Lezioni di femminismo dalla vita quotidiana

Ho due figlie femmine: una tutta rosa e principesse e una dai gusti e dalle inclinazioni più trasversali. A entrambe cerco di dare “lezioni di femminismo” nella vita quotidiana, perchè non incasellino in sterotipi odiosi né i maschi né le femmine.

I libri femministi sono un ottimo strumento educativo. Ma poi c’è la vita quotidiana con cui fare i conti.

Ho due figlie femmine. Una ama le principesse, si intrattiene per ore a disegnare e a giocare alla maestra. Le gonne sono il suo abbigliamento preferito e i jeans una specie di prigione.  Detesta giocare coi maschi e il suo colore preferito è il rosa in tutte le sue nuance. Ha una specie di radar per lo stato d’animo delle persone, in particolare dei suoi genitori. Si appassiona all’intreccio di una storia e le illustrazioni le interessano il giusto.

L’altra gioca coi maschi, ama le macchinine e i cartoni animati di azione ma passa ore a intrattenersi con le bambole. È meno interessata alle dinamiche tra le persone e delle storie se ne frega: lei guarda le figure e ti chiede cosa è successo prima e dopo quello che vede nel disegno, provocando l’esaurimento nervoso in chi legge. Ama i capelli lunghi e le piace indossare le ballerine. Il suo colore preferito è il blu.

Non servirebbe altro per stabilire che il maschile e il femminile, stati le naturali differenze, non hanno confini precisi. Ma prima che arrivi il pensiero comune, la chiesa, i compagni e chissà chi altro a suggerire stili di comportamento “giusti” e “sbagliati” in base al genere, sto cercando di sradicare gli stereotipi più comuni e odiosi. Chissà se ci sto riuscendo.

Tra gli scaffali del supermercato, alla ricerca di un regalo per una bambina.

IO «Non ci sono giochi da maschio e giochi da femmina, ci sono giochi e basta: se ti piacciono, va bene»
A «Ma mamma, a me non piacciono i giochi che fanno i maschi»
IO «Perché, che giochi fanno?»
A «Giocano alla battaglia e cose così..»
IO «Beh in effetti ci sono giochi che i maschi preferiscono e giochi che sono amati più dalle femmine. Ma non è una regola fissa Angi, non tutti sono fatti allo stesso modo e se a te non piacciono, non giocarci»
C «Ma le tattarughe Ninja sono da maschio?»
IO «Di solito piacciono ai maschi, come Star Wars e i Pokemon. Se dobbiamo tirare a indovinare cosa regalare alla tua amica, Ceci, direi di non buttarsi sulle tartarughe ninja. A meno che tu sappia che le piacciono»
C «Mamma ma io non la voglio regalare alla mia amica la tattaruga ninja. Voglio compralla io»

Una sera come tante, leggendo una storia sul libro di lettura.

A «Non mi piace che il pigiama della bimba sia a cuoricini. Non mi piacciono più i cuoricini perché sono il simbolo dell’amore»
IO «E che cos’ha che non va l’amore? Io ti amo tanto, non è una cosa bella?»
A «Sì ma i genitori… tu, papà, mi amate da prima. È diverso… non è come essere fidanzati..»
IO «E chi è fidanzato?»
A «Francesco è fidanzato con una bambina della 1B»
IO «Ah. E cosa vuol dire che sono fidanzati?»
A «Boh, non lo so…»
IO «Secondo me a 6 anni vuol dire che si sono detti che si piacciono e si vogliono bene. Ma non è diverso dall’essere amici»
A «Alessandro mi dice che mi ama e a me dà fastidio! E poi gli altri dicono che siamo fidanzati e mi fanno i disegni ma io li strappo senza guardarli e mi arrabbio tantissimo!»
IO «Non c’è niente di male se ti dice che ti ama, ma nessuno può obbligarti a fidanzarti con qualcuno se tu non vuoi. Se ti mette a disagio, ad Alessandro puoi dire che non ti interessano queste cose e che potete essere amici»
A «Infatti io gliel’ho detto, che siamo amici e basta»
IO «Ma poi sai che c’è, Angi? Questa cosa dei fidanzati a 6 anni a me pare un po’ una cretinata… Hai proprio ragione a sentirti a disagio!»