani vuote, perché prima provvedeva all’acquisto di quei dolcetti che alla maestra piacevano tanto.

Pochi potevano permettersi di andare al mare durante l’estate, il bagno si faceva nelle guie del Chiusella dove molti hanno imparato a nuotare. Sembrava proprio di essere alla spiaggia, anche perchè allora Vidracco, nella stagione estiva, si popolava di parecchi villeggianti: erano per lo più Vidracchesi o figli di Vidracchesi che, per lavoro, si erano trasferiti a Torino, Ivrea , Aosta e che tornavano per le vacanze estive.

Tra i personaggi caratteristici di Vidracco della mia infanzia, non posso non citare Minic ad Terena (Oberto Terena Domenico), un burlone sempre allegro che non rifiutava mai un buon bicchiere di vino. Di Minic conservo una magnifica foto che mi ha fatto avere sua nipote Nuccia.

Quando a fine anno scolastico la Signora Maestra consegnava le pagelle, Minic ci aspettava fuori della scuola vestito in maschera con un grande  ombrello da cui pendevano caramelle e cioccolatini. Precedeva poi una gioiosa comitiva che dalla Scuola scendeva alla Censa, da Tonia, un negozio- osteria,  dove si vendeva un po’ di tutto.

A tutti i promossi Minic comprava le caramelle, previo esibizione della pagella che dimostrasse la promozione.

Lorenzo Bertoldo