Liberamente… libera mente

Liberamentelibera mente…che dire? Questa volta si va su un argomento apparentemente semplice, ma che semplice non lo è affatto. Se andiamo a cercare il significato della parola “libertà” sconfiniamo immediatamente nella filosofia: c’è da perdersi!

Normalmente sta ad indicare la capacità del soggetto di agire( o di NON agire) senza costrizioni o vincoli di sorta ma soprattutto, almeno per me, rispettando la libertà degli altri, il che vuol dire che questo termine così abusato non è altro che un concetto astratto, anche se tutti noi pensiamo di poter agire, pensare, comportarci come vogliamo.
Non è assolutamente vero!

Provate a pensare ad una giornata qualunque: ci alziamo non per nostra scelta ma perché dobbiamo andare al lavoro, portare i figli a scuola, organizzare tutte le varie incombenze che occorre affrontare nell’arco della giornata…e questo è solo un banalissimo esempio.

A volte ci illudiamo di essere veramente liberi di fare quello che vogliamo, ma non ci rendiamo conto dei condizionamenti cui, nostro malgrado, siamo sottoposti: a parte quelli del nostro habitat naturale, siamo letteralmente tartassati dai mass media che ci impongono il loro modo di essere sotto tutte le forme possibili, a cominciare dalla pubblicità di ogni genere, che pretende di trasformarci in modelli in cui non ci riconosciamo: basta entrare in un negozio di abbigliamento per averne la prova, perché, se superi la taglia 36, non trovi niente da metterti… l’anoressia è in forte aumento…

Quello che mi dà fastidio è vedere come tante persone” abbocchino” a certi suggerimenti che spesso hanno dell’ assurdo, come quello di un uomo che, con voce grave, quasi funerea, ti dice che pensava di star bene e invece…ha il colesterolo alto però, per fortuna,ha scoperto un certo yogurt da bere che risolverà il suo problema!

A parte queste amenità su cui fare una bella risata perché non meritano altro, bisogna riconoscere che oggi si è molto più liberi di parecchi anni fa: quando io ero adolescente non potevo né fare né dire quello che pensavo perché, prima del ’68, soprattutto le figlie femmine non avevano alcuna libertà: era quasi inconcepibile anche pensarlo!
Veramente, a volte, mi sembra di essere nata nella preistoria, non nel 1947!

Chi di noi non desiderava di andare a ballare qualche volta o al cinema? ebbene no…” Ma perché?” “perché no“, punto e basta, senza spiegazioni. Questo comportamento assurdo era comune a quasi tutti i genitori, però mi è servito da insegnamento quando sono diventata mamma: mia figlia Francesca Romana ha avuto sempre risposta a tutte le sue domande, anche se qualche volta erano diverse da quelle che si aspettava e che avrebbe voluto sentire…
Francesca ha sempre avuto la dialettica dalla sua parte e quindi era un continuo argomentare e ribattere: ricordo che certe volte arrivavo alla fine della giornata stanca e stremata come se avessi partecipato alla maratona di New York, eppure non mi ero mossa da casa!

Ci sono poi condizionamenti obiettivi che lasciano ben poco margine alla libertà individuale, come essere portatori di handicap o averne uno in casa. Pensate a tutte le limitazioni che incontra una persona su una sedia a rotelle, ad un cieco, ad un sordomuto, ad un disabile con problemi di ritardo mentale: i problemi cominciano già dalla porta di casa, quando si scontra con le barriere architettoniche che non vengono abolite forse perché la loro sostituzione con qualcosa che sia di aiuto per TUTTI costa troppo, o con qualcuno che pensa di avere la libertà di parcheggiare sul posto per disabili, fregandosene altamente dei problemi altrui.

C’è poi la mancanza di libertà nei cosiddetti Paesi Totalitari: ricordate il Muro di Berlino? Avete mai sentito parlare della Cortina di Ferro tra la ex Unione Sovietica (con annessi tutti i Paesi satelliti) e le nazioni occidentali del resto dell’Europa?
A casa mia questa situazione l’abbiamo vissuta piuttosto da vicino, perché tutta la famiglia di mia madre viveva in Slovenia, cioè una parte della ex Jugoslavia, a regime comunista anche se non allineata con gli altri Paesi dell’est europeo. Mamma poteva comunicare con i suoi familiari solo tramite lettere che venivano regolarmente censurate: che impressione facevano, a me bambina, quei fogli di carta con intere frasi cancellate o ricoperte da altra carta nera perché il Regime non voleva che qualcuno potesse far sapere agli altri quale fosse veramente il genere di vita e il pensiero, non solo politico, che circolava da quelle parti.
Soltanto nel 1966, dopo ben 23 anni, abbiamo potuto varcare il confine e finalmente poter conoscere i miei parenti; nonno Francesco, invece, era morto nel 1964 e quindi l’unica cosa che ho di lui è una fotografia…

Bando alla malinconia, ognuno di noi può e deve essere libero: l’importante è riconoscere anche agli altri gli stessi diritti!!