Lotus birth e taglio ritardato del cordone

placenta, l'albero della vitaLa misteriosa e meravigliosa placenta di cui nessuno parla ha una sua fondamentale importanza ma purtroppo non tanto conosciuta.

Il dizionario definisce la placenta come: << organo deputato agli scambi metabolici tra la madre e il feto, ed è costituita da una parte materna, o decidua, e da una fetale, ossia il corion. La placenta subisce modificazioni nello sviluppo del feto. La funzione della placenta è molto importante per il feto in quanto rappresenta un potente filtro per i parassiti del sangue, ma è meno efficace contro virus, batteri e sostanze tossiche trasmissibili al feto dalla madre>>. Ma è davvero solo questo la placenta? E’ davvero solo un organo utile alla filtrazione tra sangue materno e fetale? Se si guarda alla fisiologia in realtà si può constatare che placenta e feto sono “ fratello e sorella” in quanto la cellula uovo fecondata, dopo l’annidamento, si suddivide per l’appunto da un lato in feto e dall’altro in placenta per cui sono creati dal medesimo materiale genetico. Questo può significare che, al momento del taglio del cordone, il bambino possa provare un sussulto quando altri decidono che questa parte, fondamentale per lui, venga strappata via?

Facciamo un passo indietro, la placenta si forma nelle prime 10 settimane di gravidanza ed è completamente matura già a partire dal terzo mese ed è fondamentale durante la vita intrauterina in quanto permette scambi metabolici e gassosi tra sangue materno e fetale, questo vale a dire che essa provvede a nutrire il bambino assicurandosi che gli arrivino sostanze nutritizie ma anche ossigeno, passando attraverso il cordone ombelicale. A termine di gravidanza raggiunge circa 20 cm di diametro, pesa circa 500 grammi e contiene da 54 a 160 ml di sangue.

Negli anni ’90 si è scoperto che il sangue contenuto all’interno della placenta è una fonte preziosa di cellule staminali che hanno lo stesso potere curativo di quelle del midollo osseo ed inoltre possono essere impiegate dall’organismo del bambino per costituire diversi tipi di cellule, utili per diversi organi; ciò chiarisce il suo valore inestimabile che sicuramente non va sprecato.

Al momento del parto, dopo la nascita del bambino, nella maggior parte degli ospedali non si aspetta nemmeno pochi secondi e si procede con il taglio precoce del cordone ombelicale, quindi vengono aspirati circa 10 ml di sangue per verificare il gruppo sanguigno del bambino e dopo che la placenta viene espulsa dall’utero, viene ispezionata e gettata via e con essa anche tutto il suo prezioso contenuto. Ma questo cosa comporta? A meno che non si decida per una donazione del sangue cordonale, perché nessuno ritiene necessario che questo sangue arrivi tutto al bambino appena nato?

Il taglio del cordone a pochi secondi dalla nascita può effettivamente risultare utile agli operatori ospedalieri per effettuare tutta una serie di visite e procedure previste dai vari protocolli: pesarlo, lavarlo, iniezione di vitamina k, ecc… Tuttavia le evidenze scientifiche ( e anche l’OMS) a riguardo hanno ampliamente dimostrato che ritardare il taglio, anche di pochi minuti, presenti benefici per la salute del bambino sia alla nascita che nei primi anni di vita.

Un po’ di definizioni: per taglio ritardato del cordone ombelicale si intende quel taglio che avviene dopo aver appurato che questo abbia smesso di pulsare il che solitamente avviene una volta che si è svuotato completamente dal sangue che è fluito tutto al bambino, almeno due minuti dopo la nascita. Invece, il Lotus birth è una pratica secondo la quale si sceglie di non recidere il cordone ma si attende che questo, con il passare dei giorni, si secchi e si stacchi da solo insieme alla placenta che viene trattata a piacimento con sale grosso e oli essenziali.

Il beneficio più evidente e facilmente misurabile del taglio ritardato del cordone, ossia effettuato alla cessazione della pulsazione di quest’ultimo, riguarda la prevenzione dell’anemia ma vi sono anche altri aspetti positivi rilevabili non solo alla nascita ma anche dopo, come durante l’allattamento o anche per l’irrorazione sanguigna degli organi ( questi dati sono stati studiati ed esposti nello studio presentato al Convegno inter-atlantico sulla nascita e la salute primaria, tenutosi nel 2010 a Las Palmas di Gran Canaria dal Dr. Ricardo Chavez).

Il neonato che viene lasciato attaccato alla sua placenta in attesa che il cordone ombelicale termini di pulsare può ricevere da 54 a 160 ml in più di sangue contenuto al loro interno il che significa che se il cordone venisse reciso prima, il neonato potrebbe essere privato di una perdita fino a 160 ml che corrisponde, in un adulto, a circa 1200 ml*.

Nella pratica del lotus birth si attende che nasca anche la placenta per poi riporla in un colino sotto al quale sarà collocato un piatto o un catino; il giorno dopo la si può delicatamente pulire con acqua tiepida e tamponarla con un panno. La placenta può essere cosparsa di sale al fine di assorbire l’umidità ed infine essere avvolta tra panni di stoffa o in un sacchetto appositamente preparato ed essere trattata tutti i giorni. Durante l’allattamento bisognerà far attenzione a spostare sempre la placenta insieme al bambino.

I vantaggi di questa pratica sono numerosi, per esempio in media con il lotus birth il cordone cade dopo 3-4 giorni contro circa 10 giorni per il moncone a seguito del taglio. Questi giorni sono necessari al bambino per ambientarsi nel suo nuovo mondo, completamente diverso da quello in cui viveva prima. Non vi sono controindicazioni né rischi di infezione per cui la mamma non dovrà preoccuparsi di disinfettare l’ombelico anzi dopo la nascita la placenta può aiutare il fegato, ancora immaturo, del nuovo nato ad eliminare le tossine, i farmaci o scorie poiché continua il pompaggio fino alla cessazione delle pulsazioni.

Una volta che il cordone, insieme alla placenta, si sarà staccato naturalmente risulterà perfettamente cicatrizzato ed è solitamente il bambino stesso a decidere quando distaccarsi dal proprio cordone, con un calcetto o con le manine. La placenta può essere riutilizzata per creare rimedi omeopatici per tutta la famiglia oppure essere sotterrata per far crescere una nuova pianta.

Anche se non abbiamo notiziedi culture indigene che pratichino il Lotus Birth, molte popolazioni tradizionali assegnano alla placenta un grande valore. I Maori la seppelliscono ritualmente nel marae ancestrale. I Hmong, una tribù delle montagne del Sud-est asiatico, credono nell’anima della placenta dopo la morte per assicurare l’integrità fisica nella vita successiva; per questo la placenta di un bambino hmong viene seppellita nella casa in cui nasce. Fra le scimmie, le madri portano con sé la placenta ed il cucciolo fino a che questi si separano spontaneamente.”

Dott.ssa Sarah Buckley in Pregnancy, 1998.

Ognuno di noi deve essere libero di scegliere cosa è meglio per sé e per il proprio bambino ma l’informazione di tutte le alternative possibili deve essere alla base di tutto. Esistono sempre molte strade che non si conoscono perché non è “la prassi” consigliata ma informazione è sinonimo di consapevolezza.

Ostetrica Alessandra Parisi www.corsipreparto.com www.ostetricadicasa.blogspot.it

parisi.alessandra@ymail.com

* “Lotus birth: il parto integrale. Nati con…la placenta!” Shivam Rachaaìna, Ed. Amrita