Le feste dei genitori single

Gestire le occasioni di festa in caso di genitori separati sembra tutt’altro che facile, ma ciò che deve prevalere è sempre il bene dei bambini e soprattutto il buon senso!

Care amiche, cari amici, sono Mattia Murat, di professione scrittore, di mestiere genitore single di due ragazzini che per Natale hanno già chiesto tante di quelle cose e tutte insieme che probabilmente entrambi i reni non saranno sufficienti.

Avete presente quegli status di Facebook così “ahahahah” divertenti che prendono in giro chi già mesi prima si chiede cosa fare a Natale, a Capodanno, a Carnevale, eccetera? Ecco, per un genitore single è così: da subito e fino al momento della trovata indipendenza dei figli abbiamo già una calendarizzazione puntuale delle festività degli anni a venire perché, nel bene o nel male, i due ex si organizzano e (se non si scannano) si accordano per gestire in quei giorni i piccoli fruttini dell’amore.

Una regola più o meno universale è quella dell’alternanza: un Natale con un genitore, il successivo con l’altro; se il Natale è passato con la madre, il Capodanno sarà con il padre e così via. A essere davvero pignoli, c’è chi ci tiene maggiormente alle formalità e quindi richiede (pretende) la presenza dei figli alla Santissima Tavola della Vigilia (adducendo le giustificazioni più originali tra cui sempre il sempre valido “Imprinting dei primi anni” fino al ricatto gastronomico “Mia madre ha già fatto quattro chili di tortellini (e non ha ancora finito”) e in genere si tende ad assecondare queste derive (e lo fa il padre che è più remissivo quando si tratta di robe affettive). Un po’ per senso di colpa (“Non vorrai mica privare il bambino dell’amorevole senso del Natale, VERO?”), un po’ per evitare lotte feroci proprio ora che è Natale (“Non vorrai mica privare il bambino della pace sotto Natale, VERO?”).

Dal canto loro, i bambini sembrano meno interessati a queste dinamiche: a loro non interessa la lunga e ricca tavolata, non interessa la messa della Vigilia, non interessa quanti e quali parenti ci saranno (eccetto cuginetti e figli di amici o, al massimo, la zia ricca): a loro interessa che chi di dovere si faccia vivo per la mezzanotte e che si dia da fare in entrambe le case, sia dalla mamma che dal papà. Per loro la magia del Natale saranno le candele sul tavolo per bruciacchiare gli stuzzicadenti o le scorze di mandarino, o essere chiamati a prendere i numeri della tombola dal sacchetto e, fin quando ci credono, aspettare svegli il vecchio Babbo Natale sperando che abbia esaudito i propri desideri…

Per esperienza personale vi posso garantire che i primi anni dopo la separazione, il Babbo Natale è più munifico che mai, perché i grandi (genitori, zii, nonni) credono di dover compensare qualche mancanza oppure che devono imporre la propria presenza come parenti. Non è che sia così educativo, se ci pensate. E noi che siamo contrari allo spreco proveremo a fare un accordo con l’altro genitore e ci concentreremo su uno o due regali (due) da fare trovare uno sotto ciascun albero da comprare dividendo le spese. Di base (riflettete) al bambino non gliene importa nulla di chi ha comprato cosa: a distanza di anni ancora vi dirà “Me l’ha portato Babbo Natale”, quindi a cosa serve la vostra prova di forza? A nulla.

Appena poi saranno più grandi (e, vedrete, ve ne accorgerete quanto prima) gli importerà meno ancora dei regali, della festa, della tombola… Presto vorranno passare le feste a casa degli amici, altro che alternanza! Lacrime di tristezza e solitudine! (O trenini stile “Meu amigo Charlie Brown”? Ma questo sarà un altro capitolo che tratteremo). Voi genitori non li capirete più e rischierete di sbagliare regalo ogni volta. Allora mettetevi l’anima in pace e preparate una busta, metteteci dentro del denaro e dite loro: “Questo è il nostro regalo di Natale per te” e fine. Cercate solo di insegnare a spendere bene questi soldi. Per viziarli, poi, ci sarà sempre la zia ricca.

Soprattutto, non vi fissate: è solo una festa! E passerà.

Auguri!