La scuola in Ticino

Un sereno e costruttivo rapporto tra scuola e famiglia risulta necessario affinché l’intervento educativo della scuola trovi continuità e coerenza”

Nel mio immaginario, ho sempre pensato che il primo giorno delle elementari avrei accompagnato i miei figli in aula e gli avrei fatto la classica fotografia, avrei studiato i loro occhi curiosi e le loro emozioni tentando di trattenere le lacrime. Invece… non vi nego che è stato un vero e proprio colpo al cuore quando la direttrice ha invitato tutti i genitori a lasciare andare i propri figli in classe con la maestra e di “avvicinarsi a prendere un caffè gentilmente offerto dalla scuola. Poi all’uscita (16.15) saremmo potuti entrare in classe e fare, finalmente, qualche foto.

Una cosa che ho capito da quando i miei figli frequentano le scuole comunali ticinesi è che si cerca in tutti i modi di rendere i bambini autonomi, sin dalla scuola dell’infanzia. Vi racconto la mia personale esperienza di mamma con due figli che hanno frequentato la scuola dell’infanzia e che stanno frequentando la scuola elementare nel Canton Ticino, in Svizzera.

In Ticino l’obbligo scolastico inizia a 4 anni e sono previsti tre anni di scuola dell’infanzia (il primo anno è facoltativo e può essere frequentato da bambini che compiono i tre anni entro il 31 luglio), cinque anni di scuola elementare e quattro di scuole medie.

Entrambi i miei figli hanno frequentato la scuola dell’infanzia per tre anni, il primo perchè aveva già compiuto i tre anni e le classi non erano piene, il secondo lo hanno preso per il rotto della cuffia dal momento che non era ancora entrato in vigore il concordato HarmoS e prendevano i bambini che compivano i tre anni entro il 31 ottobre. Una bella fortuna nascere in anticipo di due settimane, no?

Il punto di riferimento della scuola dell’infanzia è la maestra (possono essere due se lavorano part time). Di fatto esiste una riunione informativa a inizio anno e poi basta. La maestra la si vede ogni giorno, per cui se si deve comunicare qualsiasi cosa si può parlare al momento dell’entrata o dell’uscita, oppure si può chiedere un colloquio individuale.

Per quanto riguarda l’inserimento del bambino, diciamo che dipende dalle maestre. Mio figlio grande, molto più mammone, ha iniziato a mangiare all’asilo dopo la prima settimana e dopo due mesi si fermava per tutta la giornata. Al mattino lo accompagnavo fino allo spogliatoio, lo aiutavo a togliersi il giubbotto e a mettersi il grembiulino e le pantofoline. Era un momento molto carino perchè si familiarizzava anche con le altre mamme. Invece all’uscita lo aspettavo fuori. Con l’altra maestra è cambiato il tran tran: i genitori potevano accompagnare i bambini fino alla porta della scuola, la maestra li accoglieva e poi dovevano arrangiarsi da soli con giubbotti, pantofoline, grembiulini e quant’altro. I genitori dovevano stare fuori, capricci o meno dei figli. L’inserimento invece è stato mooooolto lento: solo verso la fine di maggio il mio piccolo è rimasto fino alle 15.30, a giorni alterni tra l’altro.

Quando i bambini iniziano la scuola elementare, i genitori vengono invitati a partecipare, qualche giorno prima dell’inizio del primo anno, ad una riunione introduttiva dove la direttrice presenta la scuola, le maestre e il calendario scolastico. In tutte le classi, circa un mese dopo l’inizio della scuola, c’è la riunione in cui la maestra presenta il programma alle famiglie. Poi ci si rivede a gennaio per la consegna della pagella con i giudizi. La pagella a fine anno viene data l’ultimo giorno di scuola direttamente al bambino e viene restituita il primo giorno di scuola dell’anno scolastico successivo. A fine anno le valutazioni avvengono tramite voti, le cosidette note, che vanno da 1 a 6 (6 è il miglior voto).

Nelle scuole comunali esiste anche il sostegno pedagogico e socio-linguistico. I bambini che presentano delle difficoltà scolastiche vengono aiutati da docenti di sostegno, logopedisti e dallo psicomotricista. Nel caso in cui un allievo abbia bisogno di aiuto, la maestra titolare ne parla con i genitori e poi si decide insieme come e se procedere con il docente di sostegno. Qualche anno fa mio figlio ha avuto bisogno della logopedista e devo dire che il servizio scolastico ha funzionato benissimo. Ho trovato la comunicazione con la maestra prima e con la logopedista poi, molto esaustiva.

Non mi reputo una mamma rompiscatole, mi scaldo solo quando le cose non funzionano (non perchè non hanno servito i piselli invece delle lenticchie, per dire…), e devo dire che in tutti questi anni non ho mai assistito a polemiche o a gravi lamentele o battaglie da parte delle altre mamme.

A me piace molto il fatto che la scuola non mi “assilli” con riunioni periodiche e apprezzo il fatto che le maestre sono sempre disponibili al confronto. Il mezzo che abbiamo per le comunicazioni “base” è un quadernino che è conservato dai bambini e che poi non è altro se non una sorta di diario ma senza fronzoli! Io lo utilizzo fondamentalmente per comunicare le ore di assenza per lo più dovute a visite mediche, invece le comunicazioni che arrivano dalla scuola riguardano i compiti (i miei figli hanno un compito settimanale), le uscite didattiche e le variazioni d’orario (cosa che succede raramente). Per quanto riguarda le assenze, devono essere giustificate e c’è pochissima tolleranza in caso di assenza per motivi ludici fuori dalle vacanze scolastiche (Art.8: 1 – Non sono consentite deroghe alla frequenza scolastica, se non per motivi gravi di ordine familiare o per malattia – !!!).

Tutto sommato penso che la scuola ticinese ruoti intorno agli allievi. Finora ho avuto la fortuna di avere a che fare con maestre giovani, preparate e appassionate che riescono a trasmettere l’entusiasmo ai miei figli che, ad oggi, son sempre andati a scuola molto volentieri. Forse anche per questo motivo non ho mai sentito l’esigenza di “mettermi in mezzo” più del dovuto.