L’alimentazione complementare nel primo anno di vita

Il termine “svezzamento” non mi piace particolarmente, perché letteralmente significa “togliere un vezzo”, vezzo che sarebbe erroneamente rappresentato dalla dipendenza del bambino dal seno materno o comunque da un’alimentazione esclusivamente lattea con formule adeguate.

L’introduzione nella dieta del bambino di alimenti diversi dal latte costituisce non solo un fatto necessario dal punto di vista nutrizionale, ma anche un evento fondamentale nella crescita del piccolo individuo nella sua totalità. La progressiva acquisizione dell’indipendenza nutrizionale del bambino, infatti, passa attraverso il coinvolgimento di tutto l’organismo: oltre alla maturità dell’apparato digerente, infatti, sono necessarie competenze neurologiche e muscolari (mantenimento della posizione seduta, coordinazione della muscolatura del capo e del collo, che presiede i movimenti di deglutizione e masticazione, capacità di afferrare il cibo con le proprie mani e di portarlo alla bocca); in questa fase inoltre è anche estremamente importante la crescita emotiva e relazionale del bambino, che impara a manifestare in maniera sempre più precisa le sue necessità (fame, sete, sazietà), approfondendo il rapporto di reciprocità con i genitori e con coloro che hanno cura di lui.

Al posto del termine “svezzamento” è meglio utilizzare la definizione di “alimentazione complementare”: racchiude in sé il significato di affiancare i nuovi alimenti al latte, che deve comunque rappresentare la principale fonte di nutrimento del bambino per tutto il primo anno di vita.

Quando iniziare ad introdurre cibi diversi dal latte? Le società scientifiche pediatriche e gli organismi internazionali sono concordi nell’indicare come età ideale per l’inizio dell’alimentazione solida o semi-solida del bambino, sano e nato a termine, i 6 mesi compiuti (180 giorni di vita). Il bambino deve essere in buona salute. Di solito si consiglia di iniziare col pasto di mezzogiorno e successivamente si introduce quello serale. I cibi vanno sempre proposti e MAI imposti. Se il cucchiaio viene rifiutato con decisione, consiglio di aspettare qualche giorno e poi riproporlo. Se inizialmente il bimbo mangia solo pochi cucchiai non c’è alcun problema, il pasto può essere tranquillamente integrato dal latte.

Con quali cibi iniziare e proseguire? Nei vecchi schemi di svezzamento c’era l’abitudine di iniziare con la sola frutta, soprattutto per “abituare” all’uso del cucchiaino. Iniziando dopo il compimento del sesto mese, il bimbo, in linea di massima, possiede le capacità di coordinare bene la muscolatura che presiede alla deglutizione, quindi non è necessario alcun “”training”. Io di norma suggerisco di iniziare a far assaggiare contemporaneamente più tipi di gusti: il dolce della frutta e il sapido della pappa completa. L’ideale è offrire la maggior varietà di cibi possibile, sia dal punto di vista nutrizionale, sia ai fini dell’educazione del gusto.

Partendo dal presupposto che verso i sei mesi l’apparato digerente del bambino è pronto alla digestione di qualsiasi sostanza, con l’inizio dell’alimentazione complementare dovrebbero essere proposti gradualmente diversi tipi di nutrienti: vegetali, carboidrati e proteine. Le dosi di ogni singolo alimento vanno aumentate sulla base delle richieste individuali.

Una buona base del pasto è rappresentata dal brodo vegetale, ricco di principi nutritivi, iniziando con poche verdure (di solito carota, patata e zucchina) per poi aggiungerne una grande varietà, sulla base della stagionalità dei vegetali e delle abitudini familiari: se la mamma è abituata a consumare verdure dal gusto intenso (cipolla, asparagi, cavolo, sedano ecc…) tale gusto è già stato “immagazzinato” dal bimbo durante la vita fetale, quindi non vi è alcuna controindicazione a proporglielo insieme alle verdure dal sapore più neutro.

Al brodo possiamo affiancare i cereali: pasta, riso, farro, miglio, orzo, farine (semolino, riso, mais, tapioca, cereali misti). Si può iniziare con uno o due cucchiai per poi aumentare la dose gradualmente.

Le prime proteine ad essere introdotte sono quelle animali della carne, ricca di ferro: prima la carne bianca, più digeribile e magra, poi via via tutti i tipi di carne. La dose consigliata non dovrebbe superare i 40 grammi (peso a crudo, corrispondente circa a mezzo vasetto di omogeneizzato): gli studi dimostrano infatti che un eccessivo carico di proteine nella prima infanzia, oltre a sollecitare eccessivamente il rene, può predisporre all’obesità in età adulta. La carne fresca, meglio se proveniente da allevamenti controllati, deve essere cotta al vapore e poi frullata o sminuzzata in modo da renderla più facilmente masticabile da bocche povere di denti.

Per completare il pasto sono consigliati un cucchiaino di olio extravergine di oliva, ricco di vitamine e acidi grassi benefici, e uno di grana o parmigiano, ricchi di calcio.

Questi nutrienti possono essere offerti tutti insieme come piatto unico oppure separatamente, a discrezione della mamma, in base alla sua cultura e alle sue abitudini culinarie!

Quando il bambino dimostra di gradire il pasto di mezzogiorno, gli si può offrire anche il secondo pasto, corrispondente alla cena: brodo di verdura o minestra di verdura passata, cereali, formaggi (40 grammi circa di robiola, ricotta, crescenza, parmigiano, mozzarella, in un secondo tempo anche quartirolo, emmenthal, ecc…) e olio evo.

Successivamente, sempre in modo graduale, si possono proporre gli altri tipi di proteine da alternare a carne e formaggio: prosciutto cotto al naturale senza polifosfati (circa 30 grammi) 1-2 volte alla settimana, pesce (circa 50-60 grammi o mezzo vasetto di omogeneizzato di trota, sogliola, nasello, platessa, salmone ecc..) 2-3 volte alla settimana, legumi (piselli, ceci, fave, fagioli, lenticchie; all’inizio meglio se passati per eliminare le bucce) 3-4 volte alla settimana e uovo (iniziare con piccole quantità di tuorlo) 1-2 volte alla settimana.

Al termine dei pasti si può poi proporre la frutta, fresca grattugiata o schiacciata oppure omogeneizzata.

Per merenda latte materno o formulato, da solo o con frutta frullata oppure yogurt bianco con frutta o biscotto.

I cibi allergizzanti? L’osservazione ha dimostrato che l’introduzione troppo tardiva di alcuni alimenti considerati allergizzanti (es. l’uovo) non protegge in modo più efficace dalle allergie; è invece da preferire l’introduzione molto graduale di quantità via via crescenti di tutti gli alimenti, in modo che il sistema immunitario dell’organismo impari a tollerarli.

Cibi per l’infanzia o no? Del tutto a discrezione della famiglia, sulla base delle possibilità economiche, del tempo a disposizione per cucinare e della disponibilità di reperire materie prime di qualità. Gli alimenti per l’infanzia rappresentano una validissima alternativa, sono prodotti controllati e nutrizionalmente validi. Tra i prodotti per l’infanzia a base di frutta è preferibile scegliere quelli senza zuccheri aggiunti.

Sale e zucchero? Meglio evitarli entrambi il più possibile. Dall’anno in poi piccole quantità di sale sono tollerate, mentre più si evitano cibi e bevande contenenti zuccheri meglio è.

Autosvezzamento? Viene così definita l’alimentazione complementare a richiesta in cui il bambino (che sta seduto autonomamente, che mostra grande interesse verso il cibo ed è in grado di afferrarlo e portarselo alla bocca) introduce gradualmente gli alimenti diversi dal latte mangiando subito lo stesso cibo del resto della famiglia, autoregolandosi al massimo. Io personalmente amo molto l’autosvezzamento, sia perché il bambino, curioso per natura, impara ad assaggiare e a gradire tutto, sia perché presuppone un tipo di alimentazione familiare corretta per la varietà degli alimenti, per i metodi di cottura e l’utilizzo dei condimenti.

E se non mangia? L’inizio dell’alimentazione complementare va vissuto dai genitori, e dalla madre soprattutto, in maniera molto serena: ci sono bimbi che dai primi giorni accettano senza problemi il contenuto del cucchiaino che viene proposto loro, ci sono altri che necessitano di giorni o settimane per abituarsi al nuovo gusto: questa situazione non deve mai essere vissuta come problematica, perché in effetti non lo è, quindi non deve essere cercato alcun tipo di escamotage (tipo rifilare il pappone nel biberon, cercare di distrarre il bimbo con libretti, giochi tv, spettacoli circensi). Il momento del pasto deve essere vissuto in modo tranquillo e piacevole, così come per noi dovrebbe essere un piacere mettersi a tavola, osservare e toccare gli alimenti, annusare il loro profumo, assaggiare e gustare il pasto; così dovrebbe essere per il bimbo e quindi il compito della madre, o di chi si occupa di dare nutrimento, è proprio quello di rendere il pasto un momento di piacevole esplorazione per tutti i sensi. Quindi via libera al piattino con cibo da afferrare, schiacciare, spalmare, leccare e imparare a conoscere!

svezzamentoBisogna poi ricordare che i bambini sono in grado di autoregolarsi molto bene: non sono contenitori da riempire con una quantità di cibo prefissata da libri o tabelle, o dall’idea materna di piatto accettabile. Se il bimbo mangia un po’ di tutto, è vivace, in buona salute e cresce regolarmente, va tutto bene.

Una buona abitudine che mi sento di consigliare, compatibilmente con gli orari e gli impegni della famiglia, è di mangiare tutti insieme, in quanto i genitori rappresentano un esempio fondamentale di educazione alimentare per i propri bambini, e la loro presenza rende il pasto un momento di convivialità e di scambio, oltre che di nutrimento. 

Peddyfra