L’amore ai tempi di WhatsApp

Fu così che un giorno Patato Grande mi abbia chiesto, risoluto: mamma prendi il telefono!

Al mio, evidentissimo, punto interrogativo in fronte, il sangue del mio sangue aveva risposto: voglio che tu mi faccia un video.
La fra era rimasta talmente stupita che aveva perfino accettato di buon grado l’imperativo al posto del condizionale.

Il patato si era seduto sul divano e davanti alla telecamera dell’iphone materno aveva proferito le seguenti parole: Ciao Beatrice, vuoi essere la mia fidanzata?
Senza imbarazzo, senza vacillare. Lui. In compenso io rimettevo a paro.

Dopo la performance, mi ha detto “ok, ora puoi mandarlo a Viviana”.
Quasi quasi avessi potuto equivocare. Come se le Beatrici della sua vita da settenne fossero chissà quante.

Recapitato via whatsapp il messaggio e avendo assolto il mio incarico da cupido de noartri, mi sono chiesta in che momento mi fossi persa questa intraprendenza figliesca. Ché se mio figlio lo chiamiamo “patato” non è per caso eh.

Constatato che ero rimasta decisamente indietro su mio figlio, riflettevo anche sul mio essere rimasta ai tempi delle dichiarazioni de visu o tutt’al più via bigliettino. Mamma Matusa, altro che Mamma LaTana.

L’attesa della risposta era stata ovviamente più pesante per me che per mio figlio. Nella sua mente di bambino innamorato che aveva superato la sua proverbiale patataggine, un rifiuto non era assolutamente contemplato. Nella mia mente da trentasettenne decisamente più scafata e realista ovviamente invece sì.

E così quando è arrivata la risposta erano due i cuori a trepidare, come forse era anche giusto e naturale che fosse.

Davanti al viso tenero dell’amata che pronunciava un diplomatico “ci penso”, Patato Grande si è sciolto e ha letto un non rifiuto, quindi una possibilità.

Non ne ha parlato più.
Ne abbiamo parlato noi grandi, io e il co-responsabile biologico. Emozionati come ragazzini, orgogliosi e felici.

Vedere l’amore, anche se immaturo, anche se leggero, affacciarsi nella vita di un bambino è qualcosa di emozionante e commovente. La prima volta che l’oggetto dell’amore non è la mamma o il papà, che si superano Edipo ed Elettra e si esce nel mare sconfinato del sentimento e della scelta, dell’istinto e dei primi turbamenti.

Qualcosa che ha trasformato un altro pezzo di “patato” in un pezzo analogo di Piergiorgio. Perché è il “nostro” Patato, ma è il Piergiorgio del mondo che avrà la fortuna di conoscerlo.

Per capire quanto questa cosa abbia colpito il contingente adulto della Tana, basti pensare che il Marito Paziente abbia deciso che durante l’estate avremmo portato Piergiorgio da Beatrice, anche facendoci 500 km in un giorno tra andata e ritorno. Siamo una famiglia di pazzi, ormai è evidente.

Insomma quest’estate abbiamo organizzato un piccolo incontro tra alcune di noi donne instamamme, tra i nostri mariti (tutti abbastanza pazienti direi) e i nostri figli. Tutti al mare, una bellissima giornata (peccato che ci si incontri sempre per gruppi, però) e due bambini che, in particolare, la Fra teneva sott’occhio.

Il Patato e la sua Amata si sono salutati normalmente, forse tradendo un filo di imbarazzo, poi hanno iniziato a giocare insieme tranquillamente, come due normali bambini di sette e otto anni.

Ad un certo punto le due mani affiancate sono diventate una stretta unica e un camminare insieme, senza dirsi nulla, spontaneamente.
Un piccola poesia senza bisogno di parole.

La fra ha dovuto mettersi gli occhiali da sole, sappiatelo.

 

 

Ovviamente questo post scomparirà magicamente dal web quando mio figlio avrà possibilità, seppur remota, di leggerlo. Spero capirete.