La suocera

In una scala dove 1 rappresenta l’orgasmo multiplo con visione della vergine e 100 una visita dal proctologo, per mia suocera la mia presenza della vita di suo figlio occupa da sempre, irremovibile, la posizione 99.

Il nostro rapporto non iniziò molto bene, in verità.
Mister D. non si premurò di informare tempestivamente la mater familias della nostra convivenza, così qualche mese dopo essermi trasferita da lui (senza le mie scarpe, vorrei ricordarlo) ella si presentò a casa nostra, così, senza avvisare (che simpatica abitudine!).
“Mamma lei è Estrogena, da qualche mese vive qui con me”
Oh, che carina questa cosa! Bravi, così dividete l’affitto! Del resto coi tempi che corrono è sempre meglio risparmiare, bla bla bla. Sai che anche tua cugina prima Figadilegno ha una nuova coinquilina, così caruccia benedetta figliola, pensa che bla bla bla. Bravo tesorodimammatua, bla bla bla
“Mamma, noi non dividiamo solo le spese…”
Eh beh, immagino che vi dividiate anche i turni delle pulizie, perché sai pulire è importante eh (e su questo lanciava sguardi sguinci ed eloquenti verso di me) perché se ognuno invita i suoi amici (con un marcato accento su “suoi”) non sai mai chi ti entra in casa bla bla bla
“Mamma quello che volevo dire è che dividiamo anche il letto…”

Silenzio cosmico. Vuoto. Assenza di segnale. I neuroni della povera madre, prima tutti concitati nel raggruppare puttanate da dire a raffica, improvvisamente lanciavano messaggi disperati come la particella di sodio della nota pubblicità.

Da quell’esatto momento, per mia suocera il mio status passò da coinquilina a concubina (con tutte le accezioni negative che potete immaginare di dare al termine, ovviamente), senza mai passare per convivente.
In realtà non fece nulla di eclatante, tipo andarsene (cosa di cui le saremmo stati entrambi grati, per dire), ma iniziò una guerra di trincea verso me e il mio rapporto con suo figlio, seminando mine che neanche in Iraq.

Una volta fu la foto della ragazza storica di Mister D., foto che casualmente teneva nel portafoglio. Io alzai mezzo sopracciglio e dichiarai ad alta voce che per fortuna i suoi gusti erano migliorati.
Una volta fu la dichiarazione urbi et orbi che suo figlio andava in giro sempre sfatto e stropicciato perché del resto non esistono più le brave donne di una volta che vivevano col ferro da stiro in mano. Le dissi, ammiccando, che, sa com’è, anche la camicia appena stirata risente dell’impeto della passione. Evidentemente non sapeva com’era, perché non ammiccò di rimando.
Una volta si arrischiò a fare un discorso sull’amica della mamma del dottore della ZiaSantaBeata che aveva un figlio che era andato a convivere con una che lo sfruttava per non doversi pagare un affitto. Io quella volta non dissi nulla, mi limitai a proporle una passeggiata e la portai nel mio vecchio appartamentino da single, su cui, in attesa di capire come sarebbe finita, stavo ancora pagando il mutuo.
Simpatia portami via, proprio.

Alla mater familias alla fine non restò che arrendersi, ma vendette cara la pelle, sappiatelo.
Credo che alle riunioni della parrocchia ancora oggi dicano novene per la mia anima da concubina, nonostante suo figlio mi abbia reso una donna onesta da tempo.
Nella prossima vita me lo scelgo orfano.
In questa sono troppo pigra per cercarmene un altro.