L’evoluzione negativa della competizione

la competizione, anche grazie ai social, ha spostato l’attenzione tra l’essere e l’apparire, trasformandosi troppo spesso in un concetto negativo

Una volta, si diceva: “uno contro tutti” quando una persona, per affermare le proprie idee, si schierava davvero contro tutti, contestando in tutti i modi, a volte anche con la forza, quelle degli altri: la politica assolutistica e le varie dittature, ancora oggi presenti nel mondo, ce ne danno ampia prova.

competizione

Purtroppo questo fenomeno comportamentale si è allargato a macchia d’olio nel senso che, anche se meno dannoso di quanto ho scritto avanti, colpisce sempre più persone che, a volte, neanche se ne accorgono perché ormai si comporta come un virus!

Mi sono chiesta spesso perché il modo di essere e di fare siano tanto cambiati nel corso degli ultimi decenni e sono arrivata ad una conclusione: siamo passati da una cultura dell’essere a quella dell’apparire.

Non so se ciò possa risultare ermetico ma cercherò di spiegarmi meglio: fino a venti, trenta anni fa ognuno di noi andava avanti in base alle proprie capacità e al proprio modo di essere cercando, ovviamente, di migliorare e di raggiungere le mete che si era prefissato senza coinvolgere negativamente gli altri.

Oggi invece i mezzi di comunicazione, e i social networks tra le altre cose, ci hanno portato alla cultura dell’apparire: non valiamo più in base a quello che siamo, ma a come vogliamo che gli altri ci vedano, quello che conta non è il contenuto ma il contenitore e quindi dobbiamo farci apprezzare a discapito degli altri, denigrandoli senza scrupoli.

Vi è mai capitato di consultare un medico e sentirvi dire che le medicine che avete preso finora e che, naturalmente, vi ha prescritto un suo collega, non valgono niente e quindi bisogna cambiarle con quelle, sicuramente più efficaci, che lui vi prescriverà? piuttosto sottilmente, vi ha convinto che senz’altro lui è migliore del suo collega!

Questo capita in tutti i campi: la competitività va bene, anzi, è indispensabile per migliorare ma deve essere positiva, non negativa… è molto più facile abbassare il profilo degli altri che alzare il proprio, non è così?
Ho conosciuto una signora, per esempio, che ha letteralmente impedito a sua cognata di aiutare la suocera, che si era offerta di farle la spesa settimanale in un grande supermercato con un notevole risparmio (fra l’altro), perché lei non aveva voglia di fare la stessa cosa ma non voleva che l’altra fosse più apprezzata… bello, vero? Edificante, proprio l’esempio da dare ai propri figli…

Quello che manca oggi, e lo affermo con molta amarezza, è l’umiltà di riconoscere i nostri limiti e la forza nel cercare di superarli, ma lo dobbiamo fare, soprattutto per le generazioni di domani, perché crescano senza questi falsi condizionamenti.
Il loro motto non dovrà essere: “tutti contro tutti” ma “uno per tutti, tutti per uno”!D’Artagnan e i suoi Moschettieri, in fondo, avevano ragione!!!