L’importanza del sostegno nell’allattamento al seno

Durante la mia prima gravidanza, una collega amica, mamma anche lei, per tranquillizzarmi visti i miei mille dubbi, mi disse: “non preoccuparti, siamo programmate per fare figli“.

Credo che questo concetto si sia un po’ perso e che le cause fondamentali di questa perdita siano sostanzialmente due.
La prima direi si possa individuare nella tardività biologica con cui oggi si arriva ad affrontare la gravidanza.
La seconda nel “benessere” sociale che per qualche strano motivo ci induce a percepire problemi anche laddove non esistano realmente.

Così la maternità non viene più percepita come un evento naturale e scontato, al contrario viene investito di un’aura di straordinarietà ed eccezionalità.
D’altro canto qualche ragione si ha pure in questo, si tratta effettivamente di un evento eccezionale se si fanno figli quando sarebbe ora di andare in menopausa e diventar nonne.

Il momento critico successivo a quello del concepimento è l’allattamento.

Ormai sulla superiorità della qualità del latte materno rispetto all’artificiale credo non abbia più nessuno l’ardire di controbattere.
Però c’è un però: questo latte materno pare non bastare più a nessuno e ora la parola che va per la maggiore è aggiuntina
Ciò che perplime di questa aggiuntina è che non viene prescritta per un’esigenza reale ma viene “suggerita” instillando nella mamma il dubbio sulla propria inadeguatezza come nutrice.

Ora, io trovo che questa sia una delle cose più subdole che si possano fare.
La mamma puerpera si trova generalmente in una condizione emotiva di debolezza assoluta, perde ogni punto di riferimento, non riconosce più se stessa neanche guardandosi allo specchio, si trova a dover provvedere ad un esserino piccolo ma assai ingombrante che la assorbe completamente, affronta “consigli” che arrivano da ogniddove, in particolare la suocera e la mamma replicano le prescrizioni che ricordano di aver avuto loro dai loro pediatri 30 anni prima non senza rielaborare il tutto secondo il proprio vissuto….

E in questo clima pre-tempestoso, ecco che si inserisce l’esperto di turno…che dice alla povera mamma che il bimbo “non è cresciuto abbastanza” perché magari ha preso 150 gr in una settimana anziché 180, e anziché suggerire di attaccare il bimbo ogni volta che vuole in modo che possa far produrre alla sua mamma il latte di cui Lui ha bisogno, suggerisce la via semplice dell’aggiuntina, esponendo la coppia mamma-bambino ad un loop negativo che generalmente esita nel prevalere del latte artificiale sul latte materno (dosi stabilite vs richiesta secondo temperatura e desideri del pargolo; intervalli regolari vs desideri del pargolo; fornitore occasionale vs inevitabile seno della mamma; ecc).

Le prime settimane sono invece di fondamentale importanza, proprio in quei giorni in cui ogni poppata è un tormento tra ingorghi mammari e morsi uterini, in cui le lacrime di dolore scendono più che il latte dai seni, in quei giorni li, è necessario che la mamma venga sostenuta nell’esperienza dell’allattamento, quell’esperienza che dopo qualche settimana si trasformerà in una delle cose più emozionanti della vita.

Le mamme non vanno fatte sentire nutrici inadeguate, vanno sostenute in quei primi momenti difficili, ricordando loro che la femmina di qualunque specie animale, anche quella umana, è semplicemente programmata per procreare e nutrire i propri figli!

Colleghe neo-mamme, nessun giudizio per chi sceglie o ha necessita di non allattare al seno, ma un unico suggerimento: non cedete ai dubbi, pretendete certezze!

Molti sono i rimedi naturali che possono aiutarvi e sostenervi, basta volerlo.

 

Dott.ssa OMBRETTA PAPA
MEDICO CHIRURGO
ISTRUTTRICE A.H.A. PRIMO SOCCORSO – BLS-D –
PBLS MEDICINA GENERALE-GRAFOLOGIA MEDICA-
MEDICINA NATURALE MEDICINA DELLE ASSICURAZIONI
Centro Fa.Ro. www.progettofaro.net