L’attività fisica nell’età evolutiva

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I nostri bambini, fin da piccolissimi, si esprimono in maniera rilevante attraverso il movimento fisico. Mi piace pensare all’attività fisica e sportiva primariamente come una forma di espressività dell’individuo, con modalità ed intenti che sono naturalmente differenti a seconda delle varie età di crescita dei nostri figli.
Perché è importante introdurre il bimbo ad una regolare attività fisica?
Viviamo in un’epoca di grande sedentarietà sociale, per lo meno alle nostre latitudini, e l’Italia è uno tra i paesi Europei che annoverano una delle più elevate percentuali di obesità infantile (fino al 30%!). Questo non solo perché c’è una forte tendenza agli errori alimentari, ma anche perché il tempo e gli spazi a disposizione per i “giochi da cortile”
sono molto più limitati rispetto al passato. Quindi l’attività fisica si propone come prevenzione dell’obesità e, più in generale, delle malattie metaboliche legate al sovrappeso (diabete, ipertensione ecc.), che sempre più spesso colpiscono non solo l’adulto, ma anche i giovani in epoca adolescenziale. L’attività fisica regolare, in generale, comporta poi una serie di altri benefici fisici su un piccolo organismo in crescita: migliora la calcificazione delle ossa, stimola lo sviluppo delle masse muscolari e la funzionalità delle articolazioni e migliora la funzionalità cardiaca, circolatoria e respiratoria.
L’attività fisica intrapresa nella prima infanzia deve avere necessariamente una connotazione ludica, di gioco. Il bimbo, seppur piccolo, deve soprattutto divertirsi ed affrontare quel tempo dedicato al movimento con serenità e positività. Il gioco consente infatti al bambino di sperimentare diversi schemi motori (saltare, correre, utilizzare gli arti superiori), mentali (coordinazione tra le parti del corpo, coordinazione al movimento collettivo) e percettivi (vista, udito, tatto), che gli conferiscono nuovi strumenti per rapportarsi all’ambiente con cui viene quotidianamente in contatto. Inoltre il gioco strutturato, come quello che viene impostato nel corso di una regolare attività presieduta da personale qualificato, presuppone per il bambino l’accettazione di regole, fondamentali per l’interazione sociale, sia con i coetanei che con gli adulti. Moltissimi altri sono poi i vantaggi sullo sviluppo psicologico del bambino: gioca, si diverte, socializza, si
confronta con i coetanei, impara gradualmente ad accettare i propri limiti, tollerando meglio la frustrazione, e contemporaneamente sfida se stesso per superare questi limiti; sfoga, inoltre, la tensione neuromotoria accumulata nelle ore di sedentarietà e impara a gestire meglio l’ansia. In considerazione di tutto questo ricordiamoci di affidare i nostribimbi a personale preparato, non solo sul piano fisico e sportivo in senso stretto, ma anche dal punto di vista pedagogico: l’istruttore o il maestro di qualsiasi disciplina ha infatti un ruolo educativo vero e proprio e deve possedere strumenti adeguati di comunicazione ed interazione con i bimbi di diverse età.
A che età e quale attività fisica?
La risposta giusta ve la darà il vostro bimbo!

0-3 anni
I corsi di acquaticità col genitore sono offerti praticamente da ogni piscina. Molte strutture li propongono già dai 3 mesi di vita. I vantaggi sono molteplici: il bimbo che ama l’acqua (non tutti eh! E se urlano anche solo facendo il bagnetto a casa non butterei i soldi per l’iscrizione al corso!) si trova a sguazzare in una dimensione liquida per lui già nota dalla vita fetale; la motilità ne viene molto beneficiata e vi ricordo che fino ai sei mesi circa il bimbo riesce ad ottenere l’apnea in maniera del tutto istintiva. Ricordo però anche gli svantaggi: soprattutto nei mesi invernali il passaggio rapido da una temperatura elevata e umida come quella della piscina al freddo dell’ambiente esterno può rappresentare un fattore predisponente le infezioni respiratorie; inoltre, l’acqua della piscina non è sicuramente sterile, anzi, la sua temperatura elevata rappresenta un veicolo ideale per lo scambio di germi tra bimbi e anche adulti, soprattutto nei mesi più freddi quando i virus circolano maggiormente. Quindi: via libera ai piccoli amanti dell’acqua, soprattutto nella stagione più calda per i piccoli sotto l’anno di vita!

4-6 anni
In questa fascia di età iniziano molte delle attività motorie strutturate in corsi che il bimbo frequenta in autonomia: non starò qui ad elencare i benefici di ciascuna disciplina sportiva. Qualsiasi attività motoria che renda felice il bimbo e che lo faccia stare bene sarà quella più adatta a lui. Quindi l’atteggiamento migliore di noi genitori dovrebbe essere
quello di assecondare il più possibile i desideri del bimbo, mettendo magari da parte le nostre aspirazioni e proiezioni sportive su di lui. In questo modo il bimbo può iniziare, giocando, un percorso che lo porti a crescere affiancando alle attività scolastiche quelle sportive che, di anno in anno, si fanno più strutturate e impegnative. Tutte le discipline
sportive in questa fascia di età dovrebbero favorire un utilizzo armonico del corpo nel suo insieme, evitando l’impego esclusivo di pochi gruppi muscolari.

7 anni-adolescenza
Alcuni sport in questa fascia di età prevedono il graduale passaggio da semplice attività sportiva a pre-agonismo e poi agonismo. Queste situazioni comportano programmi di allenamento sempre più intensi e specializzati. Lo sport agonistico richiede sacrificio e grande passione da parte del bimbo/ragazzo e presenta un’importante valenza psicologica: attraverso l’agonismo il bambino di una certa età impara non solo a vincere ma anche a perdere.
Quali sono i controlli consigliati prima di iscrivere nostro figlio ad un’attività sportiva?
Qualsiasi centro sportivo richiede un certificato medico di buona salute. Per le attività ludico-motorie (acquaticità o altre attività in cui non sia previsto un importante impegno muscolare) e sportive non agonistiche è sufficiente rivolgervi al vostro pediatra di fiducia che visiterà il bambino e raccoglierà informazioni sul suo stato di salute generale (ricordo che anche la presenza di malattie croniche –es. asma, diabete giovanile ecc.- non rappresentano una controindicazione all’attività sportiva, anzi, ne traggono grande beneficio!). Sulla base dei dati raccolti, sarà il vostro pediatra a decidere se sia sufficiente la visita medica o se sottoporre il bimbo ad alcuni accertamenti specialistici prima dell’attività sportiva.
Nel mese di agosto scorso era stata emanata la legge 98 (del 9 agosto 2013), che prevedeva l’esecuzione di un elettrocardiogramma per tutti i soggetti che eseguissero attività fisiche parascolastiche o facenti capo a federazioni legate al Coni. Attualmente è stato annullato tale obbligo, ma il mio consiglio, in caso di attività fisica che richieda allenamenti 2-3 volte alla settimana, è quello di eseguire un elettrocardiogramma ogni 2-3 anni.

“C’è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più
migliori più ti diverti”. Pancho Gonzales, tennista.

Peddyfra