Le madri pentite: il punto di vista di un papà inaspettato

Il fenomeno delle madri pentite è un fenomeno mondiale chiamato “Regretting Motherhood” e l’ha studiato e approfondito una sociologa israeliana Orna Donath, in un saggio che porta proprio il suddetto titolo.

Il fenomeno delle madri pentite ha suscitato uno spolverone, come tutti i temi scomodi ed ambivalenti sanno fare.

Come possono esistere “le madri pentite”?

Scandalo!

Un anno fa approfondii il suddetto fenomeno nel mio blog, Nuvolosità Variabile, e concordo anche a distanza di tempo con la mia visione del tema:

Una madre pentita è una madre che si perde e si ritrova, è una madre che sa chiedere scusa, che sa dare un messaggio prezioso ai propri figli: ho dei limiti ma ci sto provando a gestirli, a superarli ma per primo ad accettarli.

La ricerca citata all’inizio della Regretting Motherhood vede madri che si sentono “incatenate” per tutta la vita perché non sentono quella vocazione genitoriale, edulcorata e totalizzante ma vedono il figlio come oggetto che le limita.

Io non mi sono mai pentita di avere i nostri bambini, mi sono sentita spaventata, mi sono sentita oppressa, mi sono sentita inadeguata, mi sono sentita appagata, soddisfatta, sazia e di nuovo assetata, spremuta, assolta e accusata ma non mi sono mai pentita e di questa ambivalenza mi nutro per non sbagliare più nello stesso modo, per sbagliare meno e per guardare il mondo con i loro occhi che 3 cose belle le sanno trovare e scrivere e io le annoto e imparo a guardare il piccolo, il dettaglio, il colore.

Perché una mamma è una “stanca di guerra” come recita Lella Costa, ora che ci siete dentro o quasi dentro, “ragazze”ci vuole ironia, tanta ironia per fare le mamme e ci vuole INDULGENZA: io mi debbo perdonare almeno 5 volte al giorno per un urlo, uno stizzo, un broncio di troppo.

Ci vuole anche un sano “ma diciamocelo” tra mamme, complicità ed occhiolini.”

Ve ne parlo oggi da un altro punto di vista, inaspettato, arrivato da un babbo “conosciuto solo virtualmente” su Facebook.

Ho molto apprezzato il post per la Festa della Mamma di Silvia Azzolina e mi ci sono ritrovata molto, ma mi era sfuggito il punto di vista maschile di quando una donna diventa mamma, e trascura il suo essere donna e moglie e il marito “quasi si pente” di aver perso la sua “donna” al prezzo della maternità.

Un rapporto di coppia cambia dopo i figli, inevitabilmente.

Il papà di cui vi parlo mi scrive: “in merito al post io penso che una coppia dopo l’arrivo di un figlio , modifica in modo del tutto inconscio il rapporto. Nel senso che cambiano le posizioni. Mi spiego , la madre diventando tale si toglie dalla posizione di donna ( cosa molto cara all’uomo per le varie attenzioni che vengono date prima dell’evento), quindi essendo che la madre, per definizione, deve dare più attenzioni al bambino , il rapporto devia però e questo sposta la coppia su altri binari e la positività di ciò dipende dai soggetti in questione.

La posizione del padre è differente perché il ” padre ” è la regola è non l’accudimento anche se poi lo pratica.”

Questo porta il marito a chiedersi: “come sarebbe stato se non avessimo avuto figli?”.

In realtà se lo chiede anche una madre, perché i figli fanno luce, rivelano, i buchi, le toppe e anche le cuciture ben salde.

Anche una madre si manca, in primis “come ragazza”, le manca quella leggerezza, spensieratezza e a volte incoscienza che non le può tornare ora e accettarlo non è poco, credetemi!

Il punto è accettare che ci si evolve e anche la coppia deve evolversi con lo stesso linguaggio, nonostante lo stress innegabile a cui si è sottoposti nel fare famiglia e nel farlo il meglio possibile, secondo i propri canoni e le proprie misure.

Un anno fa, nel pieno dello stress post terzo figlio scrivevo e sottoscrivo, senza mai pentirmi ma provando a capire chi invece l’ha provato:

” I figli non sono un limite, ti danno dei limiti ma sono una possibilità, sempre!

La logistica, i servizi mancanti, il denaro, il lavoro, i sospesi di coppia sono limiti, i figli NO…loro sono l’infinito umano!

cit. Niccolò Fabi “