Le stranezze di mio figlio

Ogni persona ha le sue manie, le sue curiosità e i suoi interessi, ma non c’è nulla di più affascinante delle stranezze dei bambini!

Certo che sei strano. Strano forte.

I tuoi coetanei pensano solo a scivoli e altalene, bramano pupazzi e automobiline, mentre le tue prime parole ogni mattina – ogni mattina – dopo “mamma?…”, sono topo e garage.

Topo” è il pupazzo con le rotelle che ti ha regalato tua cugina, direi più un criceto che un topo (comunque un roditore), cui spingi un tasto sulla schiena e si mette a girare in direzioni random per tutta casa facendo versi di ogni genere, mentre lo insegui e cerchi di stanarlo quando si nasconde.

Garage” è la rimessa condominiale dove non vedi l’ora di correre per sfogare la tua grandissima passione: controllare in tutti i tombini se c’è l’acqua, chiara, scura o piovana che sia. Una estate intera trascorsa più a contare i tombini tarquiniesi al grido di “acqua!” che non a fare bagni a mare anche se, quando poi ti si chiedeva se acqua ce ne fosse, la risposta era “gno”, il più delle volte.

Del resto l’acqua ti affascina da sempre, quando la vedi spruzzare e roteare nell’oblò della lavatrice, incurante di televisioni, computer, lucine e cotillon; se ci sono dei panni da lavare, ma anche se non ci sono – qualcosa da buttare in lavatrice lo trovi, ci ho trovato di tutto, dalle scarpe al dentifricio – il must è farla partire e startene lì mezz’ora, nella trepidante attesa del gran finale con la centrifuga.

Da qualche giorno, quando usciamo, mi impedisci di prendere la strada che dal “garage” gira a destra. Sono costretto a sterzare a sinistra, dove ci sono le aste, altrimenti chi ti sente? Devi controllare che le aste di tutti i comprensori privati che esistono stiano sempre lì, dove le hai lasciate il giorno prima, che siano sempre lì e se in quel momento siano “suuuuuu” o “giùùùùù”. Hai passato il mese di agosto a dimostrare che alle giostre, ai gelati, persino agli amati tunnel nel parco giochi, preferisci l’asta all’ingresso del paese, che hai sorvegliato per mille minuti dando un nuovo senso di freschezza all’altrimenti noioso lavoro della guardia giurata che la comanda. Non siamo riusciti ancora a convincerti che non tutto ciò che reca una banda bianca e rossa addosso è necessariamente un’asta, ma contiamo di lavorarci.

Non esiste buco, grata, ringhiera, rampa, galleria, androne, cancello, insomma, non esiste nulla che divida il mondo esterno da qualcosa di più nascosto e misterioso, che tu non voglia esaminare e oltrepassare a tutti i costi. Mi hai fatto accedere, mio malgrado, a più proprietà private di quante ne avessi violate in quarant’anni. Naturalmente si viene ripagati dello sforzo quando la rampa dà accesso a un garage chiuso con un’asta: in quei momenti, nemmeno il Babbo Natale più magnanimo saprebbe portare tanti regali tutti insieme.

Sei strano, strano forte. Le tue stranezze cambiano, si evolvono, si adattano a te. Non riesco a capire cosa ci trovi, di stimolante, nelle cose che fai.

È per questa ragione che in esse ti sostengo, totalmente, incondizionatamente.

Proprio perché non capisco, non sono in grado di capire cosa ci sia di interessante in un cancello, in un’asta, nella lavatrice che centrifuga e, tuttavia, sono convinto che, se ce lo trovi tu, qualcosa di interessante ci deve essere, per forza: qualcosa che ho perso, mentre osservo un quadro più grande e più complesso fatto di strade, di ricordi, di nomi, di pericoli da evitare e lavori da fare, ma un velo misterioso mi impedisce di vedere “bau!”, quel cane che sta proprio dietro all’albero e che tu hai notato immediatamente, nitidamente, come se non esistesse nient’altro e chissà che davvero tu non abbia ragione.

Giorno dopo giorno sei in mutazione; le tue stranezze si fanno sempre meno strane e pian piano inizi ad assomigliare sempre più ai bambini con cui socializzi meglio di prima, ai più grandi che si muovono sempre più esperti nello spazio e nel tempo e infine a noi adulti, che abbiamo la testa piena di stranezze molto più amare, che pretendiamo siano roba seria quando di fatto non lo sono. Finirai per assomigliare a me e per sforzarti di non farlo. La cosa non mi dispiace né mi rallegra: lo trovo semplicemente giusto. Per il momento, so che quei piccoli misteri nella tua mente non fanno di te qualcosa di diverso da me: al contrario, sono io quello che deve imparare, che deve riappropriarsi di uno sguardo come il tuo. Sono io il diverso da te. Sono io che voglio assomigliarti, che voglio conoscerti, che voglio avere questa occasione di rifioritura.

Penso che si stia al mondo per imparare. Io sto al mondo per imparare da te.

Infine un domani, quando saremo grandi, mi farai finalmente sapere “perchè?”.

Perchè” monitorare l’acqua nei tombini era così fondamentale? Ora vai, che in quello laggiù ieri l’acqua c’era.