Liberi di essere maleducati

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La settimana scorsa stavo rientrando a casa in macchina, come ogni sera. Percorrevo la via di casa, una via a senso unico in cui le macchine procedono su due file parallele e che a quell’ora è molto trafficata (vivo a Milano -nda-), e mi accingevo a girare a destra per entrare nel mio cancello. Il solito stronzo con le quattro frecce ostruiva il passaggio, così, dopo aver impostato la curva e tirato su la leva della freccia, ho dovuto fare una rapida sterzata e constrosterzata per schivare l’ostacolo e infilarmi nel passo carraio adiacente, quello da cui passano solo le bici. Nella manovra, la freccia si è disinserita, così di fatto ho girato senza: colpa mia.

Non è stata colpa mia, invece, il fatto che il solito sciagurato in motorino si stesse infilando tra me e le macchine in sosta, nel tentativo di superarmi a destra. Per sua fortuna ero attenta e, vedendolo sopraggiungere nello specchietto, ho frenato prima del botto.

Tutto a posto nessuno si è  fatto male. Mi sono girata nella sua direzione e con il tono che avrebbe avuto mia nonna, gli ho detto qualcosa tipo: “Ma non superate sulla destra che poi vi fate male!“. Ed era davvero il mio unico pensiero: potevano farsi tanto male, lui e la ragazza che portava dietro di sè.

Lui, casco in testa, copertina antivento sulle gambe e fidanzata appollaiata sulle spalle – avrà auto 45 anni-, mi si rivolge invece con il tono che avrebbe un qualsiasi teppista nei confronti di chi gli sbarri la strada e mi intima di “levarmi dalle palle“, dandomi del tu, neanche ci conoscessimo.

Io sono quel genere di persona che per queste cose ci rimane male e che un secondo dopo esserci rimasta male pensa: “Te l’avessi data, quella macchinata, ti sarebbe stato proprio bene“.

Ecco così che da uno scampato incidente, invece che due persone consapevoli dei propri errori (io senza freccia, lui che supera a destra) che se ne tornano a casa felici di farlo sulle proprie gambe dopo essersi scusati vicendevolmente, sono usciti due individui che, almeno in teoria, sarebbero stati pronti a prendersi a mazzate.

E che, in teoria ed in pratica, sono tornate a casa con un po’ di rispetto e amore in meno verso il prossimo.

Quel che passa tra la teoria e la pratica è la stessa cosa che evita che ci siano, salvo rare eccezioni, persone che prendono un mitra, scendono in strada e cominciano a sparare sulla folla senza un perchè. E non è buon senso e neanche inibizione a frenarle, secondo me: è che molto spesso il mitra in casa non ce l’hai e allora ti limiti ad andare fuori e sputare male parole e azioni sgarbate e indifferenza sul prossimo tuo.

Quel prossimo che, se non amare come te stesso, dovresti almeno considerare un essere umano come te e non una specie di ologramma nascosto dietro un parabrezza, un casco, uno schermo, uno smartphone o una divisa: senza storia, senza emozioni e senza dignità.

Si sente spesso parlare di come le persone diventino più paracule su internet, proprio perchè non devono guardare in faccia le persone con cui se la prendono. Vogliono dare la colpa all’internet e fanno come quello che guarda il dito, invece della luna: basta scendere in strada ed è tutto uguale anche nel mondo di qui.

Avete notato che quando il vostro vicino rompipalle vi passa accanto borbottando perchè stendete i panni all’ora sbagliata, o innaffiate i fiori e gli cadono goccioline sul balcone, o parcheggiate i passeggini nell’androne comune invece di portarveli in casa, non vi guarda mai in faccia? Avete notato che borbotta con gli occhi bassi e al massimo vi guarda da sopra una spalla mentre si allontana?

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E così ho pensato che forse la reazione davvero rivoluzionaria di fronte a certe sbruffonerie e a certi eccessi di maleducazione, non è di scendere dalla macchina armati di cric, ma guardarli dritti negli occhi: costringerli ad accorgersi della persona che siete e che stanno maltrattando.

…magari tenendo la mano stretta in tasca, attorno al flacone dello spray al peperoncino.