Leonardo, 05-08-2013

neonato
C’è poco da raccontare sul parto di Leonardo: in un cesareo programmato c’è poca poesia, poca avventura e poco spazio per l’imprevisto.

Sono stata ricoverata una domenica mattina in un ospedale con la media di 30 parti al giorno, sono stata una delle tante, il mio bimbo uno dei tanti.

Ovvio che io ricorderò per sempre ogni dettaglio, nonostante tutto. Ricorderò odori, luci, suoni di quel reparto 2C a media intensità dove ho passato sei lunghi giorni.

Sono riuscita a beccare la settimana più calda dell’anno, la prima notte, quella che ha preceduto l’intervento me la ricorderò come una delle più brutte della mia vita, per il caldo, per la tensione, per il divieto di bere acqua.

Ero il secondo cesareo programmato della giornata, ho fatto in tempo a salutare mio marito e sono entrata in sala operatoria. E’ stato tutto diverso dal mio primo cesareo d’urgenza, ovviamente. Tempi lunghi, ambiente rilassato, sono stata parcheggiata qui e lì prima e dopo insieme ad altre mamme, eravamo tutte fatte di morfina, sembravamo le reduci di un rave party anziché partorienti.

Il momento che sarà scolpito per sempre nella mia mente è quando mi hanno fatto vedere Leonardo appena nato, preso per i piedi, con il cordone pulsante (mazza quanto è grande un cordone ombelicale!) sporco di sangue e urlante. L’ho visto poi per pochi minuti appena lavato e ho dovuto aspettate un’eternità per averlo in braccio, in camera l’hanno portato nel tardo pomeriggio.

I giorni seguenti sono stati difficili per il dolore e per la solitudine, visto che l’orario di visite è di due ore al giorno e da quello non si scappa, persino per i padri, ma Leonardo si è attaccato subito e ha iniziato a crescere già il suo secondo giorno, speravo nelle dimissioni precoci. Invece ci si è messo l’ittero e un giorno e una notte di fototerapia, cosa che peraltro mi ha fatto sprofondare nel baby blues più blues possibile. Vedere Leo con una maschera che gli lasciava scoperta solo la bocca per urlare a pieni polmoni, nudo, solo, in una sala con altri cinquanta bambini urlanti, unito a una montata lattea da record e all’essere piegata dal dolore mi ha fatto piangere tutte le mie lacrime.

Poi finalmente a casa ci siamo andati, il baby blues e l’ittero sono passati ed è iniziata la nostra vita a quattro. Ci sono casi in cui 1+1 non fa 2 ma fa molto di più, ecco, i figli sono uno di questi casi.

P.S. Sto facendo le valige per il mare. In ospedale ho subito tutte le vostre foto di vacanze e non vedo l’ora di vendicarmi, muhahahah.

P.P.S. Ovviamente non mi riposerò nemmeno un po’, comunque.

Ombrosa