L’anima che vibra

La mia vita spirituale ha subito oscillazioni molto importanti nel tempo. Crisi, dubbi, ripensamenti. Ma c’è una cosa che ho sempre sentito distinta e indiscussa, ed è la trascendenza che emana dagli elementi naturali. La potente spiritualità della natura, che secondo me parla a tutti. Anche a quelli che fanno finta di non sentire.

La sacralità del mare in tempesta. La sua furia senza peccato, la sua potenza incontenibile che tutto travolge e tutto appiana. Che spazza via il bene e il male, gli innocenti e gli infami. I giusti e i traditori.

Il miracolo di un albero che rifiorisce a primavera. Tutte le volte, senza fretta. Anche se sembrava morto, vinto, finito.

Il mistero della vita sottomarina. Con le sue profondità liquide e i suoi bagliori sovrannaturali. Con la sua luminescenza fluorescente, che sembra giungere da un altro mondo e da un altro tempo. Immateriale, ipnotica. Quasi aliena.

La perfezione dei tramonti della mia terra. Le luci che si accendono in una sequenza perfetta di rosso cremisi, giallo di Napoli e blu di cobalto. Come se da qualche parte, nascosto tra le nuvole, ci fosse un regista dal talento straordinario o un pittore troppo bravo per accontentarsi di spargere pennellate di colore su una tela qualsiasi.

Il vento. Caldo di scirocco e tagliente di tramontana. Lieve e poderoso, secco o umido. Il vento che arriva sempre a risolvere qualcosa che non va, a cambiare uno stato che non funziona più. A ricordare che tutto è in perenne mutamento e che c’è sempre la possibilità di rimescolare le carte e ricominciare da zero.

La magia della neve, che alle mie latitudini è davvero un gioco di prestigio. I raggi del sole intrappolati nei cristalli, la complessità di frattali infiniti che seguono leggi universali ed eterne.

Le infinite sfumature di verde di una foresta. Che ti riempiono gli occhi e ti calmano l’anima. Che ti assolvono, e ti nascondono. Anche da te stesso, se è necessario.

La sabbia calda tra le dita dei piedi. Il potere delle fiamme vive. Il calore mistico del sole di primavera che ti accarezza la schiena dopo il calvario infinito dell’inverno. Come un focolare sempre acceso, una casa tiepida alla quale tornare.

Il silenzio della montagna. Dove, se un Dio esiste, ti si fa più vicino. Così vicino da sentirne appena la voce, da intravederne il profilo. Da sentirne il tocco paterno e l’amore incondizionato.

Io non lo so se esiste qualcuno al mondo incapace di commuoversi di fronte alla perfezione di un sole di fuoco che si getta dietro i campi di grano, di un mare estivo che brilla di miliardi di bagliori dorati, di un prato appena tagliato che ondeggia nella brezza di giugno. Ma so che fino a che esisteranno umani in grado di alzare lo sguardo su tutto questo e sentire la propria anima che vibra, allora l’umanità avrà ancora una speranza.