Le mamme e Whatsapp: la nuova frontiera della competizione femminile

Pensavate che il peggio, in termini di competizione, fosse la mamma iper-perfetta e performante del parco? Errore, c’è una soglia inarrivabile: il gruppo whatsapp delle mamme della classe di vostro figlio…

Pochi papà, nella classe di mio figlio, vanno prendere i bambini a scuola.

Siamo forse tre in tutto e, per tale ragione, dopo la prima riunione genitori-educatrici, siamo stati inseriti di default e senza entusiasmo nel gruppo Whatsapp che, per tutelare la privacy di tutti e la sopravvivenza mia, definiremo convenzionalmente “Gruppo dei genitori della classe del figlio di Emanuele”.

Ho subito pensato che potesse essere un utile strumento per comunicazioni di servizio e me ne sono dimenticato per giorni. Me ne sono dimenticato solo io, purtroppo, perché dall’altro lato dello smartphone hanno iniziato ben presto a fioccare tantissimi commenti di mamme che si presentavano, cercavano di associare nomi, facce e relativi bambini, si lovvavano, si piaciavano, si faccinavano.

Alla centomilionesima notifica, mia moglie, alle 19,11 di una sera d’autunno, sorridente e serena come di consueto, mi domanda di cosa si tratta. Glielo dico.

Improvvisamente scopro di aver sposato lo yeti. Scoop clamoroso, quindi: lo yeti esiste e lotta con noi! Soprattutto lotta con lo spettro delle altre mamme. … e chi sono queste?, mi domanda con occhio vitreo.Sei in un gruppo di mamme? Cosa vi dite? Eh? Io voglio sapere tutto!…

Ore 19,12 della stessa sera d’autunno:… buonasera ragazze, inserite anche mia moglie nel gruppo? Grazie. Il suo numero è 333… ”. A quel punto penso che le piccolissime sfumature di gelosia possano dissolversi in pochi minuti.

Povero idiota! Non era gelosia per me; era competizione tra donne!

E mi è stata offerta una finestra privilegiata per studiarla. Alcuni, a ragione, la considererebbero una tortura efferatissima da cui sottrarsi nell’arco di un picosecondo. Io no: io NON POTEVO non restare nel gruppo ad osservarle, a studiarle, ad analizzarle, anche al carissimo prezzo di ricevere miriadi di notifiche di Whatsapp al giorno.

Il prezzo l’ho ampiamente pagato: ma in un anno ho visto cose che voi umani di sesso maschile… le donne, anche se brillanti e acculturate, una volta inserite in questi gruppi Whatsapp seguono obbligatoriamente alcuni modelli di comportamento che proverò, invano, a riassumere in un elenco.

1) la giornalista d’assalto. Sulla bacheca del nido viene affisso un messaggio di servizio, tipoa partire dalla giornata di domani vi preghiamo di lasciare nella sacchetta dei bambini un fazzoletto”. Tempo tre ore la notizia verrà rimbalzata sul gruppo.Questa è la foto dell’avviso di oggi in bacheca”. (sì, lo so, ho gli occhi anche io). Non tutte hanno la medesima prontezza divulgativa, ma di certo tutte avrebbero voluto averla. Immediate le repliche:sì, era già lì stamane”, “sì l’avevo visto ieri”, “sì, l’ho scritto io un mese fa”, “sì, l’ho studiato al liceo”.

Inevitabile il messaggio fulmineo della moglie, che mi comunica che sul gruppo c’è un messaggio che mi comunica che in bacheca c’è un avviso che io avevo già letto alle 8,03 della mattina senza sentire il bisogno di informare le testate nazionali.

2) la cronista epidemiologica. Mamma X invia sul gruppo una foto di una bollicina microscopica, più piccola di qualsiasi foruncolo io possa ricordarmi sul mio corpo da quando sono al mondo. “MariaGenoveffa stamattina è tornata dal nido con questa bolla su una spalla!!!”. Io metto il telefono in blocco, pensando “meno male, niente di importante”. La quinta sinfonia di Beethoven delle notifiche mi costringe però a tornare sul gruppo dove il terrore per il contagio è già in atto.Potrebbe essere varicella!”. “Mi sembra più morbillo!”. Mamma X a quel punto rincara “Ieri non l’aveva! L’ho portata ieri che stava bene e oggi invece… oggi invece… “. (sottotesto: maledette, cazzo portate i bambini a scuola con le malattie tropicali?! MariaGenoveffa, ci sarà una cura per il tuo male?! Maledette!). Ha inizio la strategia difensiva delle altre:Io l’avevo detto alla direttrice che sta girando la peste del ‘600, si vede che non l’ha comunicato”. “Ah, io appena mio figlio tossisce lo porto a una clinica privata vicino St. Louis, Missouri, che a ‘ste cose bisogna fare attenzione”. “Sono malattie che girano, anche gli altri due miei figli più grandi una volta hanno avuto la febbre emorragica subsahariana e sono stati a casa per sei mesi!”.

Mentre metà delle mamme su Whatsapp si è a quel punto affidata alla Madonna nera di Czestochowa e implorano la madre dell’inferma di tenerle aggiornate, mia moglie in una chat parallela mi spinge a interrogarmi su cosa quei maledetti piccoli untori potrebbero aver trasmesso al nostro angelo. Mediamente neanche le rispondo, nell’attesa che a sera arrivi il puntuale, sempre identico messaggio: “niente, era sudamina”. (Per la cronaca, oltre che per fortuna, in quella classe in un anno c’è stato un solo caso di varicella e tredicimila episodi di sudamina).

Ineluttabile la chiosa della moglie:l’ho capito sin da subito. Allarmiste!!!”.

3) la picchiatrice. Sapete, ragazze, oggi ho litigato con la direttrice perché ha avuto l’ardire di dirmi (*motivo futile qualsiasi*)”. “Qualcuno prima o poi deve dirgliene quattro, è un comportamento che deve finire”. “Doveva solo provarci con me, le staccavo gli occhi dalle orbite”. Provo a intervenire e a calmare gli animi, che in fondo la struttura è ben gestita e pazienza se a volte bisogna sopportare anche i difetti di chi con amore ci aiuta a tirar su i figli. Tutto inutile. “Io le rompo entrambe le tibie se si azzarda”. “Mettiti contro di me e ti scateno contro una guerra”. “Tu sei il male, io sono la Cura”. “Vivo o morto, tu verrai con me”. “Hasta la vista, baby”.

Commento di mia moglie:la direttrice ha ragione, ecco perchè rosicano!

E certo. Inutile dire che se mai mia moglie litigherà con la direttrice, il finale ricorderà molto quello di Highlander. Ma più le altre mamme la vogliono pestare di botte, più mia moglie se ne innamora.

4) la ****planner. È una categoria di mamma-Whatsapp che emerge, prorompente, quando, sotto Natale o alla fine dell’anno, bisogna fare i regali alle educatrici.Si avvicina ormai Natale”, scrive la Christmas-planner a metà ottobre,e ci sono da fare i regali alle due educatrici e all’assistente. Ho visto dei deliziosi coccettini/bicchierini/gioiellini/straccettini(cercate di capirmi, io già se sento il suffisso -ino cerco di rimuovere la parola, non posso ricordarmi i dettagli). “Li vende una MIA amica carissima che per il mondo fa un prezzo di 100.000 euro ma per me sono 40. Potremmo fare un regalo da 40 all’una, 40 all’altra e un pensierino da 20 euro all’assistente”. “Ma non vi sembra un po’ poco? Quando mettendo solo un po’ di più potremmo arrivare a prendere un pensierino da 50 per le educatrici e 20 per l’assistente”. “Scusate, ma allora facciamo direttamente 70 alle educatrici e 20 all’assistente”. È in quel momento che mi sento in dovere di ricordare al gruppo che l’assistente è quella che cambia il 90% dei pannolini. Forse ci si può anche schiodare dal budget di 20 euro per l’assistente, mentre quello complessivo continua a salire.

Fissato il tetto della spesa, riparte la querelle sulla scelta del regalo.I coccettini/bicchierini/gioiellini così sono belli, ma a mio avviso dozzinali. Opterei per quei carinissimi suppellettilini che ora vanno tanto”. “Ma quelli alla fine sono visti e rivisti. Allora a questo punto facciamo un porta****” (in cui ci può star dentro di tutto, dai tovaglioli alle foto ai documenti alle chiavi della macchina alla leva del cambio della macchina a una pianta di ibiscus portatile) “così è anche un regalo utile”.

La discussione si protrae per giorni. Ci sono stati conclavi papali molto più sbrigativi, nella storia. La scelta del regalo dipende da un’unica variabile: la resistenza. Anche la più combattiva delle donne, ivi inclusa mia moglie, arriva al punto in cui è costretta a firmare la sua resa con il lapidario messaggiova bene, fate come ritenete, andrà benissimo comunque”. (“Trad: Fa schifo, ma se proprio ci tenete a fare questa figuraccia, facciamola e poi al prossimo regalo ve lo rinfaccerò”). La più coriacea, esausta ma rimasta in piedi sulle sue gambe, vince e sceglie il regalo. Il maschio tira un sospiro di sollievo e spera di tornare al periodo pre-bellico.

Troppo presto:e il bigliettino? Cosa ci scriviamo?” (musica di terrore).


Vorrete sapere i commenti di mia moglie a tutto questo iter.

Non ve li riporto, per due motivi. Il primo: sono stati troppi, non li ricordo neanche io. Il secondo: perdereste la stima in lei e non se lo merita!