Lasciateli germogliare

“Radici” è un termine insidioso. Le radici stesse lo sono.

Le radici sono lo strumento che molti vegetali usano per trarre nutrimento e linfa vitale dal suolo, mentre spiegano i rami e le foglie verso la luce e l’aria aperta.

Radici forti e stabili tengono al sicuro un albero dal rischio di cadute e diminuiscono il pericolo di frane del terreno circostante. Radici troppo aggrovigliate e invasive possono però cannibalizzare le piante vicine.

Le radici sono un grosso problema per chi voglia espiantare un vegetale e trasferirlo in altro luogo quando l’esistenza è divenuta insostenibile nel luogo di origine. Bisogna prestare molta attenzione nel maneggiarle ed augurarsi che si possano gestire.

Poca acqua alle radici e la pianta muore per arsura. Troppa acqua alle radici e la pianta muore per marcitura.

Le radici sono quel che rende possibile la parte emersa di un vegetale: il loro stato di salute può condizionarne l’esistenza.

Quando vedo i miei genitori accanto a mio figlio, capisco di aver avuto radici aggrovigliate, troppo irrorate e molto ardue da districare.

Punto di orgoglio per i miei genitori, sia in veste di genitori, sia in veste di nonni, è sempre stato che “i bambini non si alzano per fare casino, non toccano tutto ovunque si trovino, sono molto educati, non è timidezza, è educazione”. Non toccare, ti sporchi. Non andare lì, si rompe. Non mettere le mani, è antigienico. La febbre? Lo sapevo, non eri coperto abbastanza. Lo fanno anche con il mio piccolo.

Ebbene, no. Era (e sarebbe tuttora) timidezza, limitazione, pura, semplice e niente affatto gradevole da vivere. Nel bilancio tra approccio positivo e approccio negativo alla vita, prevale ampiamente quello negativo. È un po’ la differenza che corre, in diritto, tra il diritto pubblico, in cui non è possibile fare nulla se non in presenza di una legge che espressamente lo consenta, e la libertà dei privati, che possono fare tutto purché non sia vietato.

Troppi “sì” non fanno crescere. Troppi “no” non fanno meglio.

Certo, evitano che tu ti faccia male, prevengono tanti errori, preservano la pianta: l’estrema difficoltà che si ha nello sperimentare cose nuove e impreviste, tuttavia, rende problematico il germogliare, lo sbocciare, il crescere. Non puoi accanirti sulle radici senza penalizzare la pianta. L’ideale sarebbe verificare che la pianta abbia il giusto ambiente, la giusta esposizione e il giusto nutrimento, per poi lasciarla fare da sé, limitandosi a potare qua e là quel tanto che serve nei periodi più opportuni.

Senza alcuno sforzo o preordinazione, anzi, semplicemente per un rifiuto istintivo e viscerale di replicare la cosa, con Francesco mi sono ritrovato a stabilire un numero ben determinato di “no”. La lampada all’ingresso non si tocca. Non si danno le botte allo specchio in camera altrimenti si rompe. Non ci si arrampica sul mobile della TV, è pericoloso. Nello studio dove ci sono gli strumenti puoi andare solo quando ci siamo noi adulti. Il numero è variabile a seconda delle esigenze ma, per ottenere che quei “no” siano credibili, devo poter consentire tutto il resto. “Vai dove vuoi, fatti male se del caso, tanto anche se ti tengo legato a me, potresti sgusciare via e lanciarti di testa contro lo stipite della porta e non farei comunque in tempo ad afferrarti. Fai tutto, tocca tutto, qualcosa lo romperai come l’ho rotto io, se te lo lascio rompere vuol dire che non è grave. Ci sono però alcune cose, poche, che non puoi fare, alcuni oggetti che non devi rompere e quindi non le farai mai, non li toccherai mai, fai pace con questo pensiero”.

E lui ci fa pace. Alcuni di quei comportamenti sopraelencati li mette in atto solo quando sa che lo vedo, perché vuole sentirsi confermare il “no”. Se non ci sono io, o comunque se lui non sa che ci sono, gli oggetti “sacri” li aggira di tre metri almeno. Se gli oggetti fossero tutti sacri, non lo sarebbe nessuno e la casa sarebbe un disastro.

Vedo tanti genitori restare basiti, quando parlano con le educatrici del nido, perché a scuola i figli sono tranquilli e collaborativi mentre a casa non fanno che disobbedire. Poi approfondisci i loro racconti e convieni che la disobbedienza, la resistenza, sono l’unica risorsa disponibile quando la norma è davvero troppo pressante per poter venire osservata.

Ancora oggi è opinione della mia famiglia di origine che se un figlio viene su in un certo modo è perché il genitore è stato in un certo modo. Lo penso anche io, in ottica completamente opposta. Se le radici consentiranno all’albero di crescere sano e libero, l’albero avrà potenzialità infinite, subirà soltanto i propri traumi, correrà i propri fisiologici rischi e noi, dal sottosuolo, avremo il solo compito di mandargli linfa e nutrimento. Se lo terranno ancorato al suolo, “dove posso vederti”, l’albero crescerà identico alle piante che lo hanno preceduto, con i loro traumi, le loro paure. E non saprà come fare con le proprie.

Lasciateli germogliare.